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8.5.22

Nei sotterranei segreti della letteratura

La letteratura non è vita, è solo un riflesso, ma è come il fiume nel quale scorre l'essenza del vivere. 

Non può darsi nessuna conoscenza della dimensione umana nella sua meravigliosa vastità senza letteratura, arte, musica, filosofia, religione... tuttavia nella parte sommersa scivolano correnti che giungono fino ai fondali melmosi. 

Lo sapevano bene gli antichi, i loro miti sono profondi, poi lo sguardo s'è spostato in superficie. Solo le ardite diagnosi del dottor Freud hanno costretto gli studiosi a riconsiderare le profondità psichiche. 

Nelle profondità gli opposti si ricongiungono. Perfino due  due autori molto diversi come Franz Kafka e Georges Simenon. Schivo, isolato, appartato il primo; mondano, esuberante, prolifico il secondo. Ebreo il praghese, antisemita, o quasi, il belga. 

Simenon pubblicava tutto, a getto continuo. Cercava la fama e la richezza. Ha scritto più di duecento romanzi, senza contare i gialli del commissario Maigret. Kafka scrisse poco e destinò alla distruzione la parte migliore. Fortunatamente il suo amico Max Brod non bruciò i manoscritti, come aveva promesso. 

Georges Simenon era ossessivamente preso dal fiume della sua scrittura, vi abitava dentro, ma c'erano in lui altre pulsioni ancora più forti, quelle che ispiravano le lettere che scriveva per la studentessa di belle arti, la ragazza di cui s'era innamorato, Regina. 

"Era un cavallo focoso, con i suoi infantilismi e i suoi exploit." (Tigy)

La sposò che aveva appena vent'anni. La chiamava Tigy e la tradiva, perché lui avrebbe voluto conoscere tutte le donne. Era un collezionista. In tarda età disse a Federico Fellini di aver avuto diecimila donne. Più di Giacomo Casanova. Le cercava ovunque, complulsivamente. 

Ma davvero così tante? davvero le ha avute tutte, quelle donne?

Bisogna toglierci almeno uno zero, precisò la sua seconda moglie. Ma sono comunque tantissime. 

"... avrei voluto conoscere tutte le donne. Certo a causa dei miei matrimoni non ho mai potuto avere delle vere avventure. Nella mia vita quello che ho pututo fare è "sesso tra due porte", é incredibile. Ma non è solo perché si cerca un contatto umano vuol dire che poi lo si trovi. Si trova soprattutto il vuoto, non è vero?..." (G. Simenon)

Erano quasi tutte prostitute, confessò all'amico regista che all'epoca stava preparando il film su Casanova. Fellini era a sua volta ossessionato dalle donne e dal sesso. Aveva intuito che la quantità deprime la qualità. La deprime fino a generare il vuoto?
Nel suo film Casanova ammette di non aver mai trovato la donna, quella che cercava, che avrebbe voluto. In fondo non ne ebbe mai nessuna. Le compagne di Fellini e di Simenon non erano paragonabili alla Nora di James Joyce. Quella è un'altra dimensione, per altra letteratura.

2.2.22

Le donne bioniche

Kim Wilde è stata una sex symbol degli anni ottanta, una cantante bionda come Debbie Harry e Patsy Kensit

Erano donne che sfioravano la perfezione estetica, ma era una perfezione diversa da quella ricercata dai pittori, assolutamente priva di qualunque difetto.
Nei loro volti e nei loro sorrisi splendeva  una bellezza umanamente impossibile, qualcosa di simile alla perfezione artificiale dei prodotti industriali. Erano donne bioniche, come suggeriva il titolo di una serie TV. Anche la loro musica aveva sonorità standardizzate. Le loro voci che portavano sui palchi vibrazioni elettroniche sembravano innaturali, forse bioniche.

Oggi scopriamo che Kim Wilde teme ancora di essere rapita dagli alieni, perché una notte nel suo giardino lei vide un UFO. Anche altri lo videro e i giornali riportarono la notizia, ma finora non sapevamo che lei era così famosa e così desiderata da temere che il disco volante fosse pilotato da un suo fan venuto a cercarla da qualche lontano pianeta.
No, non deve stupirci che il successo planetario di quelle bionde atomiche potesse essersi diffuso anche tra gli extraterrestri. 

