Devo
più pensiero agli esseri non pensanti, le donne, che ai libri. Le
donne sono
il crittogramma e l’aroma di profondità, l'immortalità
nella verità della morte. Se l'uomo oggi le ama così poco e
superficialmente è perché ha cessato stupidamente di volersi
immortale. Non è diventato stoico, si è soltanto incretinito e su
questa strada non si fermerà più. Sottraendo il sale mercuriale
femminile da un qualsiasi mio aggregato di parole si cancellerebbe
deplorevolmente il versicolo, e anche per questo motivo, nell'altro
mondo, Baudelaire mi sta aspettando per conversare insieme: con una
insignificante separazione cronologica, abbiamo camminato vicini. La
donna è immischiata come la mano di un complice in tutte queste
compassioni e disperazioni che il singhiozzo e il sobbalzo della
pianola meccanica diffondono sulla mia piccola cerchia muta. Se una
poesia non arriva a somigliare a
una mano de mujer que se posa sopre la frente dolorida è moneta
bucata.
Cosa farci? Non c'è poesia ascetica
che non sia scandita dalle ore del breviario erotico ed è l'umidità
dell'oro femminile che impedisce ai versi di diventare tombe piene di
polvere in poco tempo. Sia pure il letto deserto, il breviario resta
aperto per l'idea improvvisa a cui la parola darà la vibrazione
infinita e sempre un chiarore emanerà, quantunque sia notte, dalla
pagina che la muliebrità ha impregnato.
(Guido Ceronetti – prefazione a
Compassioni e disperazioni)