10.3.17

Fellini, il genio immaginifico del cinema italiano

Federico Fellini è stato uno dei registi italiani più famosi e più celebrati (5 oscar), ma ora i suoi film sono finiti in fondo agli archivi, molti giovani non li hanno mai visti. 

Qui devo riservargli uno spazio speciale perché era anche lui un lampionaio, un cercatore di luci nascoste. Le cercava nella Roma borghese degli anni del boom, negli ambienti più dissoluti, le cercava tra le baracche dei circhi, tra nani, pagliacci e acrobati, le cercava nella misteriosa malinconia degli ascoltatori di luna; ma soprattutto le cercava nella bellezza delle donne di cui era costantemente ubriaco. 

Lo ammise in un'intervista in cui parlava dei suoi esordi da regista, lui che non voleva fare il regista, non sopportava il caos della scena, i capricci dei divi e l'arroganza dei registi. Si sentiva incapace di dirigere un film anche perché, ci disse, c'erano troppe attrici, tutte donne che lui non avrebbe mai potuto trattare da attrici, com'erano normalmente trattate sul set dove non c'era coinvolgimento personale. Confessò che lui non avrebbe fatto altro che scodinzolare dietro ciascuna di loro.

Federico raccontò che il primo turbamento glielo provocò da bambino  (qui al minuto 6,00) una conversa delle monache vincenziane, ma noi cultori delle sue pellicole siamo sicuri che nella sua infanzia ci fu anche una tabaccaia romagnola, ci fu l'Aldina, la signora gradisca e la altezzosa signora del treno. Gli artisti spesso sono soltanto vittime innocenti di una ossessione che è malattia e salvezza.

La ragazza della fonte,
una di quelle ragazze che danno l'acqua per guarire,
giovane e antica, bambina e già donna, autentica, solare,
non c'è dubbio che sia lei la sua salvezza
Federico sposò la piccola tenerissima Giulietta Masina, ma scodinzolava dietro a tutte: la spumeggiante Sandra Milo, la deliziosa Claudia Cardinale (che era anche la musa del suo rivale Luchino Visconti), la sofisticata Anouk Aimée, l'imperiosa Caterina Boratto, la conturbante Barbara Steele, la graziosa Madeleine LeBeau... ma più di tutte, al di sopra di tutte, regina dell'empireo dei sogni maschili: la divina Anita Eckberg.

Fellini era un vagabondo in cerca di luci, le cercava nelle magie di Gustavo Rol, nei fumetti di Milo Manara, che gli dedicò alcune raccolte di disegni, nelle arguzie di Ennio Flaiano, nelle nostalgie da amarcord e nelle contemplazioni... e poi la musica, lieve.


C'è qualcosa di kafkiano nell'uomo col cappello, l'ombrello e la borsa. C'è qualcosa di kafkiano anche nel paesaggio urbano dell'Eur, monumentale e straniante, ma qui il signor K. non è annientato dal labirinto burocratico, ma da qualcosa di molto più potente e sconvolgente.  


Felliniana a puntate dal canale di Victor Apriatin 

qui un'altra intervista