14.7.19

Louise Brooks


Louise Brooks è stata attrice, modella, cantante, ballerina, scrittrice, giornalista, ma soprattutto è stata l'incarnazione di Lulù, la donna fatale, la prima vera diva del cinema. Per molto tempo lei fu per me soltanto una foto, un profilo perfetto, sintesi dell'eleganza femminile. Era l'immagine che ammiravo nei negozi che vendevano poster. In lei era facile riconoscere la Valentina di Crepax che imperava tra i fumetti degli anni '70.


Come immaginare che allora la donna immortalata in una foto antica era ancora viva? Non ne conoscevo neanche il nome. Ho scoperto troppo tardi altre sue fotografie. Le ho guardate ammirando quella che credevo fosse un'ignota modella d'altri tempi, i film di cui fu protagonista non circolavano più neanche nelle sale d'essay.

Ora leggo di lei una vita tempestosa che ha attraversato tutto: da commessa in un grande magazzino a corista in un gruppo musical dal nome profetico, Scandals; ballerina a Broadway con le Ziegfeld Follies che si ispiravano alle scandalose Folies Bergere parigine; poi attrice in varie pellicole nelle quali recitava ruoli da ragazza sfacciata che erano quasi inaccettabili per la morale dell'epoca.

Louise era la flapper, la ragazza appena diventata donna che vuole esibirsi mostrandosi disinibita. Flap è lo sbattere della treccia sulla nuca della ragazza che corre. Mary Louise non aveva la treccia, ma i capelli corti con la frangetta e lo sguardo malandrino, voglia di jazz e di sigarette, magari anche quella di guidare una macchina. Era un nuovo tipo di donna, il modello ideale degli anni venti. Deliziosa e inafferrabile.

L’aspetto di Louise Brooks era tipico di una flapper. Non è stata lei ad “inventarla”, ma l’ha rappresentata al meglio grazie a quella commistione di magnetica sensualità e peccaminosa innocenza che solo il suo essere sapeva e sa effondere. Se Cléo de Mérode ha rappresentato la Belle Époque, Louise Brooks ha impersonato la donna degli anni Venti, del Proibizionismo, della sfida.          (Andrea Biscaro)

Finalmente nel 1929, all'età di ventitre anni, Louise si trasferì in Europa e divenne la Lulù di Wedekind in due film diretti dal regista Georg Wilhelm Pabst.

Lulù è la moderna Pandora, la donna fatale, irresistibile, capricciosa e devastante. Per Louise era il ruolo perfetto perché lei era esattamente così: sensuale, provocante, amorale, pericolosa, ma anche pura e innocente.

Nella vita reale Louise cambiò più volte marito, passando da un milionario all'altro e collezionando amanti, tra cui l'editore miliardario William Randolph Hearst e il genio del cinema Charlie Chaplin con cui però non ebbe collaborazioni artistiche.

I film da lei interpretati in Europa la resero ricca e famosa, ma anche incredibilmente scandalosa: nel ruolo di Lulù diede una delle prime interpretazioni cinematografiche della donna lesbica; nel Diario di una donna perduta e in Miss Europa fu oggetto di varie censure che toccavano sia il ruolo della donna, sia la rappresentazione di una sessualità troppo libera.

Nella biografia di wikipedia scopriamo che le inquietudini di Louise erano causate da un dramma: la violenza sessuale subita da bambina, a nove anni, per colpa di un vicino di casa.

«Per me, gli uomini carini, gentili, non sono abbastanza, deve sempre esserci un elemento di dominazione nel rapporto»

Questa torbida mescolanza tra sessualità e dominazione la portò anche tra le braccia di personaggi poco edificanti, come l'impresario sportivo George Preston Marshall, un irriducibile razzista che non volle mai un nero nelle sue squadre di football.

Oltre ai numerosi amanti Louise dichiarò di aver avuto relazioni lesbiche con Pepi Lederer (attrice e giornalista che viveva con una zia nella lussuosa villa dell'editore Hearst, tra alcolici e allucinogeni) e finì anche nel letto della divina Greta Garbo. Di lei disse che era mascolina, ma anche tenera e affascinante.

Louise Brooks aveva creato uno stile che fu imitato da altre attrici dell'epoca e che ritroviamo anche in alcune fotografie dell'amica-amante Pepi Lederer. Oggi la definirebbero una influencer, ma non lo fu solo per il modo di vestire e di truccarsi, Louise scriveva anche articoli di critica cinematografica e infine pubblicò da scrittrice qualche libro sulla propria vita.

Nei suoi anni d'oro, quando da celebratissima diva poteva concedersi ogni capriccio, Louise rifiutò parti importanti che le furono proposte e nel giro di pochi anni precipitò dalla ricchezza alla bancarotta, dichiarata nel 1932. Successivamente si trovò a recitare in film western di scarso successo, poi tornò a ballare nei night club, provò a recitare in radio con quella voce che i registi avevano rifiutato nei suoi film di successo, facendola doppiare da Margaret Livingston, e infine si ritrovò di nuovo a fare la commessa in un negozio della 5^ strada.

Era stata la grande diva degli anni '20, la scrittice di gossip negli anni '50, poi era diventata la musa dei fumettisti degli anni settanta: Guido Crepax si ispirò a lei per disegnare la sua Valentina; Hugo Pratt la ritrasse in suo acquarello e poi la ripropose col nome di Louise Brookszowyc nel fumetto Favola di Venezia;  Attilio Micheluzzi la trasformò in un'altra femme fatale da fumetto col nome di Petra Chérie.




Vari gruppi musicali si sono ispirati a lei: Litfiba nella canzone Lulù e Marlene; i Lotus Eaters nel videoclip del 1985 It Hurts; gli OMD nel 1991 le dedicarono la canzone Pandora's Box inserita nel video qui sopra.
Tuttavia credo che il più importante segno lasciato da Louise sta nella letteratura. Lo scrittore argentino Adolfo Bioy Casares si è ispirato a Louise Brooks per la sua Faustine, protagonista del  romanzo L'invenzione di Morel.

Era tutto questo Louise quando io m'incantavo davanti al suo manifesto esposto in libreria a Bologna senza sapere chi fosse la donna col filo di perle. Lei morì nel 1985, sola e dimenticata nella sua casa di New York dove fu ritrovata vittima di un attacco di cuore.

[immagini di Louise Brooks in gettyimages]