Bob Dylan non è più il ragazzo timido che seguiva le orme di Woody Guthrie. Bob Dylan non è più il ragazzo schivo che scriveva versi come un novello Rimbaud. Il tempo ha scolpito sul suo volto le sembianze di un vecchio giudeo, la malinconia gli ha cucito addosso un vestito e un cappello da zingaro.
Noi lo seguiremo lungo le malinconiche strade dove soffia il fischio di Duquesne.
Noi non sappiamo cos'è Duquesne, non conosciamo Carmangale, ma qualcosa ci trascina dietro i suoi passi, dietro un ritmo di musica e di versi e di storie di amore e morte. E ci sembra come se il cielo dovesse squarciarsi, come se una bomba ad orologeria dovesse scoppiarci nel cuore, una bomba viva che ci richiama alla vita, come una voce dolce che ci porta verso Duquesne. Ma noi non sappiamo cos'è Duquesne.
Noi camminiamo da cinquant'anni dietro il pifferaio magico inseguendo il sogno di una donna che porterà via la nostra malinconia. Ruberemo fiori per lei, ma non sappiamo dov'è Duquesne.
