7.1.15
La veneri lascive
La venere di Francesco Hayez è il ritratto della danzatrice Carlotta Chabert, amante del conte Girolamo Malfatti, che era il committente del dipinto.
Una bellezza algida da cortigiana sprezzante che si mostra senza pudore. L'opera fu ritenuta da molti non confacente a raffigurare la dea della bellezza. Per giustificarsi il pittore disse che furono le forme della modella a non consentirgli di fare altrimenti.
Come aveva ben intuito Ugo Foscolo parlando della venere di marmo scolpita da Canova, la potenza erotica non trae forza dalla perfezione quanto da "quelle grazie che spirano un non so che di terreno, ma che muovono più facilmente il cuore".
La carnalità di Carlotta, da cui Hayez capì che non doveva fuggire, si ritrova anche in altri dipinti solitamente non dedicati alla dea della bellezza ma a donne reali. Vi si trovano figure femminili statuarie, atletiche, superbamente belle senza nulla di idealizzato.
Ecco la bellissima Psyche di Seignac Guillaume con un filo di perle tra i capelli e un pallore paradisiaco.
In questa categoria di donne alte, dalle coscie lunghe e i seni piccoli c'è una splendida Ipazia, realizzata nel 1911 da Charles William Mitchell.
La filosofa alessandrina dal volto afflitto sembra rifugiata presso un altare dove indicare qualcosa di elevato ai suoi assassini, i fanatici cristiani che la uccisero.
Lo stesso tipo di bellezza si ritrova anche nella Eva di John Byam Shaw, dipinta nello stesso anno: 1911.




