La letteratura non è vita, è solo un riflesso, ma è come il fiume nel quale scorre l'essenza del vivere.
Non può darsi nessuna conoscenza della dimensione umana nella sua meravigliosa vastità senza letteratura, arte, musica, filosofia, religione... tuttavia nella parte sommersa scivolano correnti che giungono fino ai fondali melmosi.
Lo sapevano bene gli antichi, i loro miti sono profondi, poi lo sguardo s'è spostato in superficie. Solo le ardite diagnosi del dottor Freud hanno costretto gli studiosi a riconsiderare le profondità psichiche.
Nelle profondità gli opposti si ricongiungono. Perfino due due autori molto diversi come Franz Kafka e Georges Simenon. Schivo, isolato, appartato il primo; mondano, esuberante, prolifico il secondo. Ebreo il praghese, antisemita, o quasi, il belga.
Simenon pubblicava tutto, a getto continuo. Cercava la fama e la richezza. Ha scritto più di duecento romanzi, senza contare i gialli del commissario Maigret. Kafka scrisse poco e destinò alla distruzione la parte migliore. Fortunatamente il suo amico Max Brod non bruciò i manoscritti, come aveva promesso.
Georges Simenon era ossessivamente preso dal fiume della sua scrittura, vi abitava dentro, ma c'erano in lui altre pulsioni ancora più forti, quelle che ispiravano le lettere che scriveva per la studentessa di belle arti, la ragazza di cui s'era innamorato, Regina.
"Era un cavallo focoso, con i suoi infantilismi e i suoi exploit." (Tigy)
La sposò che aveva appena vent'anni. La chiamava Tigy e la tradiva, perché lui avrebbe voluto conoscere tutte le donne. Era un collezionista. In tarda età disse a Federico Fellini di aver avuto diecimila donne. Più di Giacomo Casanova. Le cercava ovunque, complulsivamente.
Ma davvero così tante? davvero le ha avute tutte, quelle donne?Bisogna toglierci almeno uno zero, precisò la sua seconda moglie. Ma sono comunque tantissime.
"... avrei voluto conoscere tutte le donne. Certo a causa dei miei matrimoni non ho mai potuto avere delle vere avventure. Nella mia vita quello che ho pututo fare è "sesso tra due porte", é incredibile. Ma non è solo perché si cerca un contatto umano vuol dire che poi lo si trovi. Si trova soprattutto il vuoto, non è vero?..." (G. Simenon)
Erano quasi tutte prostitute, confessò all'amico regista che all'epoca stava preparando il film su Casanova. Fellini era a sua volta ossessionato dalle donne e dal sesso. Aveva intuito che la quantità deprime la qualità. La deprime fino a generare il vuoto?
Nel suo film Casanova ammette di non aver mai trovato la donna, quella che cercava, che avrebbe voluto. In fondo non ne ebbe mai nessuna. Le compagne di Fellini e di Simenon non erano paragonabili alla Nora di James Joyce. Quella è un'altra dimensione, per altra letteratura.



















