30.10.18

L'aedo impudente

L'immagine tratta da una vecchia copertina di Playboy ce lo mostra sfrontato, come sempre. Adriano Celentano è un genio. Per intima empatia con la natura è stato il pioniere dell'ecologia: il ragazzo triste della via Gluck. Poi ha trovato negli orologi la chiave segreta del ritmo. Una cifra cabalistica, forse. La pietra filosofale è un formula algebrica di accordi musicali. 

Con lui la musica rock è diventata raptus, rapimento sensuale, corteggiamento sfacciato: "il mio  bacio è come un rock", "24mila baci".  Il profeta del rock è stato la nostra guida di spasimanti nascosti, adoratori inibiti, maschi tramortiti e umiliati. Adriano era come noi, ma era immunizzato  come Ulisse, tarantolato dall'erba Moli, reso magicamente capace di sedurre qualunque donna, capace di qualunque azzardo, qualunque capriola sentimentale, perfino di adescare le ninfe dei navigli e di molestare sessualmente le più temibili sirene dei postriboli e lo faceva ballando Prisencolinensinainciusol sul ponte del vascello ebbro dei poeti invasati. 

Noi sappiamo che il nostro capitano è come noi. Come noi è anche lui stregato dallo splendore delle donne, stordito dal desiderio, roso dalla gelosia, disperato come un inguaribile innamorato. Sappiamo che la sua musica è vaneggiamento, la sua insolenza da molleggiato è l'azzardo a noi non consentito. Sappiamo che il ritmo ubriaco di Yuppi Du ci porterà tra le braccia delle più spietate sirene, ci farà desiderare le femmine glaciali, le zingare e le streghe, ma lo seguiremo senza cera nelle orecchie perché lui è anche un veggente, un lampionaio in cerca del cavallo bianco che non suda mai, un mendico ignorante che si fa crocifiggere sotto i pontili di Venezia, martire della bellezza.  

E ora godetevi un inno alla bellezza femminile, un'esplosione assassina e infernale come la terza guerra mondiale.


La stessa rappresentazione dal canale ufficiale di Adriano:


La magia della femminilità che s'accende nello sguardo maschile e deflagra nella mente. 

Adriano Celentano l'aveva celebrata nel suo magnifico film capolavoro: "Yuppi Du". Una favola dedicata all'autenticità delle relazioni, ma anche un devoto inno alla bellezza delle donne, alla loro straziante fugacità. 

 
C'è la bellezza giunonica, morbida e materna di Claudia, regale reincarnazione di Penelope, e quella algida e severa di Charlotte, la Sylvia sfuggente, una enigmatica Calipso che appare e scompare come silfide dei navigli.

Mistura di dolore e piacere. La mitologia ci racconta la testimonianza di Tiresia, indovino e bisessuale, diceva che nel piacere carnale le donne prendono nove parti e gli uomini una sola, conficcata profondamente. Alle donne forse manca l'estasi che strazia l'animo maschile e lo annienta. E le ragazze ridono dell'inebetito. 

Adriano è l'artista che in Yuppi Du ha saputo raffigurare la bellezza, il mistero, l'armonia e il dolore inflitto dal desiderio nella marcia trionfale sui pontili di Venezia. Là il protagonista viene 'crocifisso' dalla bellezza di Silvia (l'enigmatica Charlotte Rampling) il cui passo martellante sulle tavole di legno lo inchiodano letteralmente alla contemplazione del sublime. 

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Un'altra canzone che Adriano ha dedicato al mistero femminile: la rosa pericolosa

Qui il desiderio di restare finalmente "soli" è dedicato al miracolo di bellezza che si chiama Francesca Neri.

Con Prisencolinensinainciusol  nasce la cantilena ritmata che diventerà poi musica Rap.  

E poi i 24mila baci, la più abbondante dichiarazione d'amore della musica rock.

 

Se la bellezza, come disse Dostoevskji, è l'ultimo messia, Adriano Celentano è il più ispirato dei suoi profeti. Tra i suoi apostoli ricorderemo Gino Santercole, Jack La Cayenne, Leona Laviscount  e gli altri smidollati del Clan.