"Ci sono individui che ricuperano la ragione lasciando il loro domicilio, e la perdono di nuovo rientrandoci" (Esquirol)
Guido Ceronetti, dal cui libro traggo la citazione di Esquirol, ne deduce che la casa può essere favorevole alla pazzia e in genere alle malattie nervose. Afferma anche di amare la propria casa, ma di essere felice standone lontano: la ragione è calma, le abitudini cambiano, il pensiero trova più sfogo. Forse, dice Ceronetti, chi non ha casa, chi è nato nomade, forse non conoscerà mai la malattia mentale. Mi sembra una conclusione azzardata. Non tutti i mali psichici hanno la medesima causa.
La casa come malattia è un'idea stupefacente, perché nella casa noi abbiamo bisogno di ritrovare noi stessi, la culla della nostra sovranità individuale.
Jung diceva che la casa dev'essere una torre. Deve consentirci di salire e di scendere. La sua segretaria Marie Louise von Franz seguì il consiglio e si costruì una piccola torre nel bosco.
