Zygmunt Bauman
Il sociologo polacco è probabilmente il più attento osservatore dei cambiamenti indotti dal consumismo alla vita e alla cultura degli uomini.
Zygmunt Bauman è nato a Poznam, in Polonia, nel 1925. Alla gogna era una rivista antisemita. In Polonia l'odio verso gli ebrei c'era già prima dell'arrivo dei tedeschi nel 1939. Bauman dovette fuggire dalla Polonia alla quale, nonostante tutto, si sentiva di appartenere. Si rifugiò nella Russia governata dagli stalinisti e si arruolò nell'esercito polacco che combatteva a fianco dell'Armata Rossa. La sua adesione al comunismo gli consentì di rientrare in Polonia dopo la fine del conflitto mondiale e divenne professore all'Università di Varsavia, finché, nel 1968, fu dichiarato deviazionista in quanto sionista (cioè ebreo) e quindi nemico pubblico. Dovette fuggire una seconda volta. Le persecuzioni subite prima dai nazionalisti, poi dai nazisti e quindi dai comunisti hanno condotto il prof. Bauman a sentirsi perennemente straniero, ma non senza bussola: "L'unico giudice è la mia coscienza". Nell'intervista rilasciata a Wlodek Goldkorn (La Repubblica - 19 nov 2015) spiega che le radici del comunismo si possono trovare nel terremoto di Lisbona del 1755. Dopo quell'esperienza gli uomini maturarono una riflessione filosofica che mutò l'atteggiamento nei confronti del mondo, da un atteggiamento di guardaboschi si cominciò ad elaborare un atteggiamento da giardiniere. Il comunismo è un impegno a sistemare il mondo scegliendo le piante buone ed eliminando quelle nocive. L'ideologia comunista è figlia del secolo dei Lumi e Lev Trotzky si propose come nuovo messia degli ebrei.
Negli ultimi anni Zygmunt Bauman ha descritto il disfacimento della società capitalistica occidentale nei termini di una liquefazione:
Con la crisi del concetto di comunità emerge un individualismo sfrenato, dove nessuno è più compagno di strada ma antagonista di ciascuno, da cui guardarsi. Questo soggettivismo ha minato le basi della modernità, l’ha resa fragile, da cui una situazione in cui, mancando ogni punto di riferimento, tutto si dissolve in una sorta di liquidità. Si perde la certezza del diritto (la magistratura è sentita come nemica) e le uniche soluzioni per l’individuo senza punti di riferimento sono da un lato l’apparire a tutti costi, l’apparire come valore e il consumismo. Però si tratta di un consumismo che non mira al possesso di oggetti di desiderio in cui appagarsi, ma che li rende subito obsoleti, e il singolo passa da un consumo all’altro in una sorta di bulimia senza scopo.
Umberto Eco, La bustina di Minerva, L’Espresso, 29 maggio 2015.
