10.5.22

Nei sotterranei segreti della filosofia

Due pilastri della filosofia del XX° secolo fotografati insieme al tavolino di un bistrò nella Parigi degli anni '40 o 50s. Lui, Jean-Paul Sartre, è stato il principale esponente dell'esistenzialismo. La sua fama fu planetaria. Dopo aver rifiutato la Legion d'onore (la più alta onoreficenza conferita dai francesi) rifiutò anche il premio Nobel per la Letteratura. Lei, Simone de Beauvoir, è stata una colonna nella storia dell'emancipazione delle donne. "Il secondo sesso" fu il testo sacro del femminismo, messo all'indice dei libri proibiti nel 1956. Furono una coppia sia nella professione, sia nella vita privata. 

Intere generazioni si sono formate sui testi di Sartre: romanzi, opere teatrali e saggi filosofici. Intere generazioni di donne hanno scelto come guida morale e intellettuale Simone de Beauvoir. Entrambi parigini, quasi coetanei (lui nato nel 1905, lei nel 1908) si conobbero all'università nel 1929. Trascorsero insieme tutta la vita, ma senza sposarsi. La loro influenza sulla cultura, sulla politica e sulla vita sociale è stata immensa. Eppure allo splendore dell'intelligenza e della fama si unisce un fermento sotterraneo che non è rimasto segreto. 

La brillante studentessa della Sorbona conseguì nel 1929 la laurea insieme all'idoneità all'insegnamento riservata ai migliori laureati e l'anno seguente divenne professoressa in una scuola di Marsiglia. Conobbe altri giovani che sarebbero diventati protagonisti della cultura francese: Maurice Merleau-Ponty, Raymond Aron, Claude Lévi-Strauss. Tornò a Parigi come insegnante nel Liceo Moliere, ma ne fu espulsa nel 1943 quando la scuola scoprì la relazione lesbica intrecciata con Nathalie Sorokin, una sua allieva di17 anni. La filosofa esistenzialista fu interdetta a vita dall'insegnamento per corruzione di minore. 

Lo scandalo non la travolse, anzi le conferì maggior coraggio nel farsi paladina delle libertà individuali. Libertà di pensiero, ma anche libertà sessuali. Entrambi, Simone e Jean-Paul, vivevano liberamente relazioni sentimentali e sessuali con altri e si proponevano come esempio di "coppia aperta", un modello antifamiliare che ispirò le contestazioni giovanili degli anni sessanta. 

Sartre riusciva ad essere amico di Bost e di Lanzmann, entrambi amanti di Simone e cercava di collezionare avventure con altre donne. Ma non era facile. Solo con una ebbe rapporti egualitari, una escort conosciuta in una casa di tolleranza di Toulouse, dove Sartre faceva l'insegnante. Era Simone Jollivet che lui chiamava "Camille".

Ma non c'era solo il fervore libertario del 1968, non c'era solo l'intensa relazione di Simone con lo scrittore americano Nelson Algren, c'era anche una complicità che portava Simone a sedurre le ragazze per poi offrirle al "maestro". Ci furono le due sorelle ucraine Olga e Wanda Kosakiewicz. Erano ancora gli anni '30, quando la De  Beauvoir esercitava ancora l'insegnameno. 

La scrittrice del Secondo sesso offre di se stessa un doppio ritratto:  

"Con i tacchi bassi, i capelli tirati, somiglio ad una patronessa, ad un'istitutrice (...). Passo la mia esistenza fra i libri o a tavolino, tutto cervello." Ma dice anche: "Sono una pazza, una mezza pazza, un'eccentrica. (…) Ho abitudini dissolute; (...) ho praticato con assiduità tutti i vizi, la mia vita è un continuo carnevale..."

Olga cedette al fascino perverso della professoressa-istitutrice, ma non a quelle del Maestro, Jean-Paul Sartre, il quale, non potendola avere, fece di lei la sua principale ossessione. Olga fu la musa ispiratrice di alcune figure femminili presenti nelle opere di Sartre. Poi il filosofo rivolse le sue attenzioni alla sorella Wanda, che a lui non sembrava particolarmente intelligente. Pura attrazione fisica.

