1.4.17

La formula magica del sogno americano

L'America è un sogno di libertà, l'America è il luogo in cui chiunque può diventare immensamente ricco, l'America delle grandi città e delle sconfinate praterie, l'America degli indiani e dei cow-boys, l'America dei film e delle ragazze pompon...

Ma cosa c'è di così speciale nelle americanate, insulse e banali, di quella terra di bifolchi che tanto ci attrae?

Basta cancellare dalla mente il razzismo, abolire il ku-klux-klan, dimenticare il Vietnam, fingere che non ci sia mai stata l'invasione dell'Iraq, basta non pensare al maccartismo e ai telepredicatori, al tempio del sole e al reverendo Jones, basta dimenticare i pellerossa uccisi come animali e rinchiusi nelle riserve, basta fingere che non esite nessun carcere a Guantanamo e che Julian Assange sia ancora libero di fare il giornalista dal suo Wikileaks. L'America in realtà è un gran disastro fatto di troppe disuguaglianze e di terribili ingiustizie, di armi e di odio. Eppure chi non ha sognato l'America? Chi non s'è mai proposto di partire a bordo di una gigantesca Harley per ripercorrere le strade di Easy rider oppure su una vecchia Thunderbird come  quella di Thelma e Louise? Chi non s'è immaginato almeno una volta tra le stelle di Hollywood, con una spumeggiante Marilyn o una divina Gardner? Con Elvis Presley o con Jerry Luis? 

Non sappiamo qual è la formula magica dell'America, se è la Coca Cola o le pin-up, il jazz o il rockabilly, ma almeno un pezzo d'America ce l'abbiamo dentro, ce l'abbiamo in sottofondo della mente che produce i desideri.