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| Ila e le ninfe - John Williams Waterhouse - 1896 |
Dal Dizionario Enciclopedico Treccani apprendiamo che le ninfe sono "geni femminili delle fonti, dei fiumi e dei laghi (Naiadi), delle foreste (Driadi o Amadriadi), dei monti (Oreadi); erano benigne verso i mortali, di cui non disdegnavano l’amore. Dai Romani le ninfe furono identificate con divinità indigene dell’acqua e delle sorgenti (Camene, Carmenta, Giuturna). Il culto si svolgeva all’aperto o in piccoli santuari (ninfei)".
La vicinanza all'acqua può indurre a qualche confuzione con le sirene. Il pittore John Williams Waterhouse sembra prediligere sempre la stessa modella per rappresentare sia le ninfe che le sirene.
Nella tela che raffigura la vicenda di Ila che viene trascinato in acqua dalle ninfe di Misia ne possoamo contare sette, tutte uguali come in gioco di specchi. Una ripezione ossessiva, quasi vertiginosa.
Henrietta Rae ci mostra la stessa scena da una diversa visuale offrendoci l'illusione che gli artisti non traggano fonte dalla loro personale immaginazione, ma possano accedere ad una dimensione fiabesca comune, un oltremondo in cui ciascuno potrebbe contemplare le stesse scene.
Ila era l'amante di Eracle e si era unito agli argonauti alla ricerca del Vello d'Oro. Durante una sosta si avvicinò ad una sorgente frequentata dalle ninfe che s'innamorarono di lui. Una lo tirò verso l'acqua per baciarlo e poi fu trascinato nell'acqua. Eracle si mise a cercarlo e la nave degli argonauti ripartì senza di lui, ma il giovanetto non fu mai ritrovato.
Waterhouse immagina il giovanetto addormentato quando un ninfa (naiade) lo trova e lo avvicina.
Qui vediamo una foresta con un gruppo di ninfe radunate intorno a uno stagno. Le ninfe e le loro comunità ci portano a parlare di Bouguereau che possiamo considerare il maggiore tra gli accademici di fine ottocento. Salvator Dalì diceva che Bouguereau faceva paura a tutti i contemporanei.
Sempre nella Treccani leggo che "nella tradizione greca le ninfe. sono annoverate tra le divinità che possono provocare turbe mentali di genere vario; l’alterazione del tenore psichico favoriva lo sviluppo e l’esercizio di facoltà mantiche e oracolari: il leggendario Bakis (che è poi il nome di una pluralità di indovini) deve alle ninfe il dono della profezia e ne è posseduto. Ninfe è nome usato anche per indicare analoghe collettività femminili testimoniate dalla tradizione letteraria o epigrafica al di fuori del mondo greco-latino in senso stretto".
Bouguereau ci mostra, in un'altra opera dello stesso periodo, l'assalto delle ninfe ad un satiro con molestie che sono una perfetta rappresentazione di quelle turbe psichiche che la mitologia greca associava alle ninfe.




