Lasceremo il villaggio dietro di noi
allegramente, tu ed io,
per vagare cantando al vento,
come gli zingari...
allegramente, tu ed io,
per vagare cantando al vento,
come gli zingari...
James Joyce
I Rom rappresentano uno dei principali gruppi etnici della popolazione di lingua romanes/romani (anche detta "zingari" o "gitani").
I rom arrivarono in Italia nel 1390. Un primo gruppo nomade si fermò a Penne in Abruzzo e sono detti "rom abruzzesi". In gran parte sono poi migrati verso il Lazio, le Marche e il Molise..
Rom, Sinti e Kalé sono per tradizione musicanti e poeti.
La poesia é uno dei loro modi preferiti per comunicare. Sono molte le poesie, le canzoni e i racconti (come dimenticare il Melquiades di Gabriel Garcia Marquez?) in cui vengono giustamente chiamati zingari, una bella parola italiana a cui sarebbe stupido voler rinunciare.
Nella nostra città, in molte città, c'è una città invisibile, nascosta nelle pieghe delle metropoli: la città romanì, dove vivono rom e sinti.
Noi Zingari abbiamo una sola religione: la libertà.
In cambio di questa rinunciamo alla ricchezza,
al potere, alla scienza ed alla gloria.
Viviamo ogni giorno come se fosse l'ultimo.
Quando si muore si lascia tutto:
un miserabile carrozzone come un grande impero.
E noi crediamo che in quel momento sia molto meglio essere stati Zingari che re.
Non pensiamo alla morte. Non la temiamo, ecco tutto.
Il nostro segreto sta nel godere ogni giorno le piccole cose
che la vita ci offre e che gli altri uomini non sanno apprezzare:
una mattina di sole, un bagno nella sorgente,
lo sguardo di qualcuno che ci ama.
E' difficile capire queste cose, lo so.
Zingari si nasce.
Ci piace camminare sotto le stelle.
Si raccontano strane cose sugli Zingari.
Si dice che leggono l'avvenire nelle stelle
e che possiedono il filtro dell'amore.
La gente non crede alle cose che non sa spiegarsi.
Noi invece non cerchiamo di spiegarci le cose in cui crediamo.
La nostra è una vita semplice, primitiva.
Ci basta avere per tetto il cielo,
un fuoco per scaldarci
e le nostre canzoni, quando siamo tristi.
Vittorio Mayer Pasquale (Spatzo)
Forse non è un caso se il più importante filosofo di origini abruzzesi, Benedetto Croce, ha definito la sua visione politica di stampo liberale come "religione della libertà"
L'eco della libertà si può ascoltare nel discorso di Charlie Chaplin (inglese di etnia rom) nella parte finale del film "Il grande dittatore".
Liberate le catene
Liberate le catene che avvinghiano il cuore,spezzatele di tenero amore!
Liberate le catene
che imprigionano la verità,
aprite gli occhi d'umana solidarietà.
Liberate le catene
che seminano dolore,
morti, lutti e cataclismi!
Liberate la catene
che soffocano l'amata libertà
Liberate, liberate, liberate...
il mondo dalle fredde catene dell'indifferenza!
Santino Spinelli (Alexian)
Sono un Sinto
Sono un Sinto vivo in carceresolo nel mio dolore.
Bevo la luce del sole.
Nei miei sogni raccolgo i fiori
di tutti i giardini.
Intreccerò per te una corona
con tutte le stelle del cielo,
con tutte le stelle dell’universo.
Vita oscura quando sei solo
con la tristezza nella miseria.
Piange il mio cuore
la vita libera,
piangono i miei occhi.
Con le lacrime ho scritto
sulle ali di una rondine:
rendimi la mia libera vita.
Che io possa morire
sotto un piccolo pino,
come un Sinto.
Vittorio Mayer Pasquale (Spatzo)
Il figlio del vento
Io figlio del vento,padre di lungo cammino...
Vaste distese erbose la mia schiena ha toccato,
fiati di poderosi cavalli
e dolci cinguettii di uccelli
le mie orecchie hanno udito.
Verdi alberi hanno guidato
il mio inteminabile cammino,
e acque e terre
e cieli e sole
e luce e calore
nei miei giorni vissuti;
una tenda era il mio nido (...)
Santino Spinelli (Alexian)
Nessuno che capisca
Non c'è nessunoche capisca la mia lingua.
Quando dico bianco
capiscono nero,
quando dico verità
capiscono menzogna.
Ho ragionato a lungo
e ho imparato le loro parole.
Ma non mi capiscono ancora.
Tosen Ramar


