29.4.22

Il trillo del diavolo

La musica lambisce i confini del paradiso e dell'inferno. Su quei confini si agitano i destini di musici e liutai. Ombre misteriose nelle botteghe di Cremona quando Giuseppe Tartini, nel 1713, incontrò Mefisto e fece con lui un patto, ma lo fece solo in sogno. Nel sogno il demonio che s'era posto al suo servizio trasse da un violino una musica così bella che mozzava il fiato.

“… Talchè ne fui così trascinato, rapito, incantato che mi si arrestò il fiato e mi svegliai: afferrai subito il mio violino per fermare nella realtà una parte almeno dei suoni che avevo udito in sogno, ma invano…”.
Dopo numerosi tentativi il giovane Tartini abbozzò sul pentagramma una superba sonata per violino, complicata e magnifica, che è nota come Trillo del diavolo. Ma gli restava la frustrazione di una composizione che non era neanche paragonabile alla musica ascoltata nel sogno. 

Quella sonata in Sol minore è la stessa che accenderà di vibrazioni diaboliche i capricci di Paganini e replica ancora la sua misteriosa suggestione nello stradivari di Uto Ughi. Non so se occorre possedere un Guarneri del Gesù per contenere la potenza dei luciferini accordi suggeriti nel sogno al musicista istriano. 

 

L'onirico incontro del 1713 non avvenne in un crocevia di strade ma in un silenzioso convento di Assisi dove il giovane musicista aveva cercato rifiugio per sfuggire alle ire del Cardinal Cordaro di cui aveva sedotto la nipote conosciuta a Venezia.
I frati di Assisi gli chiedevano di suonare durante la loro messa domenicale e lui lo faceva celandosi dietro una tenda, finchè un refolo di vento non la sollevò e qualcuno lo riconobbe e riferì al cardinale gettando nell'angoscia il giovane violinista. E fu in quelle notti in cui si sentiva stretto tra timori di una punizione e speranze d'amore che il diavolo, dopo aver soffiato sulla tenda, venne ad insinuarsi nel sogno. 

Forse lo scopo era quello di renderlo succube per sempre della donna che aveva sedotto. Dopo la denuncia il Cardinale gli concesse il perdono lasciando ricongiungere i due innamorati che poi vissero sempre insieme nelle suggestive dimore di Venezia e in quelle della magica Praga. E insieme furono sepolti a Padova, nella chiesa di Santa Caterina, ma non ci è dato di sapere se ci fu un secondo incontro dopo il patto stipulato nel sogno di Assisi. Sappiamo soltanto che la tomba di Tartini è vuota, nessun corpo vi è stato trovato, e vari testimoni riferiscono che in quella chiesa di notte è possibile scorgere una figura femminile che danza al suono di una misteriosa musica. Potrebbe essere Elisabetta Pramazzone accompagnata dalla figura incorporea di un gentiluomo vestito in abiti settecenteschi che perlei suona appassionatamente un violino.