30.3.21

Gli angeli di Domenico Iannacone

Nel gran calderone televisivo, tra palinsensti inutili e valanghe di insulsaggini, ci sono angoli che sembrano ancora abitati da intelligenza, come quelli curati da Domenico Iannacone. 

Perché sono qui è un reportage dai luoghi in cui resiste qualche preziosa traccia di umano. Nell'ultima puntata, giustamente intitolata "Quello che resta", ci fa conoscere due angeli. Uno era già noto al nostro lampionaio: Silvano Agosti. Iannacone lo intervista dentro il suo Cinema Azzurro Scipioni mentre si appresta al suo definitivo smantellamento

Quella sala era una macchina dei sogni, un museo, una libreria, una psicoterapia... La cultura ufficiale, che spesso vuol fregiarsi della maiuscola, non tollera la presenza di questi luoghi. Lo stesso Agosti definisce il suo un cinema "clandestino", un aggettivo che egli attribuisce anche a se stesso, ma sembra che la poesia non riesca a sopravvivere neanche in clandestinità. Il cinema è stato sfrattato, tutto il deposito di oggetti che si componevano come una magica macchina del tempo è stato svuotato. 

Silvano Agosti è un angelo. Il suo sogno gli era stato trasmesso da un altro angelo, Charlie Chaplin, vissuto quando il cinema era la maggiore delle arti popolari. Silvano l'ha condiviso con grandi protagonisti della cinematografia, come Andrej Tarkovskij, facendone un dono per gli altri, per il piacere di condividere con gli altri lo stesso piacere che, da poeta, egli aveva per tutto. 

Oltre a lui Iannacone ci presenta un altro angelo. Un industriale che pianta alberi: Fiorenzo Caspon. E' il titolare di una piccola industria che da anni investe i proventi nell'acquisto di campi. Sottrae i terreni all'espansione industriale e su quei campi va piantumare alberi salvati dalla distruzione delle culture intensive. Caspon compra anche animali di vario genere per il piacere di restituirli alla libertà. Come altri angeli egli riesce a vedere le armonie nei rapporti tra la vita e la natura, tra la felicità e la libertà. Sono legami che ormai quasi tutti non vedono più.

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In una successiva puntata Iannacone ci ha fatto conoscere un'altra creatura angelica, un artista che molti probabilmente scambiano per un clochard.

Fausto Delle Chiaie espone le sue piccole installazioni davanti all'Ara Pacis. Pochi comprendono il messaggio. "C'è troppa indifferenza" dice lui.


Qui sopra una pittura realizzata da Delle Chiaie e, sotto, Iannacone che osserva l'artista mentre espone se stesso nell'installazione intitolata "Un birra di troppo".


Fausto Delle Chiaie è un artista puro. Vive immerso nell'arte, vive di sola arte. Il suo sguardo coglie dettagli invisibili ai più. Riesce a trasformare in messaggi anche gli scarti.


La piantina di Roma accartocciata, che qualche turista ha gettato per strada, viene proposta ai passanti come riflessione sulla storia millenaria dell'antica capitale dell'impero ormai diventata quasi un oggetto di consumo turistico. 

La capacità di osservare le persone, la loro stupida disattenzione, la fretta, le piccole cose diventate inutili, e la capacità di leggervi i messaggi nascosti, di trovare i nessi invisibili è l'arte di Fausto Delle Chiaie. Per giungervi occorre una purezza d'animo che rende puro lo sguardo, come quello degli angeli che nel film di Wim Wenders sorvegliavano gli uomini dal cielo sopra Berlino.

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AGGIORNAMENTO - 11 aprile 2022 - I viaggi di Domenico Iannacone sono appena ricominciati ed è bello leggere le belle parole di apprezzamento di Emy Arnesano.