8.3.25

Combattenti

I combattenti hanno bisogno di un nemico. Senza un nemico non è facile definire la propria identità. Ma c'è anche chi non cerca l'identità sul passaporto, chi non la cerca aggregandosi ad un gruppo di patrioti, ad una terra da difendere o una stirpe.
C'è chi riconosce il nemico guardando in una sorta di specchio retrovisore.

Al momento di marciare,
molti non sanno,
che alla loro testa marcia il nemico.

La voce che li comanda,
è la voce del nemico.

E chi parla del nemico,
è lui stesso il nemico.


(B. Brecht)

 

Ancor più ingannevole se la voce che ci comanda è una voce di donna.

 

 

Ecco gli elmi dei vinti, abbandonati
in piedi, di traverso e capovolti.
E il giorno amaro in cui voi siete stati vinti
non è quando ve li hanno tolti,
ma fu quel primo giorno in cui
ve li siete infilati senza altri commenti,
quando vi siete messi sull’attenti
e avete cominciato a dire sì”.

(B. Brecht)

L'obbedienza non è più una virtù 

lo scriveva don Lozenzo Milani esortando i giovani all'obiezione di coscienza. Non è mai stata una virtù, neanche nei tempi antichi in cui Ulisse si fingeva pazzo seminando sale sulla spiaggia e Achille cercava di confondersi tra le ragazze di un collegio, vestito da donna, e in quei tempi qualcuno rivolgeva la sua preghiera al dio Marte:

Irradia di lassù la tua amica luce
sopra le nostre vite, e la tua forza guerriera:
così che io possa scacciare dalla mia testa l’odiosa viltà,
e frenare quello slancio fallace del mio animo,
e trattenere quella stridula voce nel mio cuore
che mi provoca a gettarmi nella guerra agghiacciante.
Tu, o beato, donami il coraggio:
lasciami indugiare al sicuro
nelle leggi della pace,
e sfuggire così allo scontro coi nemici,
e al destino di una morte violenta.

La stupida inutilità della guerra, sempre nota ai poeti, ha ispirato i versi di Ungaretti e di Quasimodo, di Bertold Brecht e Federico Garcia Lorca, ma era nota ai re.

“Se i miei soldati cominciassero a pensare, nessuno di essi rimarrebbe nelle file”
(Federico II di Prussia) 

Tomaso Montanari cita l'iscrizione apposta nella città di Colonia nel 2009 sotto un monumento dedicato ai disertori: 

“omaggio ai soldati che si sono rifiutati di sparare ai soldati, che si sono rifiutati di sparare al popolo, che si sono rifiutati di torturare il popolo, che si sono rifiutati di dare informazioni contro il popolo, che si sono rifiutati di brutalizzare il popolo, che si sono rifiutati di discriminare il popolo, che si sono rifiutati di ridicolizzare il popolo, che hanno dimostrato coraggio civile, mentre la maggioranza taceva e si accodava”


Se in qualche orribile sogno anche tu potessi metterti al passo
dietro il furgone in cui lo scaraventammo,
e guardare i bianchi occhi contorcersi sul suo volto,
il suo volto a penzoloni, come un demonio sazio di peccato;
se solo potessi sentire il sangue, ad ogni sobbalzo,
fuoriuscire gorgogliante dai polmoni guasti di bava,
osceni come il cancro, amari come il rigurgito
di disgustose, incurabili piaghe su lingue innocenti -
amico mio, non ripeteresti con tanto compiaciuto fervore
a fanciulli ansiosi di farsi raccontare gesta disperate,
la vecchia Menzogna: "Dulce et decorum est
Pro patria mori".


(Wilfred Owen)