I culti più antichi dei nostri antenati erano rivolti a una divinità femminile. Si svolgevano in caverne nascoste da una fitta vegetazione, luoghi umidi e selvaggi che talvolta furono trasformati in labirinti sotterranei come quelli che troviamo a Malta nel santuario ipogeo di Hal Saflieni. Statue raffiguranti la Grande Dea Madre sono state rinvenute in Anatolia, nel sito di Catal Huyuk che ci riporta a un culto di ottomila anni fa.
La troviamo raffigurata nella statuina proveniente da Macomer (Sardegna) e da quella rinvenuta nella Grotta del Colle di Rapino in Abruzzo. La grande Dea Madre ebbe nomi diversi tra i nostri lontani antenati: era Astarte per i Fenici, Iside per gli Egizi, Cibele in Anatolia. Era per tutti la forza primordiale creatrice e distruttrice, ma anche rigeneratrice. I caratteri di questa divinità, che sovrastava tutte le altre e viene considerata madre degli Dèi, si ritrovano anche in alcune figure della mitologia greco-romana, come la Demetra-Cerere madre di Kora-Persephone, la quale come sposa di Ade-Plutone era la governatrice degli inferi durante l'inverno e della fioritura durante il semestre estivo. Fu lei a concedere a Orfeo il privilegio di ricondurre tra i vivi la ninfa Euridice, sposa di lui e figlia di lei.Alcuni caratteri della Dea Madre si ritrovano anche in Venere-Afrodite, la callipigia. Venere e Persephone s'innamorarono entrambe di Adone suscitando l'ira gelosa di Marte, ma qui il mito ci mostra già dee vogliose e litigiose, animate da pulsioni molto umane. Le stesse pulsioni e gelosie che in alcune versioni del mito afflissero anche Cibele, la dèa frigia dalla corona turrita che viaggiava su un carro trainato da due leoni.
Il legame tra Cibele e Attis assomiglia molto a quello tra Venere e Adone. La vicenda di Attis è narrata da storie diverse e controverse, ma come Adone il giovane amante della dea muore e rinasce. Come Attis anche Adone era nato da una inseminazione incestuosa.
Una versione del mito vuole che Attis sia nato dalla ninfa Nana rimasta incinta a seguito dell'assunzione di una mandorla oppure chicchi di melagrana. Mandorlo e melograno sono le due piante-simbolo della rigenerazione. Quella pianta cresciuta nelle sponde del fiume Sangario era impregnata del sangue e del seme perso da Agdistis quando fu evirato. Accadde perché gli dèi dell'Olimpo temevano la forza straordinaria di Agdistis, che aveva un'indole malvagia e demoniaca e sommava in sè il maschile e il femminile, era infatti un ermafrodita nato dallo sperma di Zeus che era schizzato su una pietra durante il tentativo di stuprare Cibele, che nel panteon latino è la stessa Rea, sorella e moglie di Chrono, quindi madre di Zeus. Dioniso fu incaricato dagli dèi di strappare gli attributi virili al malvagio Agdistis.Per eseguire questo compito lo fece ubriacare per poi legare i suoi genitali con una corda mentre era addormentato sui rami di un albero. Quando Agdistis si svegliò cadde dall'albero evirandosi. Da quel momento divenne donna.
Quindi Attis era indirettamente figlio di Agdistis, attraverso quel seme maschile che aveva fecondato il mandorlo (o il melograno) mangiato dalla ninfa del fiume. Il neonato aveva come padre una donna e fu un'altra donna, la stessa Cibele, ad assistere la ninfa imprigionata in una grotta. Così Cibele fece in modo che Attis potesse nascere.
Attis fu poi allattato da una capra, allevato dai pastori e divenne egli stesso un pastore. Viene raffigurato come un giovane bellissimo che indossa il cappello frigio.
Dopo l'evirazione, involontariamente subita, Agdistis mantenne sembianze femminili e si innamorò del giovane Attis. Ma anche la dea Cibele era innamorata di Attis ed entrambe si imbucarano alla festa di nozze che avrebbe dovuto unire Attis alla figlia minore del Re Mida.
Altra versione del mito racconta invece che Attis era già diventato amante di Cibele e l'aveva tradita con la ninfa Sangaride. Comunque la festa fu rovinata perché Agdistis seminò panico e allucinazioni tra i convitati oppure fu Cibele che procurò la morte di Sangaride. Attis fuggì e in preda alla follia o al dolore per la perdita dell'amata si evirò lui stesso e morì dissanguato presso un pino. Dal suo sangue che aveva impregnato la terra nacquero le viole.
La morte del giovane pastore commosse Cibele o Agdistis che probabilmente è soltanto una diversa apparenza della stessa Dea, come Sangaride sembra essere la stessa ninfa Nana, madre di Attis. Sono sdoppiamenti con cui il mito celava il carattere incestuoso delle passioni. La Dèa mossa a compassione, o nuovamente rapita dal desiderio, riportò in vita il giovinetto restituendogli anche gli attributi virili per averlo nuovamente con sé come amante e come servitore. Attis infatti sarà l'auriga del carro trainato dai due leoni.
