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1.9.21

I dissoluti risvolti della Dolce Vita

Le trasformazioni sociali iniziate negli anni cinquanta ed esplose nei sessanta presentano aspetti contrastanti. Furono gli anni del boom economico e della grande diffusione di innovazioni tecnologiche (la motorizzazione popolare e gli elettrodomestici in tutte la case), ma fu anche l'epoca della travolgente musica rock, della pop-art, dei beat e anche degli hippies che possono apparire lontanissimi dalle innovazioni tecnologiche. Furono gli anni dei miti rivoluzionari da cui generò la primavera colorata dell'emancipazione giovanile e femminile. Tuttavia non mancava un risvolto notturno, decadente, fatto di trasgressioni fini a se stesse. Era il mondo dei ricchi annoiati che si liberavano (o fingevano di liberarsi) degli strumenti del dominio per abbandonarsi al proprio narcisismo, ai festini licenziosi, alle raffinatezze decadenti. 

Federico Fellini ha ritratto quel mondo nel film "La dolce vita" e nella sua scena madre: Anita Ekberg che si immerge, come una dèa, nelle acque della fontana di Trevi.

4.6.21

La gigantessa

C'è una gigantessa a dominare i territori più oscuri dell'eros. E' una regina implacabile.
La ritroviamo nei sogni di Baudelaire e ricorre nell'immaginario di Fellini, l'abbiamo adorata nelle raffinate fantasticherie di Milo Manara e possiamo ricordarla quando faceva la sua comparsa nei vecchi film di Totò, era la velenosa Regina di Atlantide che aveva fatto impazzire d'amore Arnoldo Foà. 

Ora la ritroviamo nuovamente nell'orgoglioso splendore di una sacerdotessa del rock: la finlandese Floor Jansen dei Nightwish.

Il brivido davanti alla sua maestosa bellezza

E' lei stessa a cantarcelo:

"Svegliati marinaio,
ammira questa forza,
inspira in te il cosmo,
esplora i tuoi abissi."

 

1.7.20

Sua Altezzosita' Reale

Più bella delle celebri dive del cinema, più aristocratica dei re e delle regine, superlativa Marie-Christine von Reibnitz, principessa di Kent.

Nata a Karlsbad, nel cuore della magica Boemia, tra Praga, Lipsia e Norimberga, in una residenza inclusa nella tenute della nonna materna, la principessa austriaca Hedwig von Szapáry di Windisch-Grätz. 

Tutta l'area dei sudeti apparteneva al Terzo Reich e il padre di Maria Cristina, il barone Günther Hubertus von Reibnitz, oltre che uomo d'affari era un ufficiale nazista col grado di maggiore delle SS. Un nazista convinto, supponiamo, visto che entrò nel partito fin dal 1930, ma poi, sul finire della guerra accadde qualcosa e fu espulso. Non ebbe conseguenze penali dalla caduta del nazismo. Dopo la guerra tornò a dedicarsi al commercio di pellicce. Però il matrimonio fallì e la madre di Maria Cristina, contessa ungherese dal lungo nome (Maria Anna Carolina Franziska Walburga Bernadette Szapáry von Muraszombath, Széchysziget und Szapárcontessa) si trasferì in Australia insieme ai figli. 

Maria Cristina fu educata nel Convento delle suore del Sacro Cuore e poi proseguì gli studi in Inghilterra presso il Victoria e Alberto Museum di Londra. 

6.1.20

Il mistero della bellezza

La bellezza è un mistero che segue vie misteriose. 

Può manifestarsi nell'armonia di un paesaggio, nella perfezione di un oggetto, nella galoppata di un cavallo, nell'architettura di una cattedrale, nei suoni di una sinfonia, nell'agilità di un felino... ma il culmine supremo della bellezza, che si manifesta con la misteriosa forza del miracolo, si raggiunge solo quando s'insinua nell'essenza della femminilità.
Nelle donne, in alcune donne, l'armonia delle forme si unisce alla sinfonia di movenze in una fusione miracolosa.

