12.5.15

Lo spirito di Parigi


Ogni città sembra avere un'anima perché la città è specchio della nostra psiche. L'anima non è una statua, è volubile, cangiante. Nell'anima di Parigi ci sono i ritrovi notturni: folie. Solo una città palpitante di vita e di desiderio poteva inventare questi luoghi che stanno a metà tra una sala da caffé, un teatro, un bordello e un casinò. 

 

Chi visita Parigi vorrebbe incontrare le ballerine del Moulin Rouge o quelle del Crazy Horse. Dal balconcino del mio albergo vedo l'insegna dorata delle Folies Bergere. Era lì che si esibiva la bella Otero, le cui grazie non vedremo e non saremo neanche capaci di apprezzare. Se solo si potesse fermare il tempo. Invece in questa Parigi odierna non c'è neanche la scandalosa Lulù e l'intrigante Anais. Dovremo accontentarci dei bistrò e delle vetrine di antiquari e prepararci alla struggente malinconia dei ricordi. 

L'anima di Parigi è malinconica. Un centro del mondo che ormai è un ombelico vuoto dove vagano, girando intorno, pensatori in cerca di sogni e trovano solo il vuoto. C'è chi viene in questa capitale delle capitali per riflettere sulla volubilità dell’amore, la leggerezza del corpo, le frivolezze del commercio, assaggiando tutto prima di ricadere nella solitudine, nella monotonia, nell’abitudine e nella tristezza.

Parigi è un pensiero disperato, una bellezza che cerca di restare aggrappata ai fantasmi di Montemartre e alle guglie di Notre Dame.