16.9.21

L'allegro branco dei topi di Hollywood

Rat Pack, era il branco di topi. Apparvero così allo sguardo algido di Lauren Bacall: topi frenetici e incontrollabili. Li aveva scovati in una stanza d'albergo al termine di una notte di baldoria. Tra loro c'era anche il marito della bella diva. Chi l'avrebbe mai detto? anche al serio, impeccabile e quasi tenebroso Humphrey Bogart piaceva ritrovarsi parlare, scherzare e ubriacarsi insieme a Frank Sinatra e Dean Martin. E c'era anche l'elegantissimo inglese David Niven e perfino l'insospettabile Spencer Tracy, che fu accolto come "topo onorario".  Era una banda di pestiferi bulli. 

Non bastavano i due italiani, sempre poco raccomandabili, con loro c'era anche un nero, l'irrefrenabile ballerino Sammy Davis  Jr, il quale, non contento del razzismo che subiva come nero, volle diventare anche ebreo. 

Per stare in quel branco di ratti il distintissimo David Niven negava di essere un londinese, smentiva di avere origini aristocratiche e si spacciava per un ruvido scozzese.  Anche Peter Lawford era britannico, ma era vissuto in Francia e aveva sposato una donna di sangue irlandese, Patricia Kennedy, sorella del giovane senatore che sarebbe diventato presidente degli Stati Uniti. 

Lauren Bacall, dall'alto della sua raffinatezza, li aveva battezzati come Rat Pack.  Non mancava una certa dose di disprezzo per quei bulli reduci delle bravate nei casinò di Las Vegas. Erano sfiniti. Ma nel gruppo non c'erano solo maschi, si aggiungevano anche alcune belle pupe. C'era la moglie di David, una topina svedese inquieta e disinibita che si chiamava  Hjordis e amava le spider Alfa Romeo. C'era anche Judy Garland e poi nel Rat Pack fu inclusa anche lei, la superba Bacall, a cui fu conferito il titolo di "Madre della Tana". Bellezza straordinaria, quasi divina, ma in fondo non molto diversa dagli altri, infatti era cresciuta nel Bronx, il più famigerato quartiere di New York, era figlia di una coppia di ebrei, padre polacco e madre rumena. Aveva americanizzato il cognome materno, Weinstein Bacal, che significa "Bicchiere di vino". Era la perfetta sovrana degli avvinazzati.


I bulli della Rat Pack avrebbero invaso Hollywood per conquistare con la loro fama il mondo intero. Un oriundo siciliano come Frank Sinatra ebbe enorme successo come attore e divenne anche "The Voice", la più celebrata voce del panorama canoro americano. 

 


Anche Dean Martin, figlio di abruzzesi, sapeva cantare, recitava nei film western insieme a John Wayne, ma anche nei film comici in coppia con Jerry Lewis, il picchiatello.
Perfino il ballerino di colore convertito all'ebraismo brillava come comico e come cantante, riuscì a sedurre la fascinosa Kim Novak e sposò una splendida pupa svedese, May Britt. Era il 1960. I matrimoni misti (interrazziali si diceva allora) destavano scandalo, erano ancora vietati in molti stati di quell'America puritana a maccartista. Ma lo scandalo era la regola dei ratti. Aggiungeteci che Sammy aveva un solo occhio e nessuna delle virtù attribuite al personaggio interpretato da Sidney Poiter in "Indovina chi viene a cena", quel film con Spencer Tracy che fu il più bel manifesto antirazzista di quegli anni.

Frank, il più bullo dei ratti, riuscì ad impalmare nientepopodimenoche la più bella delle pupe, la più divina delle dive: Ava Gardner.  


Non c'era nulla che i ratti non potessero ottenere: ricchezza, successo, donne, divertimento, senza limiti. Potevano fare incursioni improvvise, come accadde durante uno spettacolo di Eddie Fisher. Irruppero sul palcoscenico, saltarono sui tavoli della sala e fecero capriole mentre il conduttore della serata restava inebetito in un angolo. 

«Siamo nel clan per combattere la noia e perpetuare l'indipendenza. Noi ci ammiriamo e non ci importa di nessun altro» (Humphrey Bogart)

Lo spirito dei Rat Pack è simile a quello che verrà riproposto in salsa livornese dal film di Mario Monicelli "Amici miei" con le loro esilaranti zingarate.

C'erano precise condizioni per entrare nel clan, era necessario possedere spiccate doti di anticonformismo, coltivare il gusto del bere, far baldoria fino alle ore piccole, avere predisposizione per l'allegria e assoluta indifferenza a qualsiasi critica. Doti che furono riconosciute a Shirley Mc Laine, la dolce sbarazzina che aveva già recitato in un film di Alfred Hitchcock, era stata partner di David Niven, protagonista in una pellicola di intrighi matrimoniali e aveva recitato nel '55 con Dean Martin e Jerry Lewis e poi nel '58 per Vincent Minnelli accanto a Frank Sinatra e Dean Martin. Nel '60 la ritroviamo in un film con Maurice Chevalier. 


Una così non poteva non essere ammessa nel clan. Poi tra i ratti arrivò anche il Presidente Kennedy, il re della nuova Camelot, era amico di Frank e cognato di Peter Lawford.

In onore del presidente degli Stati Uniti Frank Sinatra decise di cambiare il nome del clan che divenne il Jack Pack, il branco di Jack. John Kennedy per gli amici era Jack.

Il kennedismo può essere considerato tuttora la forma più avanzata del pensiero liberal-democratico. La nuova frontiera kennediana è caratterizzata dall'idea di giustizia sociale, di solidarietà, di lotta alla povertà, di rifiuto del razzismo, di pacifismo e di trasparenza delle decisioni. Sono ideali che in parte rinnovano le aspirazioni della costituzione americana, ma credo che si siano nutriti anche dello spirito libertario, libertino e gaudente degli anni '50. Lo spirito che dominava il Jack Pack, l'eccentrico branco dei multietnici topi, è parte dell'anima liberal-democratica.

Gli attuali esponenti del partito democratico hanno totalmente smarrito l'aspirazione alla libertà, alla giustizia sociale e alla pace. Si sono convertiti alle esigenze di controllo e di ordine. La creatività sopressa per far posto all'omologazione. E non c'è nessuno a fustigarli, nessuno a sbeffeggiarli. 

Il branco dei ratti ora non c'è più. Purtroppo. Possiamo solo rivederli nei vecchi film, possiamo riascoltare le loro meravigliose voci incise nei vecchi dischi e ritrovare i loro radiosi sorrisi nelle registrazioni di vecchi spettacoli televisivi. Shirley Mac Laine potrebbe ancora raccontarci qualcosa di quei bei tempi, ma a me piacerebbe poter ritrovare una diva algida e sprezzante come Lauren Bacall, superba come una severa regina. Il suo sguardo spietato potrebbe ordinare con un solo cenno ai suoi ratti di portare nuova baldoria nelle austere stanze di Washington, tutta euforia e libertinaggio. E una pioggia di coriandoli sul mondo.

N.B. - tra le testimonianze di chi ha avuto la fortuna di frequentare i ratti non trovo niente di Jerry Lewis, sembra che non fosse membro del gruppo, lui, amico fraterno di Dean Martin, ebreo e sposato con una autentica ragazza abruzzese originaria di Paganica, il più esilarante dei comici... strano davvero che non fosse tra loro nei bagordi notturni. Era picchiatello solo sulla scena?