18.11.19

L'Afrodite di Bouguereau


Tra le sublimi creature che percorrono le passerelle dell'alta moda Vittoria Ceretti è un'apparizione folgorante. Una bellezza che toglie la parola. Nella perfezione del volto si può riconoscere quella di una venere di Bouguereau. Ma Vittoria è una venere strana, dallo sguardo severo.

12.11.19

Venere scandinava


 Che ne sai tu del paradiso. Che ne sai tu dell'Olimpo. Potrai vederlo solo in un riflesso di specchio, perché il paradiso sei tu, sei tu la meraviglia dell'Olimpo.

 

30.10.18

L'aedo impudente

L'immagine tratta da una vecchia copertina di Playboy ce lo mostra sfrontato, come sempre. Adriano Celentano è un genio. Per intima empatia con la natura è stato il pioniere dell'ecologia: il ragazzo triste della via Gluck. Poi ha trovato negli orologi la chiave segreta del ritmo. Una cifra cabalistica, forse. La pietra filosofale è un formula algebrica di accordi musicali. 

Con lui la musica rock è diventata raptus, rapimento sensuale, corteggiamento sfacciato: "il mio  bacio è come un rock", "24mila baci".  Il profeta del rock è stato la nostra guida di spasimanti nascosti, adoratori inibiti, maschi tramortiti e umiliati. Adriano era come noi, ma era immunizzato  come Ulisse, tarantolato dall'erba Moli, reso magicamente capace di sedurre qualunque donna, capace di qualunque azzardo, qualunque capriola sentimentale, perfino di adescare le ninfe dei navigli e di molestare sessualmente le più temibili sirene dei postriboli e lo faceva ballando Prisencolinensinainciusol sul ponte del vascello ebbro dei poeti invasati. 

Noi sappiamo che il nostro capitano è come noi. Come noi è anche lui stregato dallo splendore delle donne, stordito dal desiderio, roso dalla gelosia, disperato come un inguaribile innamorato. Sappiamo che la sua musica è vaneggiamento, la sua insolenza da molleggiato è l'azzardo a noi non consentito. Sappiamo che il ritmo ubriaco di Yuppi Du ci porterà tra le braccia delle più spietate sirene, ci farà desiderare le femmine glaciali, le zingare e le streghe, ma lo seguiremo senza cera nelle orecchie perché lui è anche un veggente, un lampionaio in cerca del cavallo bianco che non suda mai, un mendico ignorante che si fa crocifiggere sotto i pontili di Venezia, martire della bellezza.  

E ora godetevi un inno alla bellezza femminile, un'esplosione assassina e infernale come la terza guerra mondiale.

3.1.18

Dovima

 

Dorothy Virginia Margaret Juba, inizialmente conosciuta come Dorothy Horan, diventò poi la divina Dovima, musa di grandi fotografi come Richard Avedon e Irvig Penn. 

"Dovima era una delle ultime grandi, eleganti ed aristocratiche bellezze... la bellezza più notevole e non convenzionale del suo tempo" (Richard Avedon)

E' scomparsa nel 1990. La sua eleganza assoluta ha segnato il gusto degli anni cinquanta, gli anni del grande risveglio, gli anni dominati dalle pagine patinate di Vogue e dal lusso di Christian Dior. 

14.5.15

il tango argentino di Jlo

Il Tango consacrato in un film (Shall We Dance - 2004) da due mostri sacri del cinema. Lei, Jennifer Lopez non è argentina, ma un magnifico esemplare di bellezza latina. Le sue origini spagnole e portoricane hanno disegnato nel suo volto e nel corpo lo splendore di una squaw e il mistero selvaggio dei nativi d'America. 

Credo che la passeggiata di Jlo con l'abito verde di Versace resterà nei cataloghi di storia dell'arte tra la Venere di Milo e la Paolina Borghese di Canova.

7.1.15

La veneri lascive



La venere di Francesco Hayez è il ritratto della danzatrice Carlotta Chabert, amante del conte Girolamo Malfatti, che era il committente del dipinto.
Una bellezza algida da cortigiana sprezzante che si mostra senza pudore. L'opera fu ritenuta da molti non confacente a raffigurare la dea della bellezza. Per giustificarsi il pittore disse che furono le forme della modella a non consentirgli di fare altrimenti.

5.1.15

La venere di Diego Velasquez


L'unico nudo femminile del grande pittore spagnolo dell'età barocca genera un incantesimo di rara potenza. Una Venere sdraiata col piccolo Cupido che le regge lo specchio.

Il volto è indecifrabile, ma la modella di Velasquez esibisce una bellezza di raro equilibrio, completamente diversa dalle sontuose veneri di età barocca, quell di Tiziano, di Rubens, di Carracci e di Paolo Veronese.

Nel risvolto del post vi propongo alcune visioni e rivisitazioni.

1.10.14

Il concorso di bellezza

Franz von Stuck:  Athena, Afrodite, Hera
Per comprendere la bellezza e il mistero del fascino femminile il mito ci regala la storia del primo concorso di bellezza. 

L'occasione fu data dalle nozze di Peleo con Teti (la nereide che poi avrebbe fondato in Abruzzo la città di Teate, odierna Chieti). Alla festa di quei due sposi che diventeranno poi i genitori del furioso Achille, non fu invitata la divina Eris, figlia della Notte, sadica seminatrice di discordia, nota anche come Signora del Dolore. La sua subdola vendetta di Eris fu quella di scegliere Paride come arbitro di una contesa tra le più affascinanti signore dell'Olimpo. Premio per la più bella sarebbe stato un "pomo d'oro" che forse era un pomodorino d'America. Dicono che l'avesse preso nel Giardino delle Esperidi, ma non escluderei che il mitico giardino potesse trovarsi oltreoceano.

Il primo e ineguagliabile concorso di bellezza non si svolse in modo regolare perché ciascuna delle tre candidate tentò di corrompere l'arbitro:
Hera (la Giunone dei latini), moglie di Zeus e regina dell'Olimpo, oltre che madre della perfida Eris, era portatrice di abbondanza e la sua promessa fu quella di renderlo ricco e potente;
Athena (Minerva), figlia di Zeus e di Metis, gli promise la sapienza con cui avrebbe potuto vincere ogni prova e raggiungere il massimo successo tra gli uomini;
Afrodite (Venere), figlia di Zeus e di Dione, offrì al giovane Paride l'amore della donna più attraente del mondo, Elena, altra figlia che Zeus ebbe da Leda.  

La scelta dunque non fu un giudizio estetico. Paride si trovò a valutare il proprio destino che avrebbe potuto indirizzare verso la ricchezza, l'astuzia o il piacere. Oggi si direbbe: soldi, sesso o successo. Paride scelse Elena, la scelse per sé, lasciandoci senza risposta riguardo ai tre archetipi della femminilità.  Non sapremo mai come dev'essere la donna perfetta, la bellezza ideale. Molti artisti si sono ingegnati nella ricerca. Sembra che ognuno finisca, come Paride, per essere catturato da una propria limitata visione.

Nel risvolto di questo post vedremo alcuni esempi.

2.9.14

La donna assoluta

Tu sei tutto, Sylvia! Ma lo sai che sei tutto, eh? You are everything... everything! Tu sei la prima donna del primo giorno della Creazione. Sei la madre, la sorella, l'amante, l'amica, l'angelo, il diavolo, la terra, la casa... 

Ah, ecco cosa sei: la casa!

[Marcello ne "La Dolce Vita" - 1960 ]


La dolce vita di Fellini è troppo importante perché se ne possa parlare come si fa di solito di un film.

Pier Paolo Pasolini 







1.9.14

La bellezza assoluta

Ava Lavinia era la figlia più piccola della signora Mary Baker, l'avevano messa a servire ai tavoli di un pub, in una sperduta cittadina della Carolina del nord. Era una ragazzina graziosa, sperava di diventare segretaria d'azienda, per questo frequentava i corsi di un college, ma non leggeva libri e non s'interessava di nulla. Ad apprezzare la sua bellezza erano solo gli avventori del pub di Bon Hill.

Il marito di una delle sue sorelle maggiori le scattò una foto che finì in una vetrina di New York e là fu notata per caso da un dipendente della Metro Goldwin Mayer. Era il 1941.

Dicono che Louis Mayer, il dispotico e potente capo della grande casa cinematografica, guardando le immagini del provino disse: «Non sa recitare. Non sa parlare. Ma è il più bell’animale del mondo. Arruolatela!» 

Ava Lavinia a diciannove anni, illibata, sposò il suo più assiduo corteggiatore, l'attore Mickey Rooney, piccolo di statura e irrefrenabile, anche nel tradirla.

Forse furono le ferite a trasformare la graziosa ragazzina di campagna in una tigre selvaggia che vagava nel mondo come una fiera fuggita dal circo e circolava tra gli umani nelle superbe sembianze di déa della bellezza. Erano le troppe ferite nell'anima: la ferita di un padre che l'aveva abbandonata, dell'essere considerata stupida e ignorante, della giovane sposa tradita già nei primi mesi di matrimonio da un marito che sembrava un bambino e che la tradì anche mentre lei era in ospedale, infine ferita dall'essere considerata solo una secondaria comparsa nei tanti film in cui era chiamata a recitare, e fu così per anni fino al successo che arrivò solo nel 1949.

"Ava Gardner è la donna più affascinante e aggressiva che abbia mai incontrato, una donna che riesce a farti impazzire al punto che non puoi non lasciarla, ma prima di lasciarla dovresti anche picchiarla per bene. Ava è una donna selvaggia che non sa mai quello che vuole: le dai tenerezza e diventa aggressiva, le rispondi con la violenza e diventa dolce come una gattina, la cerchi e lei scappa, giura di amarti ed è pronta a tradirti. Non c'è altra donna che abbia tradito così tanto i suoi mariti e anche i suoi amanti. I suoi splendidi occhi di tigre hanno fatto stragi e continuano a fare stragi." (Clark Gable) 

La sua bellezza magnetica esplose sugli schermi trasformandola in una diva. Nel 1951 diventò la signora Sinatra, proprio negli anni in cui Frank era il giocoliere tra i divi di Hollywood, the voice, il più acclamato dei cantanti, l'abile intermediario tra leader politici, i boss mafiosi e i bulli del pazzo club degli sregolati italoamericani.

Il legame tra Ava e Frank fu turbolento e si spezzò anche per il suo rifiuto di diventare madre. Abortì  tenendo Frank all'oscuro della sua decisione. Era ormai diventata una tigre selvaggia anche contro se stessa.

Bella e dannata

Tra i suoi tanti amanti ci fu lo scrittore Ernest Hemingway con cui condivideva bevute e bagordi. Fu lui aa introdurre Ava alla tauromachia che diventerà la sua passione al punto da trasferirsi a vivere in Spagna, dove di giorno frequentava corride e e di notte i locali nei quali lei arrivava guidando la sua Ferrari nera per dare la caccia a giovani uomini che cambiava ogni sera. 

Col torero Luis Dominguin formerà la coppia più ammirata e fotografata del mondo. Il torero fu travolto dall'incandescente carnalità e l'impudenza di Ava che un giorno scese nell'arena e andò ad aizzare il toro con la muleta. Luis reagì con un calcio che la colpì di striscio al volto.

Era sempre incline alle scenate chiassose e cambi di umore. Era una tigre pazza. Dannata dalla sua stessa eccessiva bellezza trascorrerà gli anni '60s tra un film e l'altro, mentre passava tra le braccia di giovani amanti e l'abuso di fumo e di alcol. Poteva ottenere tutto perché la sua bellezza annientava tutti, poteva concedersi agli sconosciuti incontrati casualmente in un night e rifiutarsi ai produttori di Hollywood, poteva spezzare il cuore di Walter Chiari e ubriacarsi insieme a Winston Churchill, ma poi era sola in casa a piangere davanti allo specchio. Sola e rabbiosa, finché non andò a rinchiudersi in un villino londinese di Kensington in compagnia di un cagnolino.

29.6.14

L'irresistibile spudoratezza di Maude

 

la forma femminile ti mette a disagio

la mia arte è stata elogiata come fortemente vaginale

vagina, basta la parola per mettere a disagio gli uomini

a loro non piace sentirla, gli è difficile pronunciarla