Può sembrare un tranquillo signore dai capelli bianchi, un pensionato che passeggia in una strada qualunque di Vicenza, magari qualcuno si ricorderà di quando frequentava l'istituto tecnico. Sembrava uno studente come tanti. Dopo il diploma si recò allacorte di Adriano, che non era un re, non aveva neanche una corte, aveva fabbriche di macchine da scrivere tra le colline piemontesi e chiamava intorno a sè i piùvolenterosi.
Adriano Olivetti era il Magnifico Signore dell'elettronica italiana, ma il ragazzo di Vicenza volle andare oltre. Arrivò fino ai confini del mondo, tra i pioneri nel Far West della tecnologia che è Silicon Valley.
Federico Faggin inventò quello serve per fare un microchip e dalla sua invenzione ebbe inizio l'era dei computer e dei sempre più piccoli tablet e smartphone. Poi da tecnico passato dalle valvole ai transistori,si ingegnò nello sviluppo dell'intelligenza artificiale, ultima frontiera della tecnologia.
Federico Faggin è un mito vivente. Non posso guardarlo senza sentirmi fortunato di essere un suo contemporaneo e di parlare la sua stessa lingua. .
Lui era un mito già quarant'anni fa, quando io ero studente. Negli anni ottanta del secolo scorso un professore d'università, ci parlò delle formidabili prospettive politiche ed economiche che si sarebbero potute aprire in Italia seguendo un orientamento ecologista. A quell'epoca non era ancora nato il partito dei verdi. Il professor Caputo ci raccontò di una grande occasione che l'Italia ormai aveva perso, ci disse che il computer, la nuova macchina che allora cominciava ad essere utilizzata da molte aziende ed uffici e che prometteva straordinarie innovazioni nella vita di tutti, poteva funzionare grazie ad un prodigioso congegno inventato da un italiano, il microchip, ma ormai quell'invenzione, con tutti i suoi enormi vantaggi economici, era di proprietà americana. L'Italia aveva perso la sua grande occasione.
In seguito ho scoperto il nome del geniale inventore che aveva aperto la strada alla diffusione dei computer, era Federico Faggin.
L'evoluzione dei computer ha trasformato la vita di tutti in tutto il mondo. Quel che ha fatto Federico Faggin per l'umanità è paragonabile alla scoperta di Cristoforo Colombo o all'invenzione di Alessandro Volta o di Guglielmo Marconi.
Qui sotto trovere alcuni video in cui Federico Faggin ci parla di altre cose. Ha spostato il suo interesse verso questioni molto diverse dall'elettronica. Ascoltiamolo. La sua missione oggi è quella di portare lo studio scientifico verso qualcosa che finora era stato escluso dall'osservazione scientifica e abbandonato al campo della filosofia e della spiritualità. Non è facile seguirlo, ma ci porterà verso la frontiera più estrema del sapere umano. Buon Viaggio.
Faggin introduce la sua ricerca sulla coscienza ricordandoci che le particelle di materia non sono oggetti, sono soltanto uno stato dei campi energetici. Le particelle non esistono. L'ontologia è nel campo.
Noi siamo campi di campi.
In senso fisico noi non siamo mai gli stessi. La materia di cui siamo composti cambia continuamente. Invece in qualunque macchina la materia è sempre la stessa. L'organismo vivente non è una macchina, non è assimilabile a una macchina, è un organismo quantistico. Questa realtà, ormai ben nota, apre la porta agli studi di Biologia quantistica. Finora la biologia ha guardato solo cose morte, non coglie nulla del vivente.
Il computer quantistico farà velocemente le cose che fa già un computer classico. E' solo una macchina. L'intelligenza artificiale non esiste.
Il calcolo quantistico, che non può essere eseguito da un computer classico, dove avviene? Gli scienziati che ci lavorano hanno adottato la tesi di Hugh Everett III (many world interpretation) e ritengono che per ogni particella esistono varie possibilità di manifestazione che si collocano in diverse dimensioni della realtà (universi paralleli) di cui noi vediamo solo quella dimensione che ci dà il nostro risultato corretto.
Faggin non accetta questa visione. Egli sostiene che non abbiamo ancora capito la realtà. Però una cosa gli appare chiara: se la materia non ha coscienza è certo che la coscienza non può neanche essere il prodotto di una macchina, neanche di una "macchina vivente". Perciò dobbiamo necessariamente supporre che la coscienza sia qualcosa di intrinseco alla materia (campo) oltre che universale.
Mentre la realtà fisica è costituita di particelle intercambiabili delle quali possiamo avere informazioni che sono sempre duplicabili, un sistema quantistico non è clonabile. E' unico.