16.9.21

L'allegro branco dei topi di Hollywood

Rat Pack, era il branco di topi. Apparvero così allo sguardo algido di Lauren Bacall: topi frenetici e incontrollabili. Li aveva scovati in una stanza d'albergo al termine di una notte di baldoria. Tra loro c'era anche il marito della bella diva. Chi l'avrebbe mai detto? anche al serio, impeccabile e quasi tenebroso Humphrey Bogart piaceva ritrovarsi parlare, scherzare e ubriacarsi insieme a Frank Sinatra e Dean Martin. E c'era anche l'elegantissimo inglese David Niven e perfino l'insospettabile Spencer Tracy, che fu accolto come "topo onorario".  Era una banda di pestiferi bulli. 

Non bastavano i due italiani, sempre poco raccomandabili, con loro c'era anche un nero, l'irrefrenabile ballerino Sammy Davis  Jr, il quale, non contento del razzismo che subiva come nero, volle diventare anche ebreo. 

Per stare in quel branco di ratti il distintissimo David Niven negava di essere un londinese, smentiva di avere origini aristocratiche e si spacciava per un ruvido scozzese.  Anche Peter Lawford era britannico, ma era vissuto in Francia e aveva sposato una donna di sangue irlandese, Patricia Kennedy, sorella del giovane senatore che sarebbe diventato presidente degli Stati Uniti. 

Lauren Bacall, dall'alto della sua raffinatezza, li aveva battezzati come Rat Pack.  Non mancava una certa dose di disprezzo per quei bulli reduci delle bravate nei casinò di Las Vegas. Erano sfiniti. Ma nel gruppo non c'erano solo maschi, si aggiungevano anche alcune belle pupe. C'era la moglie di David, una topina svedese inquieta e disinibita che si chiamava  Hjordis e amava le spider Alfa Romeo. C'era anche Judy Garland e poi nel Rat Pack fu inclusa anche lei, la superba Bacall, a cui fu conferito il titolo di "Madre della Tana". Bellezza straordinaria, quasi divina, ma in fondo non molto diversa dagli altri, infatti era cresciuta nel Bronx, il più famigerato quartiere di New York, era figlia di una coppia di ebrei, padre polacco e madre rumena. Aveva americanizzato il cognome materno, Weinstein Bacal, che significa "Bicchiere di vino". Era la perfetta sovrana degli avvinazzati.

12.11.19

Venere scandinava


 Che ne sai tu del paradiso. Che ne sai tu dell'Olimpo. Potrai vederlo solo in un riflesso di specchio, perché il paradiso sei tu, sei tu la meraviglia dell'Olimpo.

 

9.11.19

Scandalosa Jane

L'inserto del venerdì di Repubblica ha messo in copertina la scandalosa diva della beat-generation.

Jane Birkin è stata, giovanissima, la musa della swinging London, poi s'è trasformata nella musa dei francesi.

Figlia di un comandante della Royal navy e di Judith Mary Gamble, l'attrice, apparentemente modesta, che faceva girare la testa agli uomini più potenti del mondo.

Jane fece una comparsa in un film di Antonioni, è stata la timida adolescente ne La Piscina, tra Alain Delon e Romy Schneider, poi è diventata la musa ispiratrice di Serge Gainsbourg che l'ha trasformata nell'icona della Francia libertina, una marianna tra i contestatori del maggio del francese.

‘Je t’aime... moi non plus’

La sua voce ha eccitato i nostri sogni adolescenziali. La sua flessuosa bellezza ci ha incantanto istigandoci alla rincorsa dei miraggi rivoluzionari di quegli anni pieni di vivo entusiasmo.

24.7.19

Cyd, sulla porta del paradiso

 

Se il paradiso esiste non c'è San Pietro con le chiavi, dovrebbe esserci Cyd Charisse che ti accoglie ballando. Guardatela nel video che segue.

22.7.19

Troppo bella, troppo libera, troppo intellligente

 

Hedy Lamarr 

Probabilmente non c'è nessuno che possa reggere il confronto con lei. Hedwig Kiesler era talmente bella da essere considerata la più bella donna del mondo, l'unica diva che in presenza appariva più bella di come si presentasse negli schermi; era talmente libera da essere stata la prima a farsi riprendere completamente nuda in una pellicola del 1933; era talmente intelligente da riuscire ad inventare nuove tecnologie che sono ancora utilizzate nell'elettronica moderna. Fu lei a brevettare un sistema di modulazione della codifica delle frequenze radio che ora viene utilizzato nei sistemi informatici wireless. 

Nessuno negli ultimi secoli, né uomo né donna, potrebbe vantare simili primati. 

