5.1.15

La venere di Diego Velasquez


L'unico nudo femminile del grande pittore spagnolo dell'età barocca genera un incantesimo di rara potenza. Una Venere sdraiata col piccolo Cupido che le regge lo specchio.

Il volto è indecifrabile, ma la modella di Velasquez esibisce una bellezza di raro equilibrio, completamente diversa dalle sontuose veneri di età barocca, quell di Tiziano, di Rubens, di Carracci e di Paolo Veronese.

Nel risvolto del post vi propongo alcune visioni e rivisitazioni.


Jules Joseph Lefebvre la presenta come odalisca, le ha tolto lo specchio, ma è impossibile non riconoscervi l'influenza di Velasquez.


La Venere e i cocci (fotografia di Patrick Richmond Nicholas) si riflette in uno schermo e mostra un ippocampo tatuato sul coccige, sottile richiamo alla nascità della déa nel mare di Cipro. Per il resto è tutto conforme alla visione di Velasquez. Cupido è diventato una statuetta di terracotta. Accanto alla spalla c'è un telecomando che può sostituire i servigi del putto. Ma non chiedetemi quale sia il senso del mattarello nascosto sotto la coperta.



Trovo magnifico il soliloquio di Sam Taylor-Wood. Qui non c'è più il Cupido. C'è solo un letto rischiarato da una luce che potrebbe essere di attesa o di riposo. 


Il fotografo francese Stephane Lallemand è entrato personalmente nel quadro e si è autoritratto nel gesto eterno di tutti gli artisti: servizievoli reggitori di specchi.

Gli specchi possono avere varia forma e natura. Anch'io come blogger, ladro di immagini e collezionista di figurine, sono soltanto un reggitore di specchi.



Superba la dama di Helmut Newton che si specchia dominando dall'alto i tetti di Parigi (1976). Il maestro dell'eros fotografico ha realizzato anche un'altra venere di cui sono riuscito a reperire solo la copia in bianco-nero che segue. Qui la divina bellezza si specchia nel televisore. Cupido assume forme femminili.

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