27.4.22

Se la poesia si facesse realtà

 

Virginia è la ragazza che voleva costruire un mondo magico nel quale vivere. Non sappiamo se sia riuscita nell'impresa. I biografi tendono a negarlo. Eppure lei ha visto, come Alice, il mondo oltre lo specchio. Alcune cose di quel mondo ce le ha raccontate.

"l’unica vita eccitante è quella immaginaria"

Virginia capì che non ci si può immergere nell'immaginario senza lasciarsi alle spalle ciò che immaginario non è.

"Ognuno ha il proprio passato chiuso dentro di sé come le pagine di un libro imparato a memoria e di cui gli amici possono solo leggere il titolo."

Virginia capì che il suo sguardo doveva riuscire a cogliere l'attimo che consente di guardare oltre.

"Tutto il problema dell’esistenza consiste nel cogliere i momenti in cui le cose si fanno trasparenti e si trova la traccia. Come se, per uno squarcio improvviso, il fondo dell’essere divenisse visibile e la poesia si facesse realtà."

 

"Le nostre sembianze, le caratteristiche che ci distinguono, sono semplicemente cose puerili. Al di sotto tutto è buio, tutto s’allarga, c’è una profondità insondabile; ma di tanto in tanto noi saliamo in superficie ed è questo che gli altri conoscono di noi."

Virginia capì che doveva procedere da sola.

"C’è una foresta vergine in ciascuno di noi, un campo di neve dove anche l’impronta delle zampe d’uccello è sconosciuta. Qui ci addentriamo da soli e preferiamo che sia così. Avere sempre la solidarietà, essere sempre accompagnati,essere sempre compresi, sarebbe intollerabile."

Ma doveva procedere con determinazione

"Con quanta interezza vivo nella mia immaginazione; come dipendo assolutamente da zampilli di pensiero che mi vengono mentre cammino, mentre mi siedo; cose che roteano nella mia mente, componendovi un incessante corte."

Virginia capì che la magia richiede formule magiche, parole che possono aprire i cancelli del mondo magico.

"Troppo spesso le parole sono state usate, maneggiate, rivoltate, lasciate esposte alla polvere della strada. Le parole che cerchiamo pendono accanto all’albero: con l’aurora le troviamo, dolci sotto le fronde."

Virginia si guardò dentro lo specchio e guardò fin dentro l'abisso dello specchio.

"Le donne devono sempre ricordarsi chi sono, e di cosa sono capaci. Non devono temere di attraversare gli sterminati campi dell’irrazionalità, e neanche di rimanere sospese sulle stelle, di notte, appoggiate al balcone del cielo. Non devono aver paura del buio che inabissa le cose, perché quel buio libera una moltitudine di tesori. Quel buio che loro, libere, scarmigliate e fiere, conoscono come nessun uomo saprà mai."

Virginia sapeva che uomini e donne non sono uguali.

"I sessi sono diversi; eppure si confondono. Non c’è essere umano che oscilli così da un sesso all’altro, e spesso non sono che gli abiti a serbare l’apparenza virile o femminile, mentre il sesso profondo è l’opposto di quello superficiale."

Nonostante le oscillazioni tra uomini e donne restano differenze incolmabili e incomprensibili

"Perché le donne sono tanto più interessanti per gli uomini che gli uomini per le donne?"

 "Per tutti questi secoli le donne hanno svolto la funzione di specchi, dotati della magica e deliziosa proprietà di riflettere la figura dell’uomo a grandezza doppia del naturale."

E laggiù, nel fondo del suo mondo magico, Virginia scoprì che ogni poeta è un mago dei boschi, ogni poetessa una sfata dei laghi.

 "Che cosa sono i nostri eruditi se non i discendenti delle streghe e degli eremiti che un tempo si ritiravano nelle caverne e nei boschi a distillare erbe, a interrogare toporagni e ad annotare il linguaggio delle stelle?"