Nel mito di Attis c'è una violenza che si ripete, il sangue che sgorga e la vita che si rigenera, c'è furore di gelosia, il desiderio incestuoso, il cambio di sesso e le inseminazioni involontarie. Tutto questo ritorna nelle Megalesie (Ludi Megalenses) che venivano celebrate tra il 15 e il 28 marzo nell'antica Roma. Nel primo giorno una processione raggiungeva il tempio di Cibele sul Palatino e là si officiava il rito del "Canna intras", perché Attis era stato allevato in un canneto, poi si osservavano nove giorni di astinenza e digiuno a cui seguiva il risveglio di Attis che coincide con l'equinozio di primavera e si dava inizio alle danze frenetiche dei coribanti con riti orgiastici accompagnati da musiche di timpani, di cembali e scudi metallici. Erano musiche fortemente ritmate e ossessive, tali da stordire i fedeli. Durante queste giornate, chiamate Sanguem, alcuni partecipanti si eviravano conpietre aguzze, altri si sottoponevano alla doccia di sangue del taurobolium. I sacerdoti (Galli) destinati al culto di Cibele venivano scelti tra gli evirati. L'abbigliamento dei sacerdoti e dei coribanti era molto colorato e i loro volti trasformati da un vistoso trucco che li faceva apparire effeminati.
Il culto di Cibele è legato anche a una pietra nera (lapis niger) che fu trasportata a Roma da Pessinunte, su richiesta di sacerdoti che avevano consultato i Libri Sibillini.
La pietra (probabilmente un meteorite caduto in Frigia) fu collocata nel Tempio di Cibele il 4 aprile del 204 a.C. ed era venerata tra gli oggetti più sacri della città (uno dei sette pignora imperii) ed era considerata "l'ago di Cibele", simbolo del fuso, lo strumento di tessitura, perché la Grande Madre era legata ai cicli della natura ma era anche la tessitrice delle Leggi poste a fondamento della città.
Madre degli Dei immortali,Lei prepara un carro veloce, tirato da leoni uccisori di tori:Lei che maneggia lo scettro sul rinomato bastone,Lei dai tanti nomi, l'Onorata!Tu occupasti il Trono Centrale del Cosmo,e cosi' della Terra, mentre Tu provvedevi a cibi delicati!Attraverso Te c'è stata portata la razza degli essere immortali e mortali!Grazie a Te, i fiumi e l'intero mare sono governati!Vai al banchetto, O Altissima! Deliziante con tamburi, Tamer di tutti,Savia dei Frigi, Compagna di Kronos, Figlia d'Urano,l'Antica, Genitrice di Vita, Amante Instancabile,Gioconda, gratificata con atti di pietà!Dea generosa dell'Ida, Tu, Madre di Dei,Che porta la delizia a Dindyma e nelle città turritee nei leoni aggiogati in coppie, ora guidami negli anni a venire!Dea, rendi questo segno benigno!Cammina accanto a me con il Tuo passo grazioso!Virgilio - Eneide - preghiera di Enea
A me piace pensare che Attis, attraversando i secoli con quel suo berretto frigio, arrivò fino alla Parigi settecentesca per spargere una nuova follia collettiva tra i giacobini e i sanculotti: la libertà democratica.
Quella follia divenne sangue e terrore in un periodo di intrighi amorosi, dissoluti e libertini.
"Chi non ha vissuto gli anni prima dell’89 non sa che cos’è la gioia di vivere" - Talleyrand
Ne abbiamo notizia da Les Liaisons dangereuses del maresciallo de Laclos, da Le libertin de qualité di Mirebeau, dal poema erotico-satirico Organt di Saint-Just, fino alle perversioni sessuali di Justine, de La filosofia del boudoir e Le 120 giornate di Sodoma del Marchese De Sade.
L'epoca dei lumi fu anche epoca di eccessi libidinosi e da quel fermento sono nate le moderne democrazie. Non deve quindi stupirci se certe tendenze tornano periodicamente in varie forme: istanze femministe, trasgessività esibita, raduni musicali collettivi, comunità hippies, gay-pride, manifestazioni ambientaliste e non mancano moderni e tecnologici postriboli governati dal piglio crudele delle Mistress, di eccentrici transessuali e di sacerdotesse Femdom. Nel percorso democratico il libero pensiero può diventare sfida sfrontata ad ogni limite, e potrebbe riportarci sotto il dominio di Cibele la dèa primordiale intronata sul suo carro trainato dai leoni e guidato da giovane Attis. Perfino il Sole potrebbe tornare al genere femminile: naran era la madre solare dei mongoli. La Luna diventerebbe il suo figlio che da lei trae la sua argentea luce. E' il sara dei culti turco-mongoli secondo la testimonianza del francescano Giovanni di Pian del Carpine (citata da Cardini-Montesano in Donne Sacre - ed. Il Mulino 2023) un lunare e lunatico figlio, auriga e gigolò.
La pietra nera della Dèa frigia può far pensare all'oggetto sacro incastonato nell'angolo della Ka'ba a La Mecca, che tuttavia non evoca nulla del femminino sacro, idea probabilmente estranea al mondo islamico. In alcuni testi viene citata, senza fonte, un'antica epigrafe di origine ebraica che conterrebbe una strana evocazione: "Ad Attis, il Dio supremo che tiene unito l'universo. Con quel nome il Creatore biblico diventa a sua volta creatura: un Padreterno che è anche figlio di Madre Natura e se quel nome ci rimanda al pastorello frigio che si è evirato per far dispetto alla Dea Madre, qualcuno potrebbe riconoscervi il gesto autolesionista della circoncisione che Abramo inflisse a se stesso e a tutti i suoi discendenti maschi.
La Vergine nel suo luogo celeste cavalca il Leone!
Portatrice di frumento, Inventrice della legge,
Fondatrice delle città, dai cui doni deriva
la fortuna degli uomini di venire a conoscenza degli Dei:
per questo Lei è la madre degli Dei;
Pace! Virtù! Cibele, che soppesa la vita e le leggi nella sua Equità.

