La traduzione italiana è "nuova ondata" o "nuova moda", ma io preferirei tradurre liberamente come "novella vaga" o "nuovo vagare" perché Resnais ci ha insegnato a esplorare territori che si collocano sulla frontiera del sogno e della memoria.
Ero un ragazzino e rimasi letteralmente stregato davanti alle immagini del suo capolavoro cinematografico: "L'anno scorso a Marienbad"
Nell'eleganza ineguagliabile di quel film, e nella sua sublime poesia, c'