25.2.19

Canzone civile e voce di sciamani

Franco Battiato era il nostro vicino di tenda nell'estate del 1977, al raduno hippy del Parco Nazionale d'Abruzzo, la woodstock italiana reinventata al tempo degli indiani metropolitani. 

L'ultimo giorno arrivò anche Julian Beck, invece Fabrizio De Andrè, che era in programma, non venne. 

Franco Battiato si esercitava col suo violino, ma non era molto conosciuto. Noi adolescenti non sapevamo chi fosse, non potevamo neanche immaginare che lui, come cantante, era già passato nei leggendari locali di Milano insieme a Gaber e Jannacci; non sapevamo che le sue canzoni erano già state portate a Sanremo da Anita Harris e che aveva collaborato con artisti del calibro di Brian Eno. 

Noi eravamo incuriositi più dall'altro vicino di tenda, uno studente di psicologia che tentava esperimenti di ipnosi con le vacche che stavano al pascolo. Il ragazzo col violino sembrava solo un ragazzotto siciliano con la voglia di suonare, uno spiantato come tanti, finito chissà come nella grande bolgia dell'Orso col sacco a pelo e la chitarra. Nessuno avrebbe mai imaginato che quel giovane siciliano si sarebbe poi trasformato in un raffinato guru, cultore di filosofie orientali e di misteriosi esoterismi.

 
Eravamo troppo ignoranti allora, e, in quel lembo selvaggio d'Abruzzo, sui prati dell'Aceretta, noi che eravamo abruzzesi, non sapevamo nulla neanche di Alfredo Cohen, l'artista lancianese che in quel periodo collaborava con Franco Battiato e che insieme a lui scrisse Valery, la canzone che poi fu rimaneggiata per diventare la più celebre Alexanderplatz cantata da Milva.  

Nel 1981 sul palco di Sanremo arriva Alice: un'esplosione di bellezza, eleganza e mistero. Canta "Per Elisa", scritta insieme a Battiato. Alice vince il primo premio e dissero che ormai la musica di Battiato s'era commercializzata. Alice cantava anche Il vento caldo dell'estate (1980), Prospettiva Nevski (1980), Messaggio (1982), Chan-son egocentrique (1983) e I treni di Tozeur (1984) e chi vuol capire capisca.

Solo nel 1986 arrivò "L'era del cinghiale bianco" e anch'io, dopo sette anni di effluvi bolognesi, sperimentalismi artistici politici e musicali, cominciai a capire le allusioni e i riferimenti: i libri di Adelphi, René Guenon, Georges Gurdjieff, i sufi... Battiato era un Maestro. Ed ecco nel 1991 arriva la canzone civile: Povera patria.  

Il Maestro Battiato sferza gli italiani con la sua bacchetta da direttore d'orchestra e la sua voce da profeta:


Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame, che non sa cos'è il pudore,
si credono potenti e gli va bene quello che fanno;
e tutto gli appartiene.

Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!
Questo paese è devastato dal dolore...
ma non vi danno un po' di dispiacere
quei corpi in terra senza più calore?

Non cambierà, non cambierà
no cambierà, forse cambierà.

Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali?
Nel fango affonda lo stivale dei maiali.
Me ne vergogno un poco, e mi fa male
vedere un uomo come un animale.

Non cambierà, non cambierà
si che cambierà, vedrai che cambierà.

Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali
che possa contemplare il cielo e i fiori,
che non si parli più di dittature
se avremo ancora un po' da vivere...
La primavera intanto tarda ad arrivare.

 

C'è un altro musicista, incantatore di serpenti, che pure ha dedicato una canzone allo sfacelo dell'Italia. Davide van De Sfroos, cantastorie delle pianure e delle nebbie padane.

Col suo dialetto da osteria magari non lo diresti, ma anche Davide è un cultore di mondi arcani, anche in lui il lampionaio troverebbe un buon compagno.

Lo sciamano (Davide van de Sfroos)

E quando imparerai a essere lucertola il Sasso sarà più grande ancora
E quando il ragno tesse la tela sia l'acqua che il sole la faranno brillare
guarda tre rondini che volano a ruota e spaccano la nuvola fatta di mille moscerini
E' una lama di luce riflessa quella dell'onda che salta sull'occhio
e quando imparerai a essere il cavedano imparerai a guardare sul fondo
il ponte si bagna se l'acqua dondola e la Breva pazza passa ad asciugare
Uomo o donna col sogno fatto di paglia guarda con l'occhio ma impara a chiuderlo
impara la danza della margherita impara a curvarti senza romperti

Brezza di Nesso, erba di Boffalora, sabbia di Fuentes e un tuono di Colmenacco.
Vola, vola... vola fini a Tresenda, vola in Valcavargna e al Pian del Tivano.

Anelli di ferro che pendono dal muro il Re di ogni ombra li usa ancora
Lega (agli anelli) la barca con dentro la foschia e graffia il cipresso con l'unghia a zig zag
Lega (agli anelli) un pezzo di treccia rubata ai capelli di ogni alba e ai capelli di ogni aurora
E' capace di sgarbugliare il gomitolo che hai nello stomaco quando arriva la notte.
E quando imparerai a essere il merlo e a disegnare con il becco nel prato
troverai anche tu il bersaglio con la zampa che sfregia e con l'ala che va
E ascolta il cancello della darsena antica che canta con l'acqua che bagna le sue gambe
E l'onda spinge e picchia la lingua ma la darsena lo sa che non può ingoiare il lago,

Brezza di Nesso, ...

e quando poi vedrai un fantasma di foglia di ortica di ruggine e di melma
impara il sospiro tra la riva e la prona impara il disegno nella ruga del sasso
trova la piuma che ha perso la poiana perchè contiene il sangue del tramonto
il sole lascia in giro i pennelli incendiati ma con questa piuma li puoi spegnere.
E quando imparerai a essere pipistrello e a volare senza schema e curvare senza direzione
proverai il tragitto impossibile del viaggio che fai senza muovere neanche un passo
con le ali incrociate sul disco di luna tra i rami di ulivo e il glicine che dondola
proverai finalmente anche tu quella ubriacatura che provano le foglie nel fiasco di ogni vento,

Brezza di Nesso...

La saggezza degli antichi sciamani riecheggia anche in questa Hoka Hey