19.4.22

Il tubone e il mobylette

Il Motobecane non aveva niente di bello, era un banalissimo ciclomotore a pedali. Tra i modelli che si vendevano negli anni '70 del secolo scorso non brillava né per lo stile, né per le prestazioni. Non aveva il design raffinato del Ciao, non la grinta del Califfo e nemmeno l'eleganza di una Vespa o lo stile di una Lambretta. In velocità, con i suoi 40 km/h, lo battevano tutti, forse perfino il Trotter della Moto Guzzi, eppure in Francia era il sogno di ogni ragazzino. Era il "blu" che poteva regalare la libertà. Blu era l'altro soprannome del fedelissimo e infaticabile Mobylette. 

Un oggetto sgraziato, come tanti altri prodotti francesi di quegli anni: la Peugeot 403 cabrio, quella del tenente Colombo, la bruttissima Citroen Amy e la Renault 12. Eppure, nonostante gli evidenti limiti,  il Mobylette era molto apprezzato, indimenticabile, forse perfino romantico, tanto da diventare un vero divo del cinema. 

Compare in una pellicola francese, Le Braconnier de Dieu, ma quindici anni dopo ebbe il suo momento di vera celebrità, tra le campagne toscane dove Levante (Leonardo Pieraccioni) inseguiva  il Ciclone delle incantevoli ballerine di flamenco (1996). 

Il Motobecane 50V Type Luxe era indistruttibile. Levante lo schianta contro il muro della fattoria.
Poi ricompare in un altro film, ancora più celebre,  Il favoloso mondo di Amelie (2001) dove viene inforcato da Nino Quincampoix, il collezionista di fototessere mal riuscite. E' di lui che Amelie si innamora e nel finale scorrazzano insieme in sella al Mobylette nelle strade di Montematre.  

Nelle versioni più recenti verrà ribattezzato "Cady" e l'industria produttrice prende il nome di Mbk. 

Il Cady appare imborghesito, si presenta in pubblicità spumeggianti che ricordano quelle della Piaggio, ma la nostalgia dei parigini resta legata al "blu" della Motobecane, la cui mitica bruttezza ha la schiettezza di un autentico ferro amotore come la Citroen Due Cavalli o la essenziale robusta R4.

          


Nel film di Jean-Pierre Jeunet compare Dominique Pinon nei panni di un cliente fisso del bar dove lavora Amelie. E' lo stesso attore che il pubblico francese aveva conosciuto in Diva, il capolavoro del 1981 di  Jean-Jacques Beineix. 


 

In quel film c'era un altro motociclo, un tubone, il Malaguty Fifty. Jules lo guida percorrendo all'impazzata i tunnel della metropolitana, su e giù dalle scale mobili e fin dentro i vagoni. Era il giovane postino pazzo per la musica lirica, ossessionato soprattutto dal canto paradiasico di Wilhelmenia Fernandez, affrontava i brutti ceffi come Dominique Pinon e sfuggiva agli inseguimenti che mai il Mobylette avrebbe potuto fare.

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Da guardare su Youtube: 

restauro di un vecchio Mobylette

il Mobylette in versione Harley

col Mobylette nel deserto