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13.12.19

Jonna, la fata dell'estremo nord


Lassù nelle terre del nord, ancora più a nord, tra i boschi e le praterie che stanno quasi alla fine del mondo, c'è una fata, sì una vera fata, stavolta non vi parlo di qualche figura mitica o sogno d'artista. La fata c'è, abita in una casa di legno che si trova in un borgo di dieci case immerse nella purezza dei paesaggi scandinavi. Si chiama Jonna, ha una meravigliosa voce fatata che infonde serenità e attrae gli animali, può compiere magie naturali, ama il freddo, dipinge, contempla le stelle e le aurore boreali.

16.11.19

Il maschile e il femminile

La donne sono magiche. Le donne non sono razionali perché la loro essenza (possiamo chiamarla anima?) è sospesa come un ponte tra la materia e lo spirito. La ragione appartiene solo al lato materiale.

Molte donne non lo sanno o forse lo rifiutano. Diventa sempre più difficile trovare donne consapevoli della propria forza magica, intuitiva e irrazionale. Sono sempre più rare le donne che sanno usare le accortezze femminili, che sanno vedere oltre le apparenze, le donne che "lo sanno", come canta Ligabue. 

La donna magica è una porta, un passaggio. Agli occhi di chi non riesce a vedere nulla che non abbia la solidità della materia il varco è un nulla, qualcosa che non si vede, ma c'è e vale molto più della materia. La porta, il passaggio, è più importante del muro. Gli uomini che sanno apprezzare solo la carnalità delle donne restano fermi al muro, non riescono neanche ad immaginare la possibilità di vedere oltre.  

"Se vuoi del Tempio alzare il velo
La vecchia porta cerca del Cielo"

(G. Ceronetti - voce udita in sogno - Il silenzio del corpo - p.41)

Ormai sono poche le donne che sanno leggere i sogni, che conoscono i filtri magici e che diffondono un sottile mistero. Trovarne una è sorprendente. Ma ce ne sono ancora per nostra fortuna. Non avrebbero neanche bisogno di tenere conferenze, possono insegnare molto senza neanche parlare. 

Chantal Dejean ci regala la delizia della sua voce e ci spiega la differenza tra maschile e femminile.

30.10.18

L'aedo impudente

L'immagine tratta da una vecchia copertina di Playboy ce lo mostra sfrontato, come sempre. Adriano Celentano è un genio. Per intima empatia con la natura è stato il pioniere dell'ecologia: il ragazzo triste della via Gluck. Poi ha trovato negli orologi la chiave segreta del ritmo. Una cifra cabalistica, forse. La pietra filosofale è un formula algebrica di accordi musicali. 

Con lui la musica rock è diventata raptus, rapimento sensuale, corteggiamento sfacciato: "il mio  bacio è come un rock", "24mila baci".  Il profeta del rock è stato la nostra guida di spasimanti nascosti, adoratori inibiti, maschi tramortiti e umiliati. Adriano era come noi, ma era immunizzato  come Ulisse, tarantolato dall'erba Moli, reso magicamente capace di sedurre qualunque donna, capace di qualunque azzardo, qualunque capriola sentimentale, perfino di adescare le ninfe dei navigli e di molestare sessualmente le più temibili sirene dei postriboli e lo faceva ballando Prisencolinensinainciusol sul ponte del vascello ebbro dei poeti invasati. 

Noi sappiamo che il nostro capitano è come noi. Come noi è anche lui stregato dallo splendore delle donne, stordito dal desiderio, roso dalla gelosia, disperato come un inguaribile innamorato. Sappiamo che la sua musica è vaneggiamento, la sua insolenza da molleggiato è l'azzardo a noi non consentito. Sappiamo che il ritmo ubriaco di Yuppi Du ci porterà tra le braccia delle più spietate sirene, ci farà desiderare le femmine glaciali, le zingare e le streghe, ma lo seguiremo senza cera nelle orecchie perché lui è anche un veggente, un lampionaio in cerca del cavallo bianco che non suda mai, un mendico ignorante che si fa crocifiggere sotto i pontili di Venezia, martire della bellezza.  

E ora godetevi un inno alla bellezza femminile, un'esplosione assassina e infernale come la terza guerra mondiale.