Il film mostra treni in arrivo alla stazione. L'infermiera col mantello aspetta qualcuno che non arriva. Guarda nei vagoni e poi va a telefonare. Immagini di una grande città americana. Musica psichedelica. Un giovane uomo col cappello da cowboy si reca all'aeroporto. Incontra due poeti hippie in una strada solitaria e rivede le immagini di se stesso con una bella ragazza vestita di bianco. Durante il volo in aereo nella sua mente ritorna l'immagine della ragazza con la tunica bianca. E' sola e si specchia nell'acqua.
All'aeroporto di Parigi arriva ubriaco. Un uomo in uniforme lo trascina fino alla vettura. E' l'autista di una Rolls Royce. Il giovane gli fa scherzi infantili (o pensa di farli). C'è uno scambio di ruoli tra il giovane e l'autista: immagina di essere lui alla guida e di subire gli scherzi.
La ragazza appare nuovamente, ora è vestita di scuro e sembra guardarlo da una vetrina e aspettarlo sulla porta del bar.
La vettura prosegue e giunge davanti al cancello di una lussuosa villa (una casa di cura?). Si vede come un folle trasportato in un carretto. Gli inservienti aprono il cancello. Sul balcone c'è un uomo che attende, ha gli occhiali e il cilindro come la figura che aveva già visto (sognato?) dentro la vettura. Il giovane si rifiuta di scendere dall'automobile, ma viene condotto a forza e consegnato all'uomo che attendeva al balcone. L'uomo che lo introduce in una stanza gli appare nuovamente con cilindro e occhiali (segno dell'autorità dei dottori). Lo accompagna alla scrivania per l'interrogatorio. Ha una voce d'oltretomba e gli occhiali diventano enormi occhiaie scure. Gli pratica un'iniezione mentre intorno a lui pattina, come svolazzando, il se stesso col cappello da americano.
Dopo un primo tentativo di fuga tra gli alberi del parco il giovane viene messo a letto. I dottori si affollano intorno al suo letto di contenzione dove lui è come morto nella bara. Un reverendo di colore pronuncia una vibrante orazione. Nella chiesa battista gli afroamericani danzano. Il giovane si calma, parla della sua vita. Parla di Chappaqua. Uno sciamano lo accompagna fin da bambino. Danze di pellirossa.
La ragazza prega davanti a una piramide azteca. Ci sono cerbiatti e un santone che suona il sitar. Parla dell'illuminazione.
Era un ragazzo borghese, la sua logica era quella di un essere superiore, gli piaceva viaggiare con una moto potente, con occhiali scuri e atteggiamenti spavaldi. Viene colto da un incubo: scontri a fuoco tra gangster. Mitragliate. Vogliono ucciderlo. Si agita. Gli mettono la camicia di forza. Si rivede nell'incidente con la moto. Trasportato in ospedale quasi dissanguato. Gli fecero trasfusioni. Si vede come un vampiro che cerca di succhiare sangue dal collo di una giovinetta mulatta. Il pubblico che assiste deposita frutta sul corpo della vittima.
Quando riprende coscienza nell'ospedale viene colto da altre visioni: strade dell'India con mendicanti e prostitute. Ci sono indiani che fumano una droga, vede una ragazza sulla riva di un fiume, ricollega l'immagine della ragazza a quella del pejote, la sua droga. Racconta della sua fuga dalla clinica. Il racconto è un gioco di scambi tra gli alberi del parco.
Le visioni della ragazza in bianco si ripetono. La musica jazz invita a ballare, una danza sfrenata, ma il ballo si svolge dentro la clinica, si riconosce l'infermiera col carrello e un santone dalla lunga barba bianca che danza agitando il bastone tra i megaliti di stonehenge. Piramidi, cammellieri e marijuana. Nelle stanze lussuose della casa appare una figura danzante dal trucco eccessivo e mostruoso. Potrebbe essere un simbolo del male. Una ragazza esotica (Rita Renoir?) s'immerge nuda dell'acqua della vasca mentre la figura mostruosa viene risucchiata nella vasca in una nuvola di vapore.
Le visioni si alternano alla danza selvaggia. Il giovane con la camicia ospedaliera balla nella stanza e sopra il letto dimostrando la sua pazzia. Gli viene fatta una nuova puntura. Torna a vedersi come il vampiro davanti al tavolo da gioco di un casinò. Il vampiro offre la siringa di sangue ai giocatori seduti intorno al tavolo. La danza diventa un amplesso. Si calma. Ora le visioni cambiano. Appaiono visioni mistiche di candele e preghiere. E' diventato diverso. L'infermiera seduta sul letto canta una nenia suonando la chitarra mentre lui si vede come un dottore che cura i dottori. Esce e incontra un'altra infermiera bionda che accompagna lui insieme al dottore e li conduce a giocare in campo.
Sembra che il lavaggio del cervello abbia funzionato. Riceve le raccomandazioni del dottore. Bacia l'infermiera (o sogna di barciarla mentre lei lo guarda partire da dietro il vetro della finestra) e prende il volo sull'elicottero. Dall'alto rivede se stesso che danza arrampicandosi sulla guglia più alta della lussuosa villa-clinica. Si saluta. Una parte di sé resta in quella città.
Dal pinnacolo della villa il pazzo danzante gli grida: "Ci rivedremo a Chappaqua". A Chappaqua, il luogo d'origine, egli spera di poter ricostruire la propria completa personalità.
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Quando vidi per la prima volta questo film ne fui profondamente affascinato. Era la mia scoperta del cinema come opera artistica, ricca di mille suggestioni. Erano i primi anni settanta, quando quelle suggestioni erano ancora un miraggio vivo che animava i nostri sogni giovanili. Ero un ragazzino e non avevo riconosciuto Conrad Rooks (il regista che è anche il protagonista Russel Harwick); lo scrittore William S. Burroughs (Opium Jones), il poeta Allen Ginsberg (Messiah); Jean-Louis Barrault (Dr. Benoit); il musicista Ravi Shankar (Sun God, il suonatore di sitar); il jazzista Ornette Coleman (il mangiatore di Peyote); il guru Swami Satchidananda (il santone); Paula Pritchett (la ragazza in bianco); non sono riuscito a trovare il nome delle due attrici che interpretano il ruolo delle infermiere.
