La donna che diede al Conte di Cavour la possibilità di fare l'Italia.
E' stata lei, Virginia, «la divine comtesse». Figlia del Marchese Filippo Oldoini e donna Isabella Lamporeschi. Fin da piccola comprese di avere una straordinaria forza seduttiva. A diciassette anni divenne Contessa sposando il Conte Francesco di Castiglione che le fu devoto anche dopo aver scoperto i suoi numerosi tradimenti.
A diciannove anni la Contessa aveva già creato intorno a sé la fama della seduttrice e fu mandata in missione a Parigi.
La Principessa di Metternich disse di lei che era "una statua di carne". Alla naturale bellezza univa anche una particolare abilità nella scelta dell'abbigliamento, coniugando fantasia e audacia e giocando con sottovesti, giarrettiere, nastri e pizzi.
Il Conte di Cavour, cugino del marito, le aveva dato l'incarico di adescare l'Imperatore Napoleone III° per indurlo ad agevolare le strategie politiche che miravano all'unità d'Italia.
A Parigi, il primo ingresso a Corte di Virginia, fu veramente teatrale. Arrivò con uno studiato, sconfinato ritardo, vestita di un vaporoso abito bianco e assolutamente priva di gioielli. Era seminuda, come una dea dell’antichità.
Le dames, eccitatissime, dimenticarono l’etichetta e salirono su poltrone e divani per meglio poterla osservare. Gli uomini erano, tutti, letteralmente ipnotizzati.
Ben presto l'Imperatore si prostrò ai suoi piedi: i doni superarono le più rosee previsioni. C'è chi parla di 50 mila franchi mensili per le spese voluttuarie o, come si diceva allora, per «i dolciumi e i guanti», e di una famosa collana di perle a sei giri che sarà poi venduta per 422 mila franchi. Naturalmente Napoleone, in famiglia, si trovò a sostenere delle battaglie da cui (stando alle male lingue) ne uscì spesso con qualche bernoccolo, dovuto a piatti scrasciatili in testa! (Punto d'Incontro)
La contessina lo ricambiava con un misto di falsità e di disprezzo. Nei suoi diari intimi Napoleone III°, che aveva allora 50 anni, viene sempre citato come "il Vecchio". Lei in realtà disprezzava quasi tutti, perché Virginia Oldoini Verasis era una narcisista invaghita solo della propria bellezza.
L'imperatore tenne fede alle promesse. Inviò in Italia le sue truppe per combattere contro gli austriaci sostenendo un costo enorme e pagando con migliaia di morti.
La «seduttrice seriale» aveva concupito almeno 43 amanti, tutti di alto lignaggio, districandosi tra relazioni multiple senza che ciascun amante sapesse qualcosa degli altri. Era una meravigliosa artista dei sollazzi e poteva infine ben vantarsi di se stessa dicendo: "Io ho fatto l'Italia".
Il libro di Benedetta Craveri, La Contessa, riesce a spiarla attraverso le lettere private che svelano le sue ambizioni, le sue paure e le sue ossessioni. Si scopre così l'abilità che aveva nel recitare, nel circuire, nel sedurre, nel dominare e nel fuggire.
L’unica cosa che sembrava interessarla veramente era il potere che esercitava sugli altri attraverso la bellezza e, al massimo del delirio d’onnipotenza, il suo buon uso per tenere in scacco il mondo. (Il Foglio)
Era un “narciso femmina in adorazione davanti alla propria beltà, senza tenerezza, senza dolcezza nel carattere, ambiziosa senza grazia, sprezzante senza motivo…” (il conte di Fleury).
Virginia Oldoini Verasis è stata una miscela di gusto aristocratico, di potere politico, di astuzia e di ribellione. Una donna sensuale, intrigante, spregiudicata, famosa per essere famosa. Una donna senza cuore che spezzava il cuore agli uomini più potenti e li obbligava alla sottomissione.
Vittorio Emanuele II°, il sovrano piemontese che era diventato il primo Re d'Italia anche per merito della bellezza e dei maneggi della Contessa, era costretto a piegarsi goffamente davanti a lei. Eccolo il 28 luglio 1867 che bacia le mani alla “carissima Nicchia” e le sussurra “Signora Contessa Verasis, stasera mi avete lasciato senza fiato per l’emozione”. Evidentemente il fascino di Nicchia (Virginicchia) superava quello de La bela Rosin. Ma lei, la Contessa, nel suo Journal intime, registra gli incontri usando per lui il consueto sprezzante appellativo: "il porco Re".
Molti storici ne hanno sminuito l'importanza, eppure fu lo stesso ambasciatore britannico che durante la convenzione di pace di Parigi, dopo la guerra di Crimea, ad avvisare il ministro Clarendon che la Contessa di Castiglione rappresentava un pericolo perché influenzava enormemente l’esito del congresso.
La divina contessa cominciò a veder sminuire la propria bellezza già dopo i trent'anni. Non era ancora invecchiata tuttavia si accorgeva del decrescere della sua forza seduttiva e per lei era come perdere tutto. Se il mondo non s'inginocchiava più ai suoi piedi, non aveva più senso per lei partecipare alle vicende del mondo. Si rinchiuse nella sua dimora parigina e fece coprire tutti gli specchi della casa imponendosi una clausura simile a quella che il secolo successivo riserverà a Greta Garbo. La donna in carne e ossa doveva nascondersi per celare agli occhi del mondo l'eclisse della bellezza. La forza che risplende e sovrasta ogni altra non resiste al tempo. Solo il mito permane. Nel caso di Virginia Oldoini Verasis la leggenda della sua bellezza sfrontata e travolgente conserva ancora "la sua forza
incendiaria e ancora oggi disturba, sconcerta, scandalizza".
Gli storici continueranno ad ignorarla, concedendole al massimo un marginale ruolo di comparsa, ma noi sappiamo che senza di lei l'Italia non esisterebbe.


