14.2.16

David Bohm: lo scienziato che svelò la matrix

David Bohm nacque nel Wyoming da madre ebrea lituana e padre ebreo ungherese. Sembrava destinato a continuare il mestiere del padre, mercante di mobili, ma ebbe la possibilità di studiare. Diventò un fisico. Fu allievo di Robert Oppenheimer, conseguì brillantemente un dottorato, ma non partecipò al "progetto Manhattan" per la realizzazione della bomba atomica perché era nota la sua adesione all'ideologia comunista. Negli anni della caccia maccartista alle streghe fu processato e arrestato, in seguito si trasferì in Brasile e successivamente in Inghilterra.

Qui parliamo di lui perché probabilmente fu il primo uomo che vide l'universo come effetto di una "matrix". 

Mentre il genio di Albert Einstein, che aveva aperto la strada alla nuova visione dell'universo, non riusciva ad accettare le stranezze della fisica quantistica e cercava una teoria che potesse dare una descrizione più razionale della realtà (Dio non gioca a dadi), David Bohm guardò dentro l'universo incomprensibile dei quanti e ipotizzò l'esistenza di un duplice ordine: da una parte un ordine esplicito (explicate order) che è possibile percepire coi sensi, dall'altra un ordine implicito (implicate order) che non siamo in grado di percepire, ma che contiene i dati da cui tutto origina. 

Per descrivere la relazione tra i due ordini della realtà, analogamente al ciò che viene presentato nel film Matrix, Bohm ha utilizzato il modello olografico. La realtà visibile è una creazione del nostro cervello che interpreta le onde di interferenza che compongono l'universo. A differenza dell'ologramma fotografico, in cui le figure di interferenza sono statiche, l'universo sarebbe in continuo movimento e Bohm lo chiama olomovimento.

David Bohm giunse ad elaborare insieme al medico neurologo Karl H Pribram un modello cerebrale olografico della funzione cognitiva, chiamato "modello olonomico del cervello".

La teoria olonomica di Bohm riesce a dare una spiegazione completa e deterministica dell'esperimento della doppia fenditura (entanglement). Per farlo rielabora la teoria delle variabili nascoste senza dover ipotizzare l'esistenza di un multiverso o interpretazione a molti mondi suggerita da Hugh Everett. L'ipotesi di un universo basato su un olomovimento consente a Bohm di rinunciare al principio della località

In un sistema olografico gli eventi che accadono in un punto qualsiasi dello spazio possono influenzare istantaneamente altri eventi che avvengono a distanza

Il principio della località è stato poi smentito anche dall'esperimento sulla correlazione quantistica condotto dal fisico francese Alain Aspect. 

Così, mentre la gran parte degli scienziati si lambiccavano il cervello di fronte all'imprevedibilità dei fenomeni quantistici e Schrödinger si intorrogava sui gatti vivi e i gatti morti, David Bohm intuiva che c'era un ordine sottostante al caos quantistico. Per comprenderlo non bastava ipotizzare l'esistenza di onde-guida che governano il moto delle particelle subatomiche, era necessario anche comprendere il funzionamento della mente umana, perché la mente crea la realtà, ma non la crea dal nulla, la sviluppa a partire da un fondo che è l'olomovimento.

L'aspetto più suggestivo delle ricerche scientifiche di David Bohm lo trovo nella convergenza che lui ha individuato con alcune visioni filosofiche, in particolare con quella di Jiddu Krishnamurti che lo scienziato ebbe modo di incontrare.

Abbiamo iniziato a incontrarci ogni volta che veniva a Londra. Volevo discutere con lui la questione dell'universale e del particolare e gli ho posto la domanda "La mente è universale?" e lui ha detto di sì.
Gli ho raccontato le mie idee da teorico della fisica, che lui probabilmente non avrebbe potuto capire in dettaglio, ma ne ha capito lo spirito. Ho usato parole come "totalità", e quando ho usato questa parola "totalità", mi ha afferrato per il braccio e ha detto: "Ecco, ecco!"

David Bohm aveva compreso che non è possibile arrivare alla piena comprensione della realtà e quindi ad un suo possibile cambiamento se la scienza resta concentrata sui contenuti del pensiero (teorie), occorre indagare anche sui processi di pensiero, capire come un pensiero si forma.

Una forma di dialogo libero e di libero scambio di idee è di fondamentale importanza per trasformare la cultura e liberarla dalla disinformazione distruttiva, in modo che la creatività possa essere liberata.