11.7.19

Il mago dell'arcobaleno

L'arte e la cultura visiva gli anni sessanta hanno avuto un maestro, ormai novantenne, che vive a New York: Milton Glaser.

E' lui che ha inventato quella grafica pop, colorata e fantasmagorica, che accendeva i manifesti e le copertine degli anni più belli. Suoi i manifesti pubblicitari della Olivetti, negli anni in cui la Olivetti era l'industria più avveniristica del mondo. 

E' lui che ha inventato il logo dell'I love New York. Quello col cuore rosso. E' lui che disegnato il ritratto Hope di Barack Obama che ha fatto sognare gli americani nella prima campagna elettorale del 2007.  E' lui che aveva raffigurato Bob Dylan coi capelli arcobaleno.  

I suoi pennarelli psichedelici hanno colorato il mondo. Lui, nel suo studio di New York, ha portatol'immaginazione sulla cresta dell'onda. Lui, il mago dell'arcobaleno.


Milton Glaser è americano, cresciuto a New York, ma di origini ebraiche ungheresi che possono fare di lui un segreto alchimista dei colori. 

Glaser era nato a New York nel 1929 da genitori ungheresi ed ebrei. Crebbe in un condominio chiamato “United Workers Cooperative Colony”, e conosciuto come “Coops”: una specie di roccaforte comunista, dove gli anziani insegnavano la politica ai giovani in Yiddish.

Dice di aver imparato a disegnare tra i comunisti e gli ebrei del Bronx, ma non dice tutto. Lui era anche italiano, o almeno un po' italianizzato, aveva studiato a Bologna vincendo nel 1951 una borsa di studio per l’Accademia di belle arti di Bologna, dove insegnava il maestro Giorgio Morandi. 


In Italia apprese l'importanza dell'immaginazione, una pianta che germoglia solo nella sapiente attenzione per i dettagli. Era l'Italia degli artigiani, dove nascevano le botteghe dei sarti che sarebbero diventati le grandi firme della moda mondiale. Era l'Italia dei  maestri del cinema. Era l'Italia di Adriano Olivetti, che gli commissionò nel 1968 i disegni per la pubblicità della Valentine. 


In Italia Glaser disegnò anche per Campari realizzando manifesti pubblicitari di grande successo. Disegnò anche le copertine di Gong, quel giornalino degli anni settanta con gli articoli che facevano arrabbiare Francesco Guccini. Trattava di musica e di questioni sociali. 


Poi Glaser, tornato a New York, fondò il suo studio che si chiamava Push Pin Studios, la puntina di disegno, il nome del più piccolo degli strumenti da disegnatore, l'equivalente dell'ago nella sartoria.  

Sono un figlio storto del Modernismo. Il commercio è il cuore del design e per quanto mi dichiari indipendente, non posso fare a meno di ispirarmi all’Art Nouveau, alla Vienna dei secessionisti, al Rinascimento, agli utensili africani. Il mio sangue è ebraico: un outsider come me va sempre alla ricerca di stili che non sono i suoi