Wanda era un'artista, non una filosofa. Confessò di non conoscere la sensualità. Sartre si offrì di educarla. Cercò di baciarla tenendola ben ferma sul letto, ma lei si è sottratta ed è corsa in bagno a vomitare.    (Andy Martin)

Nel suo disperato tentativo di sedurre Wanda le diede una parte nella commedia "Le mosche". Era il 1943, l'anno dello scandalo. Per Wanda era disposto a tutto, forse perfino a sposarla. Un matrimonio solo simbolico, disse a Simone. 

Il mondo letterario parigino aveva trovato un altro brillante protagonista: Albert Camus, letterato e filosofo che arrivava da Algeri ed era destinato anche lui al Nobel per la letteratura. Tra Sartre e Camus nacque un'amicizia che divenne intesa intellettuale. Si incontravano al Cafè de Flore, collaboravano nelle produzioni letterarie. Sartre firmò la prefazione di un libro di Camus e nel 1944 gli offrì la regia teatrale di "No Exit". Vi doveva recitare anche Wanda. Incontro rischioso.

Sartre se ne lamentò con Simone, il suo fido "Castoro", la sua procacciatrice di fanciulle: “Cosa pensava di fare Wanda, rincorrendo Camus? Cosa voleva da lui? Non stava molto meglio con me? Lui è così gentile con lei. Dovrebbe stare attenta"

No, Wanda non poteva stare attenta perché Camus aveva fascino, garbo, eleganza. Sartre non lo perdonò mai. La loro amicizia si ruppe. Aveva fatto vacillare tutto il suo sistema filosofico degli amori liberi. Poi arrivò un'altra attrice, Maria Casares, e Camus la seguì senza curarsi più di Wanda.

Tra le varie ragazze che furono circuite dalla coppia ci fu anche Bianca Bienenfeld, una giovanissima ebrea polacca che nel 1937 iniziò a frequentare il Liceo Moliere. Anche Bianca, come le altre, passò dalle iniziazioni lesbiche della professoressa alle rozze lezioni di pratica sessuale impartite da Sartre.  

In seguito Bianca, scampò alle persecuzioni antisemite nell'Europa occupata dai nazisti, sposerà un allievo di Sartre e molti anni dopo firmerà col nome di Bianca Lamblin un libro di memorie in cui racconta una storia di circonvenzione e di sfruttamento sessuale. Dopo essere stata sedotta dalla sua professoressa nella stanza di un alberghetto di Mont d'Arbois, viene accompagnata a fare la conoscenza con Sartre in un caffè parigino. Dai quesiti filosofici si passò rapidamente ad un altro tipo di conoscenza. Il filosofo la chiamava con vari nomignoli: la sua ape, il suo toporagno, la sua scimmietta, la vezzeggiava anche con un frasario immaginifico non confacente al ruolo autorevole dell'intellettuale. Poi arrivò anche lui nello stesso albergo dove alloggiava la femminista Simone De Beauvoir. Per la ragazza fu un'esperienza traumatizzante: 

"La mescolanza di brutalità, di cafonaggine, di freddezza fisica, di pedanteria e di rozzezza di Sartre ha inibito a lungo in me qualsiasi possibilità di soddisfazione sessuale normale". 

"Mi avete fatto molto male. Per causa vostra il mio equilibrio mentale rischiò di essere distrutto, la mia vita avvelenata. Ma senza di voi non sarei diventata quella che sono: mi avete iniziato alla filosofia, aperto più vasti orizzonti. Perciò bene e male si equivalgono". 

Sono parole che oggi fanno pensare ad un'altra ragazza che racconta di essere stata vittima di sfruttamento sessuale: Virginia Roberts. L'abbiamo vista, bella e giovanissima, accanto ai maggiori protagonisti nel jet-set. Anche lei è stata adescata da una donna dall'aspetto austero, Ghislaine Maxwell, anche lei introdotta in un mondo scintillante di persone ricche e famose, la corte delle lolite di Epstein, anche a lei sono stati aperti più vasti orizzonti.  Il bene e il male si equivalgono?  

Un articolo firmato da Elena Guicciardi (LaRepubblica - 5 febbraio 1993) ci dice che Bianca Lamblin ebbe poi modo di leggere, dopo la morte di Simone de Beauvoir, il Diario di guerra e le lettere a Sartre. Vi trovò  riflessioni ingiuriose al suo riguardo e comprese che l'interesse che le avevano riservato era stato solo sfruttamento: "In definitiva Sartre e Simone de Beauvoir mi hanno fatto soltanto del male". Ma è davvero male quello che appare tale solo col senno di poi?