8.8.20

Gli apprendisti stregoni

Le guerre del XX° secolo sono state un viaggio verso l'apocalisse. La prima fu chiamata "Grande Guerra", vide gli eserciti strisciare nel fango delle trincee. Tutto cominciò in un periodo che sembrava molto bello, quando il mondo era affascinato dalle prime meraviglie della tecnologia e da straordinarie innovazioni artistiche e culturali. 

Erano anni splendidi quelli della Belle Epoque,  ma in essi covava qualcosa di oscuro. Sembravano idee di poco conto. Gli anarchici sparavano contro i tiranni. Erano idealisti sognatori. Volevano portare libertà e giustizia dentro quel mondo di privilegi in cui sbocciavano le arti e le scienze. Erano ingenui. Non sapevano nulla del lato oscuro. Non sapevano quali ordigni psichici erano disseminati nelle menti della gente comune, quali trappole emotive erano state piazzate negli apparati statali, quali tecniche ipnotiche avevano assopito troppi cuori. Non era anarchico quel Gavrilo Princip che a Serajevo girava con la pistola in tasca. Era un nazionalista serbo. Forse era anche lui un sognatore, forse era solo un balordo, non sapeva che in altri paesi c'erano altri nazionalismi e che in ogni nazionalismo covano egoismi maligni. Quella mattina non avrebbe dovuto neanche essere là, sulla strada percorsa dalla vettura del Principe asburgico. Tutto andò storto quella mattina del 28 giugno 1914.

La scintilla sembrava accesa quasi per caso e i governi fecero a gara a gettare i loro eserciti nell'orgia di sangue che fu la Grande Guerra. Si uccidevano tutti: serbi, austriaci, tedeschi, francesi, inglesi, russi, italiani... si facevano a pezzi con le baionette, le granate, i moschetti, le mitraglie, i bombardamenti, i gas asfissianti... i generali ordinavano anche la fucilazione dei loro stessi soldati, le donne costruivano le bombe nelle officine, il sangue scorreva nelle trincee.

Quando sembrava tutto finito, mentre i reduci e i mutilati vagavano tra i resti di un mondo devastato da una insensata ferocia, gli artigiani della giustizia sociale elaboravano i disegni e le strategie per un mondo migliore. Non conoscevano l'arte del governo, erano cresciuti lontano dalle leve del potere, venivano dalle assemblee degli operai, dalle proteste dei contadini, dai fogli redatti nei covi dei rivoluzionari. Volevano cambiare il mondo come i giacobini dell'89, ma erano inconsapevoli di quanti danni possano fare gli apprendisti stregoni. Mescolarono rabbia e sogno, guerra e politica, orgoglio e burocrazia, esaltazione e costrizione. Sperimentavano. Erano apprendisti stregoni della politica. Erano visionari, ma sciocchi e presuntuosi. Le loro misture idealistiche realizzarono la gabbia sociale dei soviet, i plotoni di squadristi in camicia nera, le carnevalate dei gerarchi fascisti, i riti segreti dei sacerdoti dell'ultima Thule, profeti della razza ariana. Un venditore di acquerelli aveva sognato di poter redimere il mondo, si issò su un piedistallo di furore e incendiò l'Europa.

Per combattere la follia nazista il presidente Roosevelt convocò un'altra squadra di apprendisti stregoni e li inviò nel Nuovo Messico, ai confini del deserto, in uno sperduto villaggio chiamato Los Alamos. Erano scienziati, ma si organizzarono come una setta iniziatica che includeva le menti migliori della ricerca scientifica. Con la stessa meticolosa premura dei monaci benedettini costruirono un ordigno di morte che neanche il diavolo aveva mai posseduto. 

Robert Oppenheimer (Philippe Halsman-1958)


 Il capo della setta degli stregoni di Los Alamos era Robert Oppenheimer. Quando la bomba scoppiò liberando "la luce di mille soli" lui comprese di aver fatto il lavoro del diavolo e forse comprese anche quanto male cova sotto l'ombra delle bandiere e dei nazionalismi.

 La storia degli apprendisti stregoni è stata ricostruita in un libro di Robert Jungk. Alcuni dettagli li potete trovare in una pagina di Dagospia -- vetrificazione degli oggetti - tedeschi non pronti --- tedeschi non innocenti  -- scienza che non pensa -- delirio atomico  --