18.1.18

La scugnizza di Limerick

"Lo sanno tutti che Limerick è la città più santa d'Irlanda"   (Frank McCourt)

Annina viveva in Abruzzo e non sapeva niente di Limerick e degli irlandesi, i genitori però l'avevano cresciuta nel cattolicesimo intransigente che incute timori e pudori. 

Mi raccontava la storia dei bambini che ridevano in chiesa come storia peccaminosa. Durante la messa i bambini vedevano uno strano burlone nascosto sotto l'altare. Faceva strane smorfie e gesti volgari. I bambini ridevano. Gli adulti li rimproveravano, ma loro continuavano a ridere. Non sapevano che il buffone sotto l'altare era il diavolo ed era lì per indurli in tentazione e per portarli alla dannazione. 

L'idea che il sorriso di un bambino sia l'inizio della dannazione è una di quelle idee repressive di una religiosità oppressiva. La storia raccontata da mia nonna sembra venire dal pulpito della chiesa redentorista di Limerick e forse da lì è arrivata nella misera casa della contrada Gagliarda.
Il padre di mia nonna, orgoglioso come un vero irlandese, aveva ereditato quella ed altre storie e le raccontava ai suoi figli per conservarli nella fede. 

Anna era nata dal secondo matrimonio di Pasquale Cieri. Era cresciuta come una scugnizza, tra dispetti e furbizie. Si sentiva brutta e maltrattata, finché un giorno, quando aveva circa cinque anni, riuscì finalmente a guardarsi in uno specchio. Si vide piccolina, ma carina, con una bella chioma di capelli neri. Non rossi, come altri della sua famiglia.
Visse un'infanzia molto povera, come quella irlandese dei McCourt. Le fu negata la possibilità di andare a scuola. Conservò sempre un bellissimo ricordo dei suoi pochi mesi nella prima classe delle scuole elementari e della maestra che non avrebbe voluto perdera la piccola alunna.
Aveva una sorella maggiore Teresa, che era figlia di primo letto, e i due fratelli Vincenzo e il piccolo Tommaso.
Per fortuna in quella contrada di poche case non c'era birra per padri ubriaconi, neanche corse di cavalli. Una stanza col caminetto, un tavolo, le sedie, una dispensa e una mesa. Nell'altra stanza c'era un soppalco di legno (lu tavulate) coi materassi. Sotto stavano gli animali. 

Probabilmente era cresciuta così anche la bambina di Limerick.
Piccola come uno scricciolo, con una bella chioma di capelli neri. 
Nell'ovale perfetto del suo viso vedo una piega triste degli occhi. Il suo nome, Dolores, riecheggia quel cattolicesimo intriso di lacrime e tribolazioni. Riconosco in lei la stessa fragilità e l'incertezza che mia nonna attribuiva a se stessa, nonostante l'evidenza di una forza tenace e ribelle. 

la vita è prendersi per mano, non è una competizione…

Potrebbero essere parole dell'una o dell'altra. Nelle canzoni dei Cranberries, scritte da Dolores, si ritrova lo stesso culto della famiglia che mi è stato trasmesso da mia nonna. C'è la dedica al nonno Joe nell'album To the Faithful Departed.
Identica è anche l'avversione per la guerra. La Grande Guerra che portò nelle trincee il fratello Vincenzo e il futuro sposo di mia nonna da cui ho ripreso il nome.
Il fidanzato della sorella Teresuccia scampò la guerra fingendosi sordomuto. Fu sorvegliato giorno e notte per quattro mesi senza poter dare notizie a casa. Annina, che aveva allora quattordici anni, sognò la Madonna che le annunciò la salvezza di Nicola. Tre giorni più tardi tornò a casa, congedato. 

Dolores non vide la guerra, quella brutta degli irlandesi contro gli inglesi e poi quella degli irlandesi contro gli irlandesi, ma la riconobbe, con orrore in quella di Bosnia dove si ammazzarono tra cugini e fratelli. E urlò la sua disperazione in War Child.   

 

Dopo gli anni della feroce guerra dei Balcani la canzone Zombie diventò la colonna sonora dei pacifisti. E' stata la canzone più forte di tutte, ha urlato l'indifferenza e l'abbandono di Serajevo e della Bosnia, ha denunciato il dramma politico dell’elusione.

Dolores O'Riordan trovò la sua musica. La inventò. Ed io la trovai per caso, non saprei dire quando, in una esposizione di televisori. Erano tutti accesi e replicavano tutti la trasmissione di VideoMusic.  Lei cantava a squarciagola attravarsando mari d'erba.
E' stata una rivelazione. Un momento magico. Non saprei dire se fu la musica, la sua voce o l'immensità dei prati verdi. Senza conoscerla, senza cercare il suo nome, sapevo già che quella era magia d'Irlanda. 

La scugnizza di Limerick ha fatto vibrare il mondo con la sua voce potente, ha portato i Cranberries in cima alle classifiche, ma lei era fiera di definirsi come ragazza di campagna, diceva che il suo mondo non poteva andare oltre gli affetti della sua famiglia. Fare la mamma le sembrava più importante della sua fama da rockstar.


 

Mia nonna era andata sposa a ventidue anni e si ritrovò in una famiglia con due anziani suoceri i cui quattro figli maschi sembravano incapaci di lavorare la terra, ma non erano neanche artigiani o pescatori e non avevano fortuna nei loro tentativi di commercio. Il commercio era qualcosa di atavico eppure lei si stupiva soltanto di vedere che in quella nuova casa non c'era musica. Le mancava la musica. 

Nelle parole di Dolores non posso non riconoscere i discorsi di mia nonna e gli argomenti con cui lei motivava la sua avversione all'aborto, un femminismo antico e radicale:

L'aborto è un procedimento disumano che annienta una vita riducendo e umiliando la donna. E' una pratica di sottomissione della donna alla società e all'ipocrisia di chi vorrebbe negare l'importanza della perdita. L'aborto riduce l'autostima delle donne e sminuisce la loro dignità.

Era contraria all'aborto ma senza condannare le donne di diversa opinione, mostrando così una fermezza di valori che si manifestatava nella sua capacità di non giudicare. 

"Abbiamo una vita sola, bisogna essere felici, trovare la pace, curare il cuore"

Nel 2015 le fu diagnosticata una sindrome bipolare, usata anche per giustificare le sue intemperanze. Ma sappiamo perfettamente che non c'è genio senza follia. Un'amabile follia.

La morte improvvisa di una rockstar è una notizia triste e inaspettata, una notizia che ha fatto il giro del mondo. La fama di Dolores O'Riordan, la cantante dei Cranberries, superava ogni confine. Ma io non sono un cultore di musica, io non so nulla dei Cranberries, non ho mai assistito ad un loro concerto, allora perché mi sento tanto partecipe di questo lutto? 

Non so come è morta Dolores, non voglio neanche leggerlo. Era sola, dicono, in una stanza d'albergo a Londra. Aveva 46 anni. Ora non c'è più.

Avevo incontrato per caso lo scricciolo di Limerick, regina degli irlandesi, per caso, in un negozio di televisori, e fu un altro incontro fortuito a svelarmi i miei legami con l'Irlanda che non ho mai visto. Fu il professor Nerio Rosa, storico e critico d'arte, a svelarmi il segreto.

Una nave irlandese giunta in un porto pugliese. Forse Brindisi. E un gruppo di marinai che decidono di disertare e sfuggono anche alle ricerche dei loro comandanti. Arrivarono fino in Abruzzo per disperdersi nelle campagne di Ortona. Avevano i capelli rossi, perciò in quelle contrade ci sono ancora persone coi capelli rossi che sono i loro discendenti. Erano cattolici ferventi. Trovarono lavoro come fattori presso padroni terrieri che li apprezzavano per la loro onestà. 

A quando risale questa vicenda? 1700 forse, o anche prima? Quali cognomi hanno assunto quei marinai italianizzandosi? Non ho mai saputo di più, ma era abbastanza chiaro da dove venivano i capelli rossicci di mio padre e di mia sorella, quell'aspetto anglosassone del mio bisnonno Pasquale Cieri, anche lui con capelli rossi, fattore alle dipendenze dei D'Avalos e cattolico irreprensibile.

Mia nonna, Anna Cieri, morta esattamente 40 anni fa, non aveva capelli rossi, non era istruita, non aveva frequentato neanche le scuole elementari, ma custodiva tesori di sapienza di cui ignoro la provenienza: erbe, infusi, formule magiche, la capacità di indovinare il significato dei sogni e la capacità di consigliare le altre donne afflitte da problemi familiari o esistenziali.
E' stata lei la mia prima e vera maestra.
Mi raccontava i prodigi di cui era stata testimone e gli intrecci misteriosi tra il mondo reale e le dimensioni invisibili. Mi parlava dei sogni premonitori e del coro degli angeli che lei aveva potuto udire in alcune occasioni particolari. Lei mi ha anche  trasmesso l'avversione fortissima per la guerra, per i soprusi, per ogni forma di violenza e di sopraffazione. Lei sapeva che parlare ai bambini è uno stare vicino alla soglia.