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21.4.22

Belli davvero gli anni del Ciao

 

Sono tante le due ruote di cui possiamo avere nostalgia. Il Ciao in modo particolare. 

La Piaggio aveva già segnato gli anni del boom con la tecnologia modernissima e lo stile innovativo della Vespa, lo scooter inventato dall'ingegnere abruzzese Corradino D'Ascanio. Nel 1967 portò sulle strade il magnifico Ciao. Un ciclomotore molto semplice, essenziale, dal motore silenzioso e quasi invisibile.
Sono pochi gli oggetti che possono rappresentare quegli anni allo stesso modo, davvero furono Anni Ciao come declamava allora la pubblicità.

Erano gli anni della primavera giovanile, delle chitarre e dei mangiadischi, delle minigonne e della libertà adolescenziale.

5.11.19

Rocker, i centauri col giubbino di pelle

Dopo aver rievocato l'era dei Mods non possiamo non citare i loro rivali: i Rocker. Erano quelli col giubbino di pelle, lo Schott Perfecto, in Italia noto come chiodo

I Rocker non usano gli scooter, non vestono col trench e la cravatta, per loro c'è solo la ruvida MOTO che vale più di ogni altra cosa.

28.10.19

Twiggy: la ragazza grissino

Della swinging London degli anni '60 abbiamo già parlato e anche dei suoi simboli e delle sue muse, ma nello stile di quegli anni è importante citare anche Twiggy Lawson, la ragazza stecchino con lo sguardo da bambola. Il suo vero nome è Lesley Hornby, (sceglierà twiggy come nome d'arte che significa stecchino).

Twiggy è stata anche attrice e cantante. Ma le sue foto insieme a quelle di Jean Shrimpton, sono diventate icone degli anni '60.











25.10.19

Jean, la musa dei mods

Nell'Inghilterra borghese e conservatrice i giovani degli anni sessanta portarono una ventata di leggerezza, di innovazioni, di colori e di musica. Londra dicentò un laboratorio d'arte e di stile: era la Swinging London, era l'epoca in cui si diffondeva la musica dolce dei Beatles, la voglia di libertà e nelle strade comparivano le prime ragazze in minigonna.

Jane Birkin era ormai fuggita a Parigi e al centro della scena, insieme a Twiggy c'era Jean Shrimpton.

La modella britannica diventò anche il volto femminile della Lambretta, quel gioiello italiano prodotto dalla Innocenti in concorrenza con la Vespa Piaggio.

La Lambretta era il segno di riconoscimento dei Mods, quei giovani dall'abbigliamento ricercato che volevano esere il simbolo della modernità (modernist), che amavano l'emblema della Royal Air Force, indossavano il parka, e viaggiavano con scooter superaccessoriati.

Alle vicende di quegli anni si sonoispirati alcuni film, tra cui "Absolute beginner" (1986) e "Quadriphenia" (1979) che mostra anche la rivalità tra i Mods e i Rockers e rievoca gli scontri di Brighton avvenuti nel maggio del 1964.

6.1.18

Carmen, l'eros senza età

Carmen Dell'Orefice, la più longeva delle supermodelle. Da ragazza aveva un'aspetto molto semplice, quasi banale. Chi le propose di posare come modella nel 1946 non poteva immaginare d'aver trovato una delle più particolari, forse l'unica che avrebbe potuto competere con la raffinatezza di Dovima.  

3.1.18

Dovima

 

Dorothy Virginia Margaret Juba, inizialmente conosciuta come Dorothy Horan, diventò poi la divina Dovima, musa di grandi fotografi come Richard Avedon e Irvig Penn. 

"Dovima era una delle ultime grandi, eleganti ed aristocratiche bellezze... la bellezza più notevole e non convenzionale del suo tempo" (Richard Avedon)

E' scomparsa nel 1990. La sua eleganza assoluta ha segnato il gusto degli anni cinquanta, gli anni del grande risveglio, gli anni dominati dalle pagine patinate di Vogue e dal lusso di Christian Dior. 

3.8.16

Il paese dei fiori

Talvolta mi piacerebbe parlare del mio paese, perché so di venire da un paese che non c'è più e che forse non è mai stato in un luogo preciso.
Era il paese dei giovani, quando noi eravamo giovani, ed io ero troppo giovane allora. Erano gli anni '60 del ventesimo secolo. Il momento più felice di tutta la storia dell'umanità. La più spaventosa e distruttiva guerra guerra di tutti i tempi aveva sepolto l'era delle dittature e delle persecusioni politiche e razziali. Le esplosioni atomiche di Hiroshima e Nagasaki avevano mostrato al mondo la follia e l'impossibilità di immaginare nuove guerre. L'industria era stata riportata al servizio del mondo civile e cominciava a regalare alla gente meraviglie tecnologiche mai viste prima: lavatrici e frigoriferi, televisori e termosifoni, scooter e juke-box.

Le bandiere nazionali lasciavano il posto al simbolo liberatorio di "pace e amore". La musica emanava allegria. I giovani vestivano seguendo stili personali contrari alla moda e alla tradizione: il poncho e i mocassini, le collane e i medaglioni, i sandali e le tuniche, i jeans e i maglioni sbrindellati. Le donne andavano spesso a piedi nudi e alcune erano senza reggiseno. Le mescolanze di stili e di culture erano abituali.
L'ispirazione veniva da tutto il mondo.  Giubbotti di pelle di cervo con frange, caftani fluenti, pigiami "lounging" o "hostess", tuniche indossate sopra le culottes, cappotti lunghi, spesso cinturati e foderati in montone. Poi c'erano le camicie con maniche trasparenti, le stampe psichedeliche, gli abiti di canapa che richiamavano il raduno di Woodstock.

Io vengo da quel paese che evocava sogni libertari, un paese che ora non esiste più.

 

 

12.5.15

Lo spirito di Parigi


Ogni città sembra avere un'anima perché la città è specchio della nostra psiche. L'anima non è una statua, è volubile, cangiante. Nell'anima di Parigi ci sono i ritrovi notturni: folie. Solo una città palpitante di vita e di desiderio poteva inventare questi luoghi che stanno a metà tra una sala da caffé, un teatro, un bordello e un casinò.