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13.11.21

Il più estremista dei bolscevichi

«Conosco Bogdanov da tempo e bene, lo stimo molto perché è un eretico, e che c'è di meglio di un eretico tra gli uomini?»  (Maksim Gor'kij)

La caduta del muro e la disfatta dell'impero sovietico hanno lasciato dilagare così tanta ignoranza che ormai comunismo e socialismo sono diventati sinonimi di stalinismo e totalitarismo. 

Una semplicistica associazione sufficiente a far credere che le idee socialiste siano la radice ideologica degli orrori dello stalinismo russo, del maoismo cinese e della ferocia dei khmer cambogiani. Neanche Cuba potrebbe cambiare il giudizio negativo che ha condannato all'oblio la dottrina marxista e con essa le speranze del socialismo. Eppure sono tante le figure nobili, di uomini e di donne, che hanno segnato la storia del socialismo e che non meritano di essere confuse coi complici delle dittature. Sono esempi luminosi che potrebbero guidarci ancora oggi: Anna Kuliscioff, Rosa Luxemburg, Simone Weil, Errico Malatesta, Andrea Costa, Giuseppe Massarenti, Gyorgy Lukacs, Antonio Gramsci, Herbert Marcuse e tanti altri. Ma qui vogliamo recuperare la memoria di un compagno della prima ora, Aleksandr Malinovskij, detto Bogdanov. Il più a sinistra tra i dirigenti della fazione bolscevica.

5.5.18

Comandante Che Guevara



Tra i miei ideali non c'è una rivoluzione che abbia qualcuno come guida o come supremo condottiero. Qualunque capo rappresenterebbe la negazione del pluralismo e delle collettività. Tuttavia comprendo che non c'è aggregazione senza una narrazione comune che spesso ha bisogno di ancorarsi a qualche vicenda singolare e di identificarsi con qualcuno. E' accaduto con Napoleone Bonaparte, con Giuseppe Garibaldi e, nel novecento con Ernesto Che Guevara. Il sogno di un mondo migliore si è riconosciuto in lui, il medico argentino che sognava un riscatto per tutte le nazioni del sudamerica. La rivoluzione cubana ha offerto un esempio vincente che accendeva molte speranze.

A rendergli un omaggio postumo c'è il volto e la voce di Natalie Cardone. Con lei ci sembrerà di attraversare il quadro di Pellizza da Volpedo. Per qualche minuto potremo entrarvi come Alice che entrava nello specchio, e poi seguirla lungo i sentieri dei tupamaros.

22.5.17

Il prete partigiano

Don Andrea Gallo è morto quattro anni fa, ma il suo insegnamento da prete di strada è ancora vivo e attuale.
Nan era il suo nome da partigiano. E' stato prete per tutta la vita conservando sempre la grinta libertaria e combattiva. Un marinaio genovese che ha saputo interpretare il suo sacerdozio nel vero spirito del falegname di Galilea, sempre irriverente e anticonformista, ha sostenuto la lotta radicale per la legalizzazione delle droghe, ha sostenuto la lotta per il rispetto degli omosessuali, ha partecipato alle manifestazioni contro la base militare di Vicenza (No Dal Molin) e contro i trafori in Val di Susa (No Tav), era tra i No-Global nel luglio 2001 accanto a Franca Rame, è stato sempre vicino agli ultimi, ai drogati, alle prostitute e ai transessuali, senza rinunciare a condividere il suo spirito creativo con artisti e musicisti.