L'unico nudo femminile del grande pittore spagnolo dell'età barocca genera un incantesimo di rara potenza. Una Venere sdraiata col piccolo Cupido che le regge lo specchio.
Il volto è indecifrabile, ma la modella di Velasquez esibisce una bellezza di raro equilibrio, completamente diversa dalle sontuose veneri di età barocca, quell di Tiziano, di Rubens, di Carracci e di Paolo Veronese.
Nel risvolto del post vi propongo alcune visioni e rivisitazioni.
Jules Joseph Lefebvre la presenta come odalisca, le ha tolto lo specchio, ma è impossibile non riconoscervi l'influenza di Velasquez.
La Venere e i cocci (fotografia di Patrick Richmond Nicholas) si riflette in uno schermo e mostra un ippocampo tatuato sul coccige, sottile richiamo alla nascità della déa nel mare di Cipro. Per il resto è tutto conforme alla visione di Velasquez. Cupido è diventato una statuetta di terracotta. Accanto alla spalla c'è un telecomando che può sostituire i servigi del putto. Ma non chiedetemi quale sia il senso del mattarello nascosto sotto la coperta.
Trovo magnifico il soliloquio di Sam Taylor-Wood. Qui non c'è più il Cupido. C'è solo un letto rischiarato da una luce che potrebbe essere di attesa o di riposo.
Il fotografo francese Stephane Lallemand è entrato personalmente nel quadro e si è autoritratto nel gesto eterno di tutti gli artisti: servizievoli reggitori di specchi.
Gli specchi possono avere varia forma e natura. Anch'io come blogger, ladro di immagini e collezionista di figurine, sono soltanto un reggitore di specchi.
Superba la dama di Helmut Newton che si specchia dominando dall'alto i tetti di Parigi (1976). Il maestro dell'eros fotografico ha realizzato anche un'altra venere di cui sono riuscito a reperire solo la copia in bianco-nero che segue. Qui la divina bellezza si specchia nel televisore. Cupido assume forme femminili.
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