23.2.21

L'antesignano della beat generation

Si è spento alla bella età di 101 anni il poeta Lawrence Ferlinghetti. Il primo e l'ultimo dei beat. L'epoca della beat generation non fu un'epoca "beata", ma sicuramente fu una primavera meravigliosa. 
A San Francisco la libreria City Lights è stata la culla di un rinascimento, era la bottega letteraria del pacifismo più radicale, era la libreria di Ferlinghetti. Là, tra i vagabondi che la frequentavano, è germogliato il sogno libertario degli anni sessanta.

Per il lampionaio quel luogo ha il valore di un tempio, City Lights è il miglior luogo dove può stazionare il lampionaio e Ferlinghetti è lui stesso un perfetto lampionaio. E' stato lui a pubblicare i libri in cui la cultura beat affonda le sue radici: "On the Road" di Jack Kerouac e "Howl" di Allen Ginsberg. Un suo volume di poesie s'intitola "Un lume non spento". Titolo perfetto per il nostro lampionaio.

 Si dice che il pacifismo radicale di Ferlinghetti sia nato nel 1946 davanti alla visione di Nagasaki annientata dalla bomba atomica.  L'umanità non avrebbe più potuto sopportare un simile orrore e per impedire che l'orrore potesse riemergere c'era solo l'arte creativa capace di suscitare intelligenza.

Lawrence era figlio di un italiano che aveva americanizzato il cognome in Ferling e di una donna franco-portoghese, era cresciuto in Francia, in casa di una zia. Non aveva mai conosciuto  il padre e non sapeva neanche di avere origini italiane, la madre fu ricoverata in manicomio e lui fu affidato alla zia che viveva in Francia. Tornò in America, ancora giovanissimo,  al seguito della zia, e studiò a New York prima di tornare in Francia, a Parigi, dove conseguì il dottorato alla Sorbona, ma fu Kenneth Rexroth ad indirizzarlo verso la California, la nuova Boheme, dove Ferlinghetti nel 1953 aprì la sua libreria che poi trasformò anche in casa editrice.

1974 - da destra: Ferlinghetti, Ginsberg, Dylan, Michael McClure e Robbie Robertson  


Seguace dell’utopia anarchica, ma sufficientemente realista da capire come l’individuo non sia sufficientemente evoluto per vivere in una società dove le leggi siano superflue, non per questo si rassegnò a non lottare per la democrazia.     (Niccolò Lucarelli)


Erano gli anni del maccartismo. Nel 1956 la pubblicazione di Howl, l'urlo poetico di Allen Ginsberg (di cui ho tentato una traduzione) gli costò anche un arresto, ma fu capace di reagire alla censura dichiarando che osceno è il sistema e non chi lo denuncia. 

 

Ferlinghetti tradusse in inglese le poesie di Pasolini, diede spazio alla pittura e alla musica coltivando sempre la resistenza civile, la libertà di pensiero, la solidarietà fra individui di etnie e culture diverse, il rifiuto delle diseguaglianze.

In questo millennio che sta facendo risorgere l'odio, l'oppressione, l'intolleranza, il fascismo, la disuguaglianza, l'indifferenza, la falsità... abbiamo urgente ed estremo bisogno delle profezie pacifiste dei poeti, degli artisti e dei musicisti della beat generation.

  PIETA' PER LA NAZIONE  (2007)

Pietà per la nazione i cui uomini sono pecore
e i cui pastori sono guide cattive
Pietà per la nazione i cui leader sono bugiardi
i cui saggi sono messi a tacere
Pietà per la nazione che non alza la propria voce
tranne che per lodare i conquistatori
e acclamare i prepotenti come eroi
e che aspira a comandare il mondo
con la forza e la tortura
Pietà per la nazione che non conosce
nessun’ altra lingua se non la propria
nessun’ altra cultura se non la propria
Pietà per la nazione il cui fiato e’ danaro
e che dorme il sonno di quelli
con la pancia troppo piena
Pietà per la nazione – oh, pietà per gli uomini
che permettono che i propri diritti vengano erosi
e le proprie libertà spazzate via
Patria mia, lacrime di te
dolce terra di libertà!

Questi versi di Ferlinghetti li terremo come viatico del terzo millennio, un lamento che potrà seppellire i prepotenti e i loro servili greggi di pecore e lupi.