1.9.25

Il mito di Prometeo

Julian Beck dava il benvenuto agli spettatori come fossero ospiti che aveva invitato personalmente. Prima dello spettacolo, quando molte poltrone erano ancora vuote, venne a sedersi accanto alla mia e mi sussurrò alcune parole. Era come stare gomito a gomito con Tiresia, perché lui era stato l'antico indovino nell'Edipo Re di Pier Paolo Pasolini.
Noi cerchiamo sempre di aprire i sensi e l’intelletto a nuove forme di pensiero perché crediamo che siamo intrappolati in vecchie forme.
Ero al Teatro Duse di Bologna per assistere al "Prometeo", lo spettacolo che  Julian Beck aveva costruito nel corso degli anni di teatro da strada e di riflessione sui miti e sulla storia. Era un tentativo di elaborare una via libertaria per una rivoluzione non violenta. 
Anche le femministe e i protagonisti del movimento studentesco avevano già percorso quella via invocando la pace e l'amore.
Liberare l'uomo liberandolo dal principio di autorità.
Il mito racconta la storia di Prometeo che rubò il fuoco agli dèi per regalarlo agli uomini. Zeus si adirò e lo punì facendolo incatenare a una roccia dove un'aquila piombava su di lui per divorargli il fegato che ogni notte si rigenerava e l'aquila tornava il giorno successivo a lacerargli nuovamente il fianco in una punizione infinita.
In realtà Prometeo non aveva rubato niente, perché il fuoco si rigenera da solo. Nulla era stato sottratto dalla torcia infuocata che il Titano portò in regalo agli uomini. Gli dèi non avevano perso niente. E il castigo di Prometeo non aveva una ragione. Zeus s'era infuriato a causa della sua vana superbia. Voleva restare l'unico possessore del fuoco o della sapienza di cui il fuoco era una metafora.

La vita degli uomini è enormemente migliorata grazie al fuoco e alla sapienza. Potevano cuocere i cibi, riscaldarsi, fondere i metalli, illuminare nel buio della notte. Perché  impedirlo? La gelosia che covava nell'animo del più potente degli déi era un sentimento cupo e distruttivo. E la punizione che egli inflisse al Titano era altrettanto vana perché il fegato è l'unico organo che può rigenerarsi. L'aquila era costretta a tornare ogni giorno per replicare una pena inutile e senza fine. 


Il mito di Prometeo non ci racconta solo la storia della prima grande scoperta della storia umana e non si tratta solo di una metafora della sapienza che Prometeo distribui agli umani. Anche la sapienza si può prendere senza nulla togliere. Il furto del sapere è inconcepibile. La diffusione di cultura conviene a tutti. Ci si arricchisce tutti, sia chi impara cose nuove, sia chi le insegna e potrà per questo beneficiare sia del piacere d'aver donato, sia della possibilità di potersi poi confrontare con altre persone colte. Ma il mito di Prometeo era anche una metafora delle relazioni sessuali, perché anche nel sesso nessuno ci perde niente. E' un fuoco anche quello. Il furto d'amore non esiste e il tradimento è solo il riflesso di uno specchio ingannevole. Ci induce alla stessa superba vanità di Zeus. 

Non l'adulterio, ma la gelosia dovrebbe essere nella lista dei peccati. La donna facile è solo una donna generosa. L'uomo non diventa un porco se ci prova. La condanna di questi comportamenti è una stupida vanità che si ritorce contro il tradito geloso e lo sottopone ad una sofferenza inutile e senza fine che gli rode il fegato come un'aquila dal becco acuminato.

Superbia, vanità e gelosia restringono la sessualità dentro i recinti della monogamia. Le sacerdotesse del piacere vengono trasfigurate in puttane e il desiderio maschile ripudiato e condannato come molestia. Ma il sesso è come il fuoco. Tiresia potrebbe confermarlo.  Si possono accendere nuovi fuochi senza nulla togliere a nessuno. Il sesso è come il fuoco perché non puoi chiudere le fiamme del desiderio dentro uno scrigno e metterci un lucchetto per custodirle dai ladri. Che tristezza quei lucchetti! 


Il sesso è come la luce della conoscenza. Nel diffonderla ci sarà un miglioramento per tutti. La Bibbia usa il verbo conoscere per indicare l'amplesso: conoscenza carnale.

Adamo conobbe Eva sua moglie, la quale concepì e partorì Caino. 

Non sono sempre gentili purtroppo i frutti dell'amore. Anche Caino non lo era, tormentato da insane gelosie che lo trasformarono in assassino. La fatica degli umani è imparare a mantenere pura la fiamma di Prometeo.