Sono considerazioni che leggo in un articolo de L'Espresso (23 dicembre 2018) in cui discutono insieme Matteo Nucci e Tommaso Paradiso, un romanziere e un cantante.
Parlano di mitologia. Ci dicono che Afrodite ispirava l'amore, invece Artemide spingeva alla caccia. Il gioco della seduzione e della conquista è tipico dei seguaci di Artemideperciò i seduttori rischiano di smarrire la via dell'amore. E Matteo Nucci si porta l'esempio dell'amazzone Pentesilea. Una guerriera, che come tale avrebbe dovuto imitare Artemide a fuggire l'accoppiamento, invece si innamora di Achille e lui la uccide, però uccidendola si innamora di lei.
Sono piacevolmente stupito che ci sia ancora la possibilità di parlare di miti. Il lampionaio non è solo. Forse andrò ad ascoltare qualcosa dell band The-Giornalisti e andrò a leggere il libro che Matteo Nucci ha dedicato a Eros.
Intorno al tavolo dei giornalisti parlano anche di Elena e finalmente trovo qualcuno (il curatore del sito www.uominietori.it) che non parla solo per sentito dire, conosce la sua storia.
la chiamano Elena di Troia ma per alcuni a Troia non è mai andata. Elena è di Sparta, è nata a Sparta, ha regnato a Sparta, si è sposata a Sparta, a Sparta fa ritorno. C'è una scena fulminante nell'Odissea, quando ritroviamo Menelao ed Elena insieme, nella loro reggia, in una perfezione coniugale. Com'è possibile che siano tornati insieme dopo tutto quello che è successo, ti domandi. Nessuno ce lo spiega veramente. Ma ce l'hanno fatta. E quel luogo, a Sparta, diventa il santuario della felicità, dove i genitori portano i bambini perché abbiano, come Elena e Menelao, la felicità coniugale. (Matteo Nucci)Ci sono anche altri scrittori che stanno recuperando la mitologia come strumento di conoscenza (Colm Toibin, Daniel Mendelsohn, Sylvain Tesson, Stephen Fry) ed è un lavoro bellissimo e prezioso perchè il mondo sta scivolando in senso contrario. Ce lo spiega, sullo stesso numero de L'Espresso lo storico Dan Diner, intevistato da Stefano Vastano. Ci dice che i nuovi populismi che erodono le basi della democrazia provengono dalla tendenza alla semplificazione. A far crescere il consenso per i partiti di destra non è una elaborazione di idee tipiche della destra, come quell di Carl Schmitt, per esempio. Ci sono soltanto slogan: "America first!", "prima gli italiani!". Lo storico ci fa notare che questi slogan hanno due caratteristiche: la pretesa sociale intorno alla quale si coagula il principio identitario e la regola del fare la fila. Sono due questioni elementari. Riesce a capirle anche un bambino: la pappa è mia, sono arrivato prima io.
Non c'è possibilità di costruire un discorso politico più ampio, non si possono introdurre altri elementi nel discorso. Nei social-media manca lo spazio. Tutto si riduce a poche frasi semplici e immediate. Nei cervelli mancano i modelli culturali capaci di farci entrare nella complessità, nella dimensione delle cose che cambiano, che non sono sempre uguali a se stesse, che non sono mai o solo buone o solo cattive. I miti ci abituavano a questo.
Lo stupido è irresistibilmente sedotto da risposte semplici e rapide, che sembrino garantire tornaconto e soddisfazione (...) in qualche modo [nella stupidità] tutti vi siamo immersi. Per vivere siamo infatti costretti a semplificare, per comunicare o fra-intenderci gli uni con gli altri non possiamo non rinunciare a luoghi comuni, banalità, pregiudizi. (...) Lo stupido si fa davvero pericoloso solo quando viene manipolato e diretto da chi stupido non è. (Massimo Cacciari)
