11.4.20

Olbinski, il magrittiano

Guardando le opere del polacco Rafal Olbinski è impossibile non pensare a René Magritte. Sembra che si siano dati il cambio sulla scena artistica mondiale. Quando il pittore belga, maestro del surrealismo, è scomparso, nel 1967, Olbinski era uno studente di architettura nella Varsavia comunista. Sperimentava. Il suo successo arriverà solo dopo il suo arrivo in America, nel 1981.  

L'estro immaginifico di Magritte prosegue nei dipinti e nelle illustrazioni di Olbinski, il tratto e il gusto sono molto simili, benché vi sia nell'ultimo una maggiore inclinazione alla poesia e lo stesso autore definisce il proprio stile surrealismo poetico.




Ecco una placida notte stellata con una luna che diventa un raccoglitore di stelle e sotto la luna una coppia trova riparo.

Ecco una donna che distende le gambe alla luna ammirando in lontananza un paesaggio urbano. Qui il genio di Olbenski non ci regala soltanto un'immagine romantica, riesce ad invertire il piano della natura con quello del mondo artificiale.

Qui il sassofonista sta su una luna galleggiante che diventa una gondola e la sua musica sembra materializzarsi nella stella cometa.


Alla musica è ispirato anche il cavallo rampante, ne cui profilo ritroviamo gli echi metafisici di De Chirico. Le ali del cavallo non sono quelle di Pegaso, sono tastiere pronta a trasformare la musica in un volo e sulla prateria vediamo i profili di altri cavalli che però sono pianoforti rampanti anch'essi pronti a spiccare il volo. Ovviamente un volo musicale.


In quest'altra visione notturna Olbinski fa accoppiare le nuvole con un cigno. La donna appare come una luna che emerge dalle acque, l'uomo la contempla dall'alto, ma non sappiamo se in essa vede la grazia candida del cigno o se, come in una replica del mito, egli la possiede alla maniera di Zeus mutandosi la propria virilità nelle movenze del cigno. 


Ancora più magrittiana (ma forse anche ceronettiana) questa raffigurazione della donna che si spoglia senza sapere che la sua gonna è un ombrello. Serve a proteggere l'uomo dai raggi accecanti dell'eros. Se la donna si spoglia cosa accade?  Sarà l'uomo a nascondere il suo sguardo dietro una maschera oppure si troverà esposto alla tempesta? 

La sottana delle donne è un parasole che ci ripara dai raggi crudeli della vita. (La donna in calzoni: il nostro cranio è nudo).  [Guido Ceronetti - Il silenzio del corpo]

Olbinski ha disegnato il parasole e ci dice anche, poeticamente, che sotto la sottana la tempesta erotica è una placida nevicata su un mare tranquillo.

Starei per ore ad attraversare gli infiniti universi di Rafal Olbinski, la cui vasta produzione artistica forse supera quella del maestro Magritte. Qui c'è una donna sola in una stanza, come nei quadri di Hopper, ma la donna non realmente sola e non il dipinto non trasmette le malinconie hopperiane. La donna attende una visita. Il silenzio non c'è, rotto dal battito ben visibile delle ali. Il tempo non è fermo nella solitudine, vediamo che sta transitando velocemente dal giorno alla notte.

Lo so, i miei lettori più attenti si chiederanno se c'è qualche filo nascosto in questa mia attenzione incantata per le opere di Rafal Olbinski. Sì, probabilmente la si può trovare nella sua confessione in cui tace ogni legame con Cezanne, ma svela di sentirsi ispirato da Saul Steinberg e Milton Glaser.