9.7.17

La vita spericolata

Vasco Rossi è una rockstar. Per alcuni è l'unica vera rockstar italiana. Ricordo ancora il suo concerto all'Arena di Verona, il 7 settembre del 1985. Mi ero appena trasferito dalla cameretta di via Scrimiari all'appartamento di Borgo Venezia. Guardavo la folla dei giovani in Piazza Bra e mi chiedevo come avesse fatto uno così a diventare una rockstar. Lui, con la sua semplicità, con quell'aspetto spaesato e un po' balordo. 

 

 

L'avevamo visto in TV nel Sanremo del 1983, dove s'era presentato con la sua "Vita spericolata". Era il 3 febbraio. Lui  sembrava stonato, forse ubriaco o solo impacciato. Ma sì, era proprio lui, quello che era a Bologna a chicchierare davanti al bar di piazza Verdi. Ma sì, lo sborone, quello con la motocicletta.

«...Voglio una vita spericolata, voglio una vita come quelle dei film... Voglio una vita esagerata, voglio una vita come Steve McQueen... Voglio una vita che non è mai tardi, di quelle che non dormi mai... Voglio una vita, la voglio piena di guai... E poi ci troveremo come le star a bere del whisky al "Roxy Bar"»  (da Vita spericolata, 1983)
In Tv Blasco era già arrivato altre volte con altre canzoni (Siamo solo noi e Vado al massimo), ma nel Sanremo dell'83 aveva rubato la scena a tutti portando noi, la nostra generazione sbandata, un po' ubriaca e un po' balorda, in mondovisione.
«Siamo solo noi, che andiamo a letto la mattina presto e ci svegliamo con il mal di testa... Siamo solo noi, che non abbiamo vita regolare, che non ci sappiamo limitare... Siamo solo noi, che non abbiamo più rispetto per niente, neanche per la mente... Siamo solo noi, quelli che poi muoiono presto, quelli che però è lo stesso... »  (da Siamo solo noi, 1981)
E l'Arena non era ancora niente rispetto a quello che sarà il grandioso concerto al Modena Park del 2017
«...Voglio vedere come va a finire andando al massimo senza frenare... Voglio vedere se davvero poi si va a finir male... Meglio rischiare, che diventare come quel tale, quel tale che scrive sul giornale...»  (da Vado al massimo, 1982)
Dicono che Vasco non sia un vero cantante, dicono che non abbia il talento che dovrebbe avere un cantante rock. Io non so giudicarlo, ma sono certo che Vasco è un poeta, un aedo da osteria in quel lembo di mondo che si trova "tra la via Emilia e il West", dove regna la nebbia nelle distese dei campi e dove è possibile incontrare anche Francesco Guccini e Luciano Ligabue, Lucio Dalla e Pierangelo Bertoli,  Freak Antony e Beppe Maniglia. Ma noi non siamo mica gli americani!


 


Ora Vasco ci ha svelato un segreto: il nome della sua Silvia, la ragazzina, sua vicina di casa, che ha ispirato una delle sue prime poetiche canzoni.  E vorrei vederla la faccia degli alunni, quelli che stanno tutti giorni seduti nei banchi alle lezioni della professoressa Benuzzi. Ma chissà... forse sono troppo giovani per cogliere tutto il sapore delle canzoni del Blasco, il gusto pazzesco di vivere in quegli anni in cui anche un paio di jeans erano trasgressione.  Ma non c'era solo Silvia, c'era anche Jenny, che non avrà mai un nome perché, come ci spiega l'autore, era solo un'idea, una personificazione della femminilità sfuggente e incomprensibile che spaventa noi fragili maschi.
 "Jenny la pazza non era una figura femminile che conoscevo, ma rappresentava le mie paure e Jenny mi sembra un nome molto adatto. Da esaurita"

Potete metterlo nell'antologia tra i poeti maledetti e gli scapigliati, tra Rimbaud e Bukovsky, tra Allen Ginsberg e Dino Campana.

C'è molto di Dino Campana nelle storie di Vasco. Non solo l'Emilia-Romagna e le donne, bellissime e intrattabili. C'è il collegio dei Salesiani da cui il piccolo Vasco fuggiva, in cerca di libertà; c'è il rifiuto della vita militare e l'esonero dato ad entrambi per abuso di psicofarmaci o per squilibri psichiatrici. C'è il gusto della vita e del vagabondare. Le pene d'amore che le donne infliggono con suprema indifferenza ai maschi puri, capaci di esprimere troppa tenerezza. 






Quante volte siamo stati sul punto di lasciarci andare fino all'inferno, all'inferno della mente, quell'inferno che esiste veramente...