«Conosco Bogdanov da tempo e bene, lo stimo molto perché è un eretico, e che c'è di meglio di un eretico tra gli uomini?» (Maksim Gor'kij)
La caduta del muro e la disfatta dell'impero sovietico hanno lasciato dilagare così tanta ignoranza che ormai comunismo e socialismo sono diventati sinonimi di stalinismo e totalitarismo.
Una semplicistica associazione sufficiente a far credere che le idee socialiste siano la radice ideologica degli orrori dello stalinismo russo, del maoismo cinese e della ferocia dei khmer cambogiani. Neanche Cuba potrebbe cambiare il giudizio negativo che ha condannato all'oblio la dottrina marxista e con essa le speranze del socialismo. Eppure sono tante le figure nobili, di uomini e di donne, che hanno segnato la storia del socialismo e che non meritano di essere confuse coi complici delle dittature. Sono esempi luminosi che potrebbero guidarci ancora oggi: Anna Kuliscioff, Rosa Luxemburg, Simone Weil, Errico Malatesta, Andrea Costa, Giuseppe Massarenti, Gyorgy Lukacs, Antonio Gramsci, Herbert Marcuse e tanti altri. Ma qui vogliamo recuperare la memoria di un compagno della prima ora, Aleksandr Malinovskij, detto Bogdanov. Il più a sinistra tra i dirigenti della fazione bolscevica.


