La donne sono magiche. Le donne non sono razionali perché la loro essenza (possiamo chiamarla anima?) è sospesa come un ponte tra la materia e lo spirito. La ragione appartiene solo al lato materiale.
Molte donne non lo sanno o forse lo rifiutano. Diventa sempre più difficile trovare donne consapevoli della propria forza magica, intuitiva e irrazionale. Sono sempre più rare le donne che sanno usare le accortezze femminili, che sanno vedere oltre le apparenze, le donne che "lo sanno", come canta Ligabue.
La donna magica è una porta, un passaggio. Agli occhi di chi non riesce a vedere nulla che non abbia la solidità della materia il varco è un nulla, qualcosa che non si vede, ma c'è e vale molto più della materia. La porta, il passaggio, è più importante del muro. Gli uomini che sanno apprezzare solo la carnalità delle donne restano fermi al muro, non riescono neanche ad immaginare la possibilità di vedere oltre.
"Se vuoi del Tempio alzare il velo
La vecchia porta cerca del Cielo"
(G. Ceronetti - voce udita in sogno - Il silenzio del corpo - p.41)
Ormai sono poche le donne che sanno leggere i sogni, che conoscono i filtri magici e che diffondono un sottile mistero. Trovarne una è sorprendente. Ma ce ne sono ancora per nostra fortuna. Non avrebbero neanche bisogno di tenere conferenze, possono insegnare molto senza neanche parlare.
Chantal Dejean ci regala la delizia della sua voce e ci spiega la differenza tra maschile e femminile.
Il video che avevo postato era scomparso. Sono riuscito a recuperarlo dal canale di Chantal Dejean. Spero che resti. Non ascoltatela se non siete in una buona disposizione d'animo, cioè disposti ad un ascolto che è quasi meditazione.
Quando ero molto giovane ebbi la fortuna di incontrare ragazzine che sembravano nate con una sapienza misteriosa, maestre di magia fin da piccole. Fui loro allievo, tra innamoramento e stupore. Talvolta graffiavano, talvolta si dicevano femministe, ma non le femministe di oggi, votate alla carriera e finanche alla guerra trasformando il femminismo da mistero matriarcale a vile calco rovesciato del maschile.
Le femministe si riconoscevano come streghe.
Mia nonna, Anna Cieri, non aveva alcuna istruzione scolastica, ma nella sua semplicità era capace di riconoscere le erbe, di preparare infusi, di leggere i sogni, di scacciare il malocchio ed altre cose che forse le erano giunte da un'antica cultura stregonesca che si tramandava per linea femminile e si rinnovava ogni anno la notte di Natale. Ora ne ritrovo un'eco nelle parole di Chantal Dejean che spiega gli archetipi del maschile e del femminile. Nel suono della sua voce c'è già un sigillo di verità.
Qualsiasi donna che rifiuti credenza nella magia è da fuggire assolutamente.
(G. Ceronetti - PENSIERI DEL TE' - p.20)
Guido Ceronetti è stato il custode di antichi saperi. Fu nel corso di una lezione nell'aula di via Del Guasto che il prof. Giuseppe Caputo ci lesse un brano biblico nella traduzione di Guido Ceronetti, nome che avevo già trovato in una citazione devozionale di Ando Gilardi. Avevo diciannove anni e gli scritti di Ceronetti mi svelarono un percorso culturale completamente diverso da quello che avevo conosciuto negli studi scolastici, vi ritrovai quella cultura che avevo intuito e in piccola parte ricevuto da mia nonna.
Chantal parla anche della magia:
https://www.facebook.com/esseniacademy/videos/495754331804695/
La porta principale del tempio permetteva di entrare in una bolla parallela al mondo normale, in cui vi era l’incontro con una vestale, donna iniziata, che aveva il compito di accompagnare la persona nelle varie stanze fino al cospetto della sacerdotessa.
Sapete che in Egitto tutte le porte hanno dei simboli, codici che determinano il passaggio dimensionale e come una doccia, una protezione, una barriera, lavano i passanti. Superata la prima porta, la persona entrava in un vero labirinto interiore: iniziava a spogliarsi dalle maschere dell’ego, poiché le vibrazioni del tempio erano tali da non nutrire la menzogna dell’essere, e il suo personaggio a via a via crollava, per permettere una nudità e maggior vicinanza al divino nel rito che sarebbe andato a ricevere. (Chantal Dejean)