14.7.19

Louise Brooks


Louise Brooks è stata attrice, modella, cantante, ballerina, scrittrice, giornalista, ma soprattutto è stata l'incarnazione di Lulù, la donna fatale, la prima vera diva del cinema. Per molto tempo lei fu per me soltanto una foto, un profilo perfetto, sintesi dell'eleganza femminile. Era l'immagine che ammiravo nei negozi che vendevano poster. In lei era facile riconoscere la Valentina di Crepax che imperava tra i fumetti degli anni '70.

30.4.19

Rita e Fred

Fred Astaire, un indimenticabile Peter Pan, insieme ad una bellissima deliziosa Rita Hayworth, irriconoscibile per chi la ricorda nel ruolo della fatale di Gilda.

23.7.18

Claudia, la dolcezza

 "Solo una donna sa amare - dice Maranon - perché sa sparire nell'altro"

Guido Ceronetti

7.3.17

Omaggio a Virna Lisi

 

Nel risvolto una serie di video-omaggi tributati dai vlogger alla divina Virna 

4.3.17

Omaggio a Romy Schneider

No, la piscina non è il film che aveva turbato la mia mente di bambino, ma è un film che resta per la bellezza dei suoi protagonisti: Romy Schneider e Alain Delon. Tra loro si insinua la timidezza e l'apparente ingenuità di Jane Birkin. 

Qui, nel risvolto del post, vi propongo qualche spezzone di pellicola.  

21.8.16

B B, la ragazzina che diventò la regina degli schermi

La prima ragazza Yeyé,
la regina degli anni sessanta: 

B B 

provocante e scapigliata dèa
dei grandi schermi da cinematografo 

7.4.15

La maga Circe

Non sappiamo se l'Odissea ci racconta il viaggio di un eroe greco tra isole e lidi del Mar Mediterraneo o sia invece una storia nordica, come sostiene Felice Vinci. Sappiamo però che Ulisse vagava nella costellazione degli archetipi femminili: Athena, Elena, Nausica, Penelope, Calipso, Circe... ed è in Circe che la forza seduttiva tocca il culmine. 

Circe è figlia del dio Elios (il Sole) e della ninfa Perseide. Discende dalla stirpe dei Titani, quindi una déa, ma non appartenente alla generazione degli dèi olimpici che ha origine da Zeus e dai suoi fratelli.

Con lei Ulisse è destinato a cadere nella trappola della seduzione irresistibile. Non la sapienza di Athena, non la bellezza abbagliante di Elena, non la deliziosa grazia di Nausica, non la ferma saggezza di Penelope, non la magnificenza di Calipso... La malia più potente è quella di Circe, la maga, la strega, l'incantatrice, la forza oscura dell'eros. La sua raffigurazione diventa un'ardua sfida per qualunque artista. 

1.9.14

La bellezza assoluta

Ava Lavinia era la figlia più piccola della signora Mary Baker, l'avevano messa a servire ai tavoli di un pub, in una sperduta cittadina della Carolina del nord. Era una ragazzina graziosa, sperava di diventare segretaria d'azienda, per questo frequentava i corsi di un college, ma non leggeva libri e non s'interessava di nulla. Ad apprezzare la sua bellezza erano solo gli avventori del pub di Bon Hill.

Il marito di una delle sue sorelle maggiori le scattò una foto che finì in una vetrina di New York e là fu notata per caso da un dipendente della Metro Goldwin Mayer. Era il 1941.

Dicono che Louis Mayer, il dispotico e potente capo della grande casa cinematografica, guardando le immagini del provino disse: «Non sa recitare. Non sa parlare. Ma è il più bell’animale del mondo. Arruolatela!» 

Ava Lavinia a diciannove anni, illibata, sposò il suo più assiduo corteggiatore, l'attore Mickey Rooney, piccolo di statura e irrefrenabile, anche nel tradirla.

Forse furono le ferite a trasformare la graziosa ragazzina di campagna in una tigre selvaggia che vagava nel mondo come una fiera fuggita dal circo e circolava tra gli umani nelle superbe sembianze di déa della bellezza. Erano le troppe ferite nell'anima: la ferita di un padre che l'aveva abbandonata, dell'essere considerata stupida e ignorante, della giovane sposa tradita già nei primi mesi di matrimonio da un marito che sembrava un bambino e che la tradì anche mentre lei era in ospedale, infine ferita dall'essere considerata solo una secondaria comparsa nei tanti film in cui era chiamata a recitare, e fu così per anni fino al successo che arrivò solo nel 1949.

"Ava Gardner è la donna più affascinante e aggressiva che abbia mai incontrato, una donna che riesce a farti impazzire al punto che non puoi non lasciarla, ma prima di lasciarla dovresti anche picchiarla per bene. Ava è una donna selvaggia che non sa mai quello che vuole: le dai tenerezza e diventa aggressiva, le rispondi con la violenza e diventa dolce come una gattina, la cerchi e lei scappa, giura di amarti ed è pronta a tradirti. Non c'è altra donna che abbia tradito così tanto i suoi mariti e anche i suoi amanti. I suoi splendidi occhi di tigre hanno fatto stragi e continuano a fare stragi." (Clark Gable) 

La sua bellezza magnetica esplose sugli schermi trasformandola in una diva. Nel 1951 diventò la signora Sinatra, proprio negli anni in cui Frank era il giocoliere tra i divi di Hollywood, the voice, il più acclamato dei cantanti, l'abile intermediario tra leader politici, i boss mafiosi e i bulli del pazzo club degli sregolati italoamericani.

Il legame tra Ava e Frank fu turbolento e si spezzò anche per il suo rifiuto di diventare madre. Abortì  tenendo Frank all'oscuro della sua decisione. Era ormai diventata una tigre selvaggia anche contro se stessa.

Bella e dannata

Tra i suoi tanti amanti ci fu lo scrittore Ernest Hemingway con cui condivideva bevute e bagordi. Fu lui aa introdurre Ava alla tauromachia che diventerà la sua passione al punto da trasferirsi a vivere in Spagna, dove di giorno frequentava corride e e di notte i locali nei quali lei arrivava guidando la sua Ferrari nera per dare la caccia a giovani uomini che cambiava ogni sera. 

Col torero Luis Dominguin formerà la coppia più ammirata e fotografata del mondo. Il torero fu travolto dall'incandescente carnalità e l'impudenza di Ava che un giorno scese nell'arena e andò ad aizzare il toro con la muleta. Luis reagì con un calcio che la colpì di striscio al volto.

Era sempre incline alle scenate chiassose e cambi di umore. Era una tigre pazza. Dannata dalla sua stessa eccessiva bellezza trascorrerà gli anni '60s tra un film e l'altro, mentre passava tra le braccia di giovani amanti e l'abuso di fumo e di alcol. Poteva ottenere tutto perché la sua bellezza annientava tutti, poteva concedersi agli sconosciuti incontrati casualmente in un night e rifiutarsi ai produttori di Hollywood, poteva spezzare il cuore di Walter Chiari e ubriacarsi insieme a Winston Churchill, ma poi era sola in casa a piangere davanti allo specchio. Sola e rabbiosa, finché non andò a rinchiudersi in un villino londinese di Kensington in compagnia di un cagnolino.

25.6.14

La più femmina delle femmine

Mi piace presentarla con questa fotografia in cui compare come una sobria signora borghese. Mi piace scoprire la bellezza nascosta nella normalità, il sex appeal nascosto nella compostezza.  

Questa donna poco appariscente è una delle più apprezzate attrici, ma è di più, è la più femmina delle femmine. Nella sua normalità appena evidenziata dal rosso dei capelli e dal pallore lentigginoso della pelle c'è qualcosa di delicatamente animalesco. C'è una morbidezza che nasconde il guizzo selvaggio, una bocca tutte smorfiette e una curiosità erotica capace di oltrepassare ogni limite. 

E' stata la perfetta casalinga borghese anni '50, tradita da una marito bisessuale, che lei punisce lasciandosi sedurre da un giardiniere di colore (Lontano dal paradiso), diventa nevrotica e infedele  in un mondo di instabilità emotive (Magnolia) o insegnante di piccole crudeltà (Il piano di Maggie), la Maude artista femminista insolente (Il grande Lebowski) che può apparirti in sogno come una guerriera vikinga e poi trasformarsi in una lesbica fallita di mezza età che si eccita a guardare film porno con sodomie di muscolosi gay (I ragazzi stanno bene) per poi farsi prendere contro il muro e farsi sbattere sul divano dell'auto nella Mappa delle stelle dove la vediamo anche seduta sulla tazza del water. Lei infrange anche l'ultimo taboo nel ruolo di madre incestuosa in Savage grace e poi nuovamente lesbica con la giovane Chloe e infine scivola negli incubi satanici di Steven King nello Sguardo di Satana.

Se la donna perfetta  è la dolce e solare Marilyn e l'unica che potrebbe eguagliarla come icona di femminilità  spumeggiante è Michelle Pfeiffer, ma la femmina più felina che riesce a toccare le corde più profonde dell'erotismo è Julianne Moore.