L'hanno trovata morta nel suo appartamento. Impiccata. Oksana aveva 31 anni, con un viso e un corpo da ragazzina. Dal 2013 viveva a Parigi, l'approdo naturale degli artisti ribelli e inquieti. Lei ha vissuto fino in fondo la ribellione, fino al suicidio, scrivendo come ultimo messaggio al mondo: "You are fake".
Oksana Shachko era stata l'ideatrice del gruppo "Femen", nel 2008, quando viveva ancora in Ukraina. Insieme ad Anna Hutsol e Alexandra Shevchenko aveva avviato le proteste esponendosi a seno nudo. L'esibizione del corpo per condannare il turismo sessuale: "l'Ukraina non è un bordello". Sì, è una contraddizione: una trasgressione sessuale per opporsi al mercato del sesso, un oltraggio al pudore per contestare chi non ha rispetto del pudore. Una contraddizione evidente.
Le Femen proseguirono poi con altre proteste, ma come si può contrastare il sessismo patriarcale con l'esibizione della nudità femminile, cioè di quel che i maschilisti cercano più avidamente?
La contraddizione delle Femen ha irritato tutti e loro stesse protestavano contro tutti, con le loro proteste sextremiste: contro la politica e contro la morale religiosa, contro le sfilate di moda e contro la pornografia, contro l'islam che reprime la sessualità e contro i maschi che non la sanno reprimere. Tante contraddizioni le hanno allontanate da altre femministe, il gruppo ha poi perso per strada sia la statuaria Josephine, che voleva orientarsi contro il sistema economico [qui il suo assalto al direttore della BCE], sia la loro compagna tunisina, Amina, per la cui libertà si erano battute tutte sfidando i rigori del sistema carcerario e le minacce di morte del clero islamico.
L'artista a cui fu commissionato il francobollo celebrativo della Marianne, simbolo della Francia rivoluzionaria, confessò di essersi ispirato alla grazia ribelle delle femen e molti pubblicarono l'opera accanto al volto di Inna Shevchenko, la più spavalda del gruppo, ma non vedo la somiglianza, a me sembra evidente che il francobollo disegnato da Olivier Ciappa è un ritratto di Oksana.
Ma ancor più bella è l'immagine murale della Marianne che lei stessa sta dipingendo nell'atelier in cui sono esposte ancora tradizionali icone ortodosse.
Oksana era essa stessa una contraddizione permanente. Il suo aspetto di ragazzina dallo sguardo timido era in piena contraddizione col suo esibizionismo spudorato; le sue coroncine di fiori e il seno imbrattato da scritte oltraggiose, i suoi trascorsi di studentessa d'arte in un collegio religioso stridono fortemente con gli slogan blasfemi scritti sulla pelle nuda: "Fuck God". Altrettando oltraggiosa appariva la nudità ostentata nelle strade di Parigi col velo da suora a coprire i capelli, proprio lei che da ragazza avrebbe voluto davvero farsi suora. Sempre estrema, in ogni sua scelta.
Le sue icone sacre propongono oscenità fin troppo estreme.
Un'altra contraddizione possiamo coglierla il quelle pose fotografiche in cui lei appare come un'eroina sadomaso, con calzoni di pelle rossa oppure nel ruolo dominante a cavalcioni di un'altra ragazza in perfetto stile fetish: sembra un omaggio alla tanto vituperata industria del porno.
Gli artisti sono fatti così: coltivano le loro contraddizioni, le fanno esplodere e ci scandalizzano.
La più assurda delle contraddizioni è che sia un uomo a guidare l'organizzazione delle Femen, come dichiarano loro stesse a Indygraf.
La ventottenne documentarista australiana di origine ucraina Kitty Green ha passato quattordici mesi all’interno del movimento per poter girare un film: «Svyatskiy ha conquistato la sua posizione di potere, dalla quale ha il completo controllo del gruppo. Le ha convinte che non sono in grado di fare nulla senza il suo aiuto. Le ha sottomesse. Loro non riescono a dirgli di no. Inoltre, Viktor ha un pessimo carattere. È irascibile.»
Oksana è stata una vera artista con tutto il carico doloroso di inquietudine, contraddizioni e incomprensione. A molti le esibizioni delle Femen sembravano proteste fasulle, semplice esibizionismo di sgualdrine in cerca di visibilità. Troppo facile mostrare il seno per fare scandalo. Ma non è vero. O meglio, c'è anche un'altra verità. Le Femen sono in parte un prodotto della società dello spettacolo, sul loro sito vendono perfino la borsetta del CheGuevara al femminile (il colmo della commercializzazione), ma hanno avuto il coraggio di sfidare anche le polizie dei paesi autoritari, a proclamare i diritti di lesbiche e gay dove l'omosessualità è un crimine da pena di morte.
Dopo essersi esposte contro il leader bielorusso Lukashenko, Oksana Shachko fu rapita dalle forze di sicurezza, trascinata in un bosco, spogliata e seviziata, ma da vera guerriera, dopo giorni terribili, venne fuori anche dal bosco delle torture.
Le Femen hanno avuto anche il coraggio di esporsi alla spettacolarizzazione che banalizza ogni cosa, la svilisce, la umilia e la annulla. Oksana è stata annullata. La sua ansia di ribellione l'ha condotta alla disperazione. La sua
tragica fine può somigliare a quella amara e solitaria di un altro
artista incompreso che coltivava tenerezze fino all'autolesionismo:
Vincent Van Gogh.
Oksana ci ha lasciate ma lei è qui, ed è ovunque. E’ in ognuna di noi che si è tenuta al suo fianco, è nelle Femen, che ha contribuito a fondare; è nelle sue tele, attraverso cui quali ha manifestato il suo talento artistico. E’ nella storia del femminismo. (la compagna Inna)
Una protesta femminile che ha alcune analogie con quella delle Femen è iniziata in Russia da un gruppo punk-rock tutto femminile denominato Pussy Riot (cioè fiche ribelli). Nel febbraio del 2012 le Pussy Riot hanno fatto irruzione nella Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca per cantare un inno sacro in cui chiedevano “Madonna, liberaci da Putin”. Si esibivano col volto coperto, ma almeno tre di loro sono state individuate, arrestate e condannate.
[Aggiornamento: a settembre del 2018 il marito di Nadia Tolokonnikova, Pyotr Verzilov, è stato vittima di un tentativo di avvelenamento]





