1.4.24

La filosofia di Vasco

Alcuni pensano che Vasco Rossi sia una rockstar. Nel 1985 aveva già riempito l'Arena di Verona e non era la prima volta, ma lo vedevi che lui era diverso. Il cantore della generazione di sconvolti che nel 2017 vedrà 225mila spettatori al Modena Park era un poeta maledetto, un drogato, figlio di uno scampato dai  lager nazisti. La sua vita spericolata era un vagabondare da scapigliato alla Rimbaud, un vagabondare notturno tra cantine, sogni e panchine dove dormire quando l'albergo ti ha chiuso la porta in faccia.. Ma i sogni di Vasco erano anche visioni allucinate e lui finì in galera. Non tutti riconoscono i buoni.

Ora il vecchio Vasco ci racconta di donne che lui ha amato, di ragazze che non ha avuto, altre perdute tra le braccia di altri e di una femminista distruttiva e di Gabriella che lo aspettava, seduta sulla valigia, davanti alla porta di casa. E scopriamo che Vasco è stato sempre solo il ragazzo timido e smarrito.

«Io adoro la filosofia. Vita spericolata viene dal vivere pericolosamente di Nietzsche. Leggere “Aut-aut” di Kierkegaard, “Il mondo come volontà e rappresentazione” di Schopenhauer, la “Critica della ragion pura” di Kant mi ha cambiato la vita».

«Vivere momento per momento, di Jon Kabat-Zinn. Vivere nel passato significa appartenere ai rimpianti, vivere nel futuro vuol dire essere schiavi dei progetti; in entrambi i casi siamo condannati alla sofferenza. Esiste soltanto il presente. Ho coltivato ogni genere di paura, prima di capire che la realtà non è mai così brutta come il fantasma della realtà».
«Ma ora i fisici pensano che la materia sia solo un insieme di vibrazioni, e che la coscienza venga prima della materia. È questa la vera immortalità. A volte mi fermo a respirare, senza pensare a nulla, o meglio accogliendo i pensieri e lasciandoli passare. All’inizio restare solo con me stesso mi faceva impazzire. Ma solo così arrivi alla consapevolezza».