Poi un giorno arriva un giovane coi baffi biondi e con gli occhiali. Ha una grande cartella sotto il braccio. Mette sul tavolo la cartella e tira fuori un foglio con disegnato un ometto che ha un fumetto che gli esce dalla bocca: "Mi piacerebbe illustrare un racconto di Mosca" dice il fumetto. Tira fuori altri disegni e Guareschi li guarda e li mette da parte. "Va bene", dice, "quando viene Mosca glieli farò vedere. Dammi il tuo indirizzo". (Carlo Manzoni)
Il diciannovenne coi baffi, arrivato nella redazione milanese, era un ebreo errante, si chiamava Saul Steinberg, arrivava dalla Romania, faceva disegnini con un tratto quasi infantile. Nel 1933 era arrivato Milano per studiare architettura, ma non studiava. Faceva disegnini, vignette satiriche per il Bertoldo. I suoi disegnini avrebbero riempito i giornali di mezzo mondo, ma chi poteva immaginarlo allora...
Su wikipedia scrivono che ottenne la laurea nel 1940 e poi fuggì nella Repubblica Dominicana. Là c'è anche la copia di quella strana Laurea del Politecnico, conferita in nome del Re d'Italia a un giovane straniero di razza ebraica. Sembra una violazione delle leggi razziali, che nel 1940 erano ancora vigenti, e che avrebbero dovuto impedirgli di frequentare le scuole, ma forse nel 1938 lui aveva già terminato di frequentare i corsi del Politecnico e probabilmente si presentò solo per la tardiva laurea che gli fu conferita con quella precisazione che marchiava la razza.
A New York quel disegnatore arrivato dalla Romania e dall'Italia, con quel cognome di città boema, s'impose sulle copertine del New Yorker e poi Fortune, Vogue, Mademoiselle e Harper's Bazaar. Ma lui stesso era sbalordito e si sorprendeva a contemplare i propri disegni di cui scopriva significati inaspettati solo quando li vedeva pubblicati, quasi come lavori non suoi.
Senza quasi saperlo Saul Steinberg aveva sottratto il disegno alla sua pretesa di imitare la realtà, di inseguire la pittura. Per lui la linea disegnata dev'essere "consapevole di essere una linea".
ogni figura e ogni personaggio che esce dalla penna di Steinberg è consapevole di essere disegnato
Saul Steinberg compie un miracolo di verità. L'ebreo circondato dalle molteplici falsificazioni del ventesimo secolo: la razza, la nazione, l'impero, l'onore... restituisce al disegno la sua verità di essere solo un disegno.
il disegno è la più rigorosa, la meno narcisistica delle espressioni
Saul Steinberg poi compie un secondo miracolo, quello della semplicità. Il suo disegno diventa essenziale, quasi sublimato.
Steinberg ora è ricordato come un genio e un innovatore, ma c'è ancora chi distrugge il suo lavoro scambiandolo probabilmente per scarabocchi sul muro, a Milano.



