16.7.23

Tre sorelle

In quel migliaio di persone affollate nella semioscurità del pratone in attesa del concerto c'è gente di ogni età, tipi buffi, donne sciatte con pantaloncini e infradito. Ma c'è lei. 

Non so chi sia. Sta guardando indietro e fa cenni col braccio in direzione dell'entrata. E' una ragazza molto normale, troppo normale. Al suo fianco c'è un ragazzo che sta fermo, non si sbraccia. Lei continua insistente, chiama senza voce qualcuno che forse non la vede. Ha una veste leggera molto normale, legata ai fianchi da un cordoncino bianco. Una veste leggera, lunga fino ai piedi, sottolinea la sua femminilità atavica. Una chioma di capelli semiraccolti sulla nuca con precisa casualità. Occhi ben incorniciati da sopracciglie perfette. 

C'è un casto sapore di casa nel suo viso e un'essenza di giovinezza senza tempo.

Qualcuno poi arriva e il suo sorriso illumina il volto affilato. Anche la ragazza più giovane dal viso più tondeggiante sorride allo stesso modo e poi nel gruppo una terza donna con occhiali da professoressa, un lungo abito nero e una magrezza che è quasi l'annuncio di una incipiente anzianità. Hanno tutte lo stesso radioso sorriso. Probabilmente sono sorelle. Scambiano sguardi e parole anche con un'altra donna, mamma di tre bambini e una coppia molto giovane. Non so se sono amici o parenti, ma riconosco la forza segreta dei legami familiari. Sono quei legami profondi che impregnano di bellezza la loro normalità: nessun tatuaggio, nessun percing, nessuna sciatteria... solo i cerchi degli orecchini che oscillano tra le onde dei capelli. 

Lei è, tra le tre, la più loquace. Parla con trasporto e con tutti, come un flusso d'anima che vorrebbe trattenere tutti, tutti insieme. Non guarda mai il ragazzo rimasto in disparte ad ascoltare la musica dei Nomadi. Nelle famiglie forti i maschi sono sempre marginali, come strumenti che possono restare appoggiati nell'angolo finché non servono per fare qualcosa. L'anima appartiene solo alle donne, alla loro sorellanza, alle loro intese di sguardi e sorrisi.

Eccola, ora balla e trascina le sorelle nel ballo. Ballano in cerchio. Si lasciano trasportare dalla musica e da onde segrete di felicità. E io silenzioso come una statua, mi carico nel contemplarle della loro felicità.