Lee Miller diceva di se stessa: "angelo fuori, diavolo dentro".
Difficile da credere, guardando le sue foto, nonostante il dolore che sicuramente si portava dentro.
Serena Dandini le ha dedicato un libro che prende spunto da una fotografia di David Sherman che la ritrae dentro la vasca di Hitler, ma nel libro la fotografia non c'è, nessuna fotografia della bellissima Lee.
Elizabeth (Lee) Miller nella fototessera del 1942 aveva 35 anni. La bellezza assoluta di una diva. Lei che era già stata la musa di grandi artisti come Man Ray, Salvador Dalì e Pablo Picasso, ma non le bastava, volle diventare lei l'artista, fotografa d'arte, ritrattista e reporter di guerra.
La grazia e la raffinata eleganza dell'americana, che arrivò a Parigi negli anni venti, faceva di lei una diva perfetta. Nel 1927 era già sulle copertine di Vogue. In un film di Jean Cocteau, Le sang d’un poète, lei appariva come una statua classica che prende vita.
Lee Miller era una statuaria incarnazione di Afrodite, ma si portava dentro lo stesso trauma infantile di Louise Brooks, l'altra americana che giunse negli stessi anni a Parigi per diventare l'immagine della femme fatale.
Poi da modella Lee diventò fotografa. Con la sua Rolleyflex era lei a trasformare gli artisti in oggetti della sua arte.
Qui vediamo Man Ray col volto insaponato, un chiaroscuro che simula uno schizzo a carboncino; un giovanissimo Salvador Dalì con la sua Gala ispiratrice; un incisivo ritratto di Pablo Picasso e un attimo rubato a Max Ernst con Leonora.
Nella seconda guerra mondiale Lee diventò una soldatessa e fu tra i primi ad entrare nei campi di sterminio nazisti e a fotografare l'abisso dell'orrore.
...e con gli scarponi ancora sporchi del fango di Dachau, Lee volle compiere un lavacro che somiglia ad una specie di esorcismo purificatore. Dostoevskij aveva scritto che la bellezza salverà il mondo, ed eccola la bellezza, maestosa e perfetta di Lee Miller, musa dei più grandi artisti, Afrodite reincarnata, che si spoglia della pesante divisa militare e s'immerge nella vasca del Furher mettendo così in fuga qualunque diavolo ancora presente.
La foto fu scattata da David Sherman nella casa di Hitler a Monaco, dove la follia nazista ebbe inizio. Quella foto mostrava anche un oltraggio alla misoginia del dittatore tedesco, nei giorni in cui Hitler era rinchiuso nel bunker di Berlino e preparava il suo suicidio.
Ora la foto possiamo vederla anche in una rielaborazione a colori, ma io preferisco seguire la bella Lee fuori da quella vasca. Non solo nel suo intento di inseguire ancora l'orrore fotografando paesi distrutti dal Napalm ed esecuzioni capitali, preferisco ritrovarla nella scampagnata con Man Ray in un gruppo che rievoca le scandalose pose del "Déjeuner sur l'herbe" di Monet.
Lee è ritratta con la sigaretta tra le labbra. Le due ragazze in basso e sulla destra sembrano perfette per un quadro di Gauguin. Ma quello è Man Ray.
Qui infine la vediamo, nelle nuove vesti di Lady Penrose, come brava casalinga insieme al marito Roland (1965). La grande fotografa, che s'era fatta anche arrestare per spingere il suo obiettivo fotografico oltre le linee prioibite del fronte di guerra, qui sembra riprendere per un attimo la veste di modella.
Lee Miller è morta nel 1977, quando io avevo appena cominciato ad appassionarmi di fotografia con la mia Petri TTL e proprio in quello stesso anno avevo cominciato ad usare una Rolleyflex biottica del laboratorio scolastico. Ma non sapevo nulla di lei, musa e maestra.











