5.6.24

Lettera di un ebreo agli ebrei


Nella sua lettera di un ebreo agli ebrei Moni Ovadia parla con una forza quasi profetica. Racconta la storia di un antico popolo, una massa di meticci, ex-schiavi, che vagavano nel medio-oriente. Tra essi c'erano israeliti discendenti da Giacobbe, mescolati a ladri, contrabbandieri, assassini e prostitute. Erano la schiuma della terra. Ebbero l'idea geniale di colonizzare il cielo con un D-o che si dichiarò subito "D-o dello schiavo e dello straniero". 
Poi quel popolo inventò l'elezione per sfiga: siamo gli ultimi, quindi siamo eletti.
Si aggregarono intorno a una patria mobile costituita da due rotoli chiamati Torah e due tavole di pietra su cui erano incise le dieci parole del deserto. 

Stabilirono che gli uomini sono tutti uguali perché tutti discendono da un solo uomo, Adam, l'uomo gleboso, fatto di terra. L'uguaglianza è sancita anche dal Talmud, nel libro del pirkei’Avot, che i maestri citano per spiegare che quello è un principio di pace imposto affinché nessun uomo possa dire al suo simile "il mio progenitore era migliore del tuo", tutti sono uguali e tutti gli uomini sono dotati di qualcosa di assoluto, un'impronta divina che oggi possiamo chiamare dignità.

Sui 4000 anni della loro storia vissero 3400 anni in esilio, vera e autentica patria dell'ebreo nella quale, attraverso peripezie inenarrabili, gli ebrei cercarono di rimanere fedeli a se stessi.

Ad un certo punto alcuni di loro scelsero di diventare come gli altri e lo fecero nella maniera più catastrofica: cercarono una terra senza popolo per un popolo senza terra, ma in quella terra di Palestina un popolo c'era già e il progetto diventò un'impresa colonialista. Nel tempo quel progetto mostrò la sua vera natura razzista e segregazionista. 

La straordinaria epopea ebraica dell'esilio, che aveva seminato genio in ogni angolo del pianeta, è stata abbandonata a favore di un ghetto ipermilitarizzato, iperaggressivo, fanatico, che sta perpretando un massacro genocidiario nei confronti di un popolo indifeso che dovrebbe essere un popolo fratello.

Abbiamo voluto l'uguaglianza degli esseri umani perché avvenisse che ciascuno, incontrando un suo simile, accogliendo la sua dignità, potesse vedere nell'altro l'eco del volto divino, quell'assoluto che è in ciascuno essere umano. 

La tradizione ebraica afferma che D-o ha voluto l'uomo come partner per farne il custode del Creato. D-o ritraendosi ha lasciato un mondo lacerato da molti problemi e tocca agli uomini ripararlo, aggiustarlo, migliorarlo.

L'idolatria è il vero antagonista dell'ebraismo. In Israele si è costituita la peggiore idolatria di tutti i tempi: idolatria della terra, nazionalismo fanatico, che dimentica la dignità dell'essere umano.
Non si può rinunciare ad essere ebrei in modo autentico per favorire un progetto colonialista, violento, feroce, genocidiario.