Circe è figlia del dio Elios (il Sole) e della ninfa Perseide. Discende dalla stirpe dei Titani, quindi una déa, ma non appartenente alla generazione degli dèi olimpici che ha origine da Zeus e dai suoi fratelli.
Con lei Ulisse è destinato a cadere nella trappola della seduzione irresistibile. Non la sapienza di Athena, non la bellezza abbagliante di Elena, non la deliziosa grazia di Nausica, non la ferma saggezza di Penelope, non la magnificenza di Calipso... La malia più potente è quella di Circe, la maga, la strega, l'incantatrice, la forza oscura dell'eros. La sua raffigurazione diventa un'ardua sfida per qualunque artista.
Ci hanno provato in molti con una grande varietà di risultati.
La Circe invidiosa di Waterhouse (1892) ci mostra la versione raccontata da Ovidio nelle Metamorfosi. Circe è una fanciulla sospesa sulle acque in cui versa veleno. Innamorata e non corrisposta da Glauco, la ragazza si vendica trasformando la rsua rivale, Scilla, in un mostro marino che gorgoglia sotto i suoi piedi. Qui Circe appare come figura tragica, perdente, vittima della propria invidia che la rende malvagia.
L'anno precedente Waterhouse aveva già realizzato una magnfica Circe ritratta nell'atto di offrire ad Ulisse la coppa di vino stregato. E' molto giovane, vestita di veli che lasciano trasparire il corpo e siede su un trono che è anche uno specchio.
Più probabile appare la signora di Edward Burne Jones, chinata a versare la pozione magica nel vino. E' circondata da girasoli e da docili pantere. E' un ritratto di Maria Zambaco, la modella greca che fu anche la musa di Dante Gabriel Rossetti.
Quest'altra opera di Waterhouse ci mostra una Circe studiosa. Non ne conosco la data e non sono neanche certo che il pittore volesse raffigurare Circe o genericamente una strega, ma in questa rappresentazione (che potrebbe essere ancora un ritratto di Maria Zambaco) vedo qualcosa che s'avvicina di più alla maga del poema omerico.
In quest'altra versione ci sono anche le belve mansuete. Circe era depositaria di conoscenze molto profonde, non solo di pozioni magiche e incantesimi. Sarà lei ad istruire Odisseo sulle accortezze necessarie per non cadere vittima delle sirene, per non farsi divorare dai mostri marini e sarà ancora lei ad accompagnarlo nell'Ade.
Omero colloca la dimora della maga nell'Isola Eea, un'isola che non esiste. La tradizione la colloca nel promontorio del Circeo. Una delle tante incongruenze geografiche che sembrano dar ragione alla tesi dell'ing. Felice Vinci.
Qui concludo la mia piccola raccolta con una raffigurazione di rara potenza: la Circe di Louis Chalon (1888)
Louis Chalon era anche orafo, scultore e mobiliere. Nel suo ritratto della maga è riuscito a fare sfoggio di tutte le sue doti. Qui non vediamo la strega alle prese con fiale e pozioni, qui appare lo splendore di una dèa immersa in una luce magica tra amuleti e simboli misteriosi. Vediamo anche la miseria dei porci.
L'opera che appartiene ad una collezione privata (Piacenza). La si trova anche con colori trasfigurati.
Solo il dio Ermes conosceva il segreto per resistere alla seduzione di Circe: l'erba Moly. Tutti i compagni di Ulisse furono ridotti alla condizione di suini, diventarono porci che la déa poteva comandare e maltrattare a suo piacimento. Il sortilegio di Circe era anche pornocrazia. La conoscenza più profonda è conoscenza erotica.
Esiste una fotografia che riesce ad evocare un incantesimo simile a quello di Louis Chalon.
E' Marilyn Monroe fotografata da Richard Avedon nelle vesti di Theda Bara (1958).








