Il lampionaio

Il lampionaio era l'uomo che accendeva i lampioni. Servivano a rischiarare nel buio della notte. I lampioni emanavano luci timide e tremolanti, insufficienti a cancellare le magie della notte.
Ora il lampionaio non ha più lampioni da accendere, è diventato un cercatore di luci nascoste.

Sono tante e diverse le luci che possono rischiarare il nostro incerto cammino di umani nel mondo di cui non conosciamo l'origine: gesti, parole, disegni, suoni, odori, colori, percezioni, sogni... 

Il lampionaio cammina da solo, s'avventura in luoghi sconosciuti, percorre le linee di confine, ma sa di non essere solo. Ci sono altri lampionai di cui può trovare tracce: poeti, musicisti, pittori, architetti, attori... ma anche visionari, ubriachi, mendicanti, indovini, pornografi, sonnambuli e funamboli.
 

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Al calar della sera il lampionaio accende i lampioni per illuminare le strade. Il suo lavoro ci consente di rischiarare i luoghi e scegliere il percorso. Possiamo scorgere i pericoli, ammirare la bellezza delle cose, trovare un orientamento e riconoscere le persone. Ma il lampionaio è un mestiere scomparso. Dicono che ce ne sia ancora uno in Polonia, a Breslavia. I suoi attrezzi sono obsoleti. 

I vecchi lampioni  sono stati sostituiti da fanali elettrici che irradiano una luce sterilizzata. Non c'è più la fiammella che palpita, non si scorgono più le tremule ombre che fremono tra le cose. Non c'è anima. Tutto sembra molto chiaro, ma tutto è privo di senso. Nella notte perennemente rischiarata da luci elettriche il buio è stato scacciato via. La vita è prosciugata e raggelata. Le lucciole non hanno più anfratti dove replicare i loro piccoli firmamenti di danze luminescenti. Le civette sono migrate altrove.  I gatti dormono.

Il lampionaio non sa cosa fare con stoppini e pietra focaia. Li custodisce ancora nel fondo della bisaccia. Non sa neanche dove andare. I pensieri ristagnano nel chiarore uniforme del neon. Nessuna fiamma di candela si agita dietro le finestre. Nessun volto di fanciulla accende e spegne i sogni dietro le tende. Nessuna passione brucia come olio nella lanterna. In ogni casa sfavillano lucidi schermi di computer e TV. Non si ode più il frinire delle cicale, il mormorare del ruscello sotto i ponti, né il gracidare delle rane nei fossi. Un rumore sordo e costante di motori ha saturato lo spazio, l'ha riempito di un cupo silenzio. Le tenebre si sono ritirate scivolando lentamente in fondo alla stanca coscienza degli uomini. Le donne sono sbiadite di noia. Passano frettolosamente come anonimi fantasmi. Si aggirano senza speranza maneggiando dispositivi elettronici. Fingono. Hanno pensieri vuoti. Non vedono le luci, non temono le ombre, non cercano la luna dietro i tetti, non contano i giorni e le notti perché tutto è uguale, tutto è ugualmente e ingannevolmente chiaro.

Il lampionaio vorrebbe raccogliere segni di esistenza, tracce di memoria, oggetti smarriti, prove di bellezza. Nella sua bisaccia ripone mozziconi di candela, fiammiferi spenti, ritagli di giornale e di poesia. Qualcuno l'ha visto almanaccare davanti alle locandine del teatro enumerando formule magiche e versi d'amore. La gentilezza sigillata in un sorriso. Un ricordo straziante celato oltre un portone chiuso. 

L'almanacco del lampionaio è una raccolta insensata. Ci sono giocattoli rotti e piccole refurtive. Cianfrusaglie collezionate come un segreto campionario di gioielli.

L'almanacco del lampionaio

Poche cose inutili nella bisaccia del lampionaio: stoppini, zolfanelli e pietre focaie. Non servono più. Ormai i lampioni si accendono e si spengono da soli. Emanano una luce elettrica che assicura un biancore costante. Non ci sono più pipistrelli a svolazzare intorno, non più gechi sui muri scalcinati. Ci sono i fari e i rumori delle automobili, una fantasmagoria di insegne luminose di negozi. Le civette sono migrate altrove. Le lucciole non trovano più anfratti dove replicare il firmamento delle loro danze luminescenti. I gatti forse dormono.

Il chiarore dei neon non lascia scampo ai pensieri, rintanati chissà dove. Nessuna fiamma di candela si agita dietro le finestre tutte uguali. Nessun volto di fanciulla accende e spegne i sogni nell'ansimare della notte. Pochi sospiri dietro le tende. Nessuna passione brucia con l'olio della lampada, nessun desiderio arde.

Le tenebre si sono ritirate, scivolando lentamente in fondo alla stanca coscienza degli uomini. Le donne sono sbiadite di noia. Passano frettolosamente come anonimi fantasmi. (...)

Il lampionaio vaga in cerca di segni di esistenza, tracce di memoria, oggetti smarriti, prove di bellezza. Nella sua bisaccia ripone mozziconi di candela, fiammiferi spenti, ritagli di giornale e di poesia. Qualcuno l'ha visto almanaccare davanti alle locandine del teatro enumerando formule magiche e versi d'amore. La gentilezza sigillata in un sorriso. Un ricordo straziante celato oltre un portone chiuso.

L'almanacco del lampionaio è una raccolta insensata. Ci sono giocattoli rotti e piccole refurtive. Cianfrusaglie collezionate come un segreto campionario di gioielli passati di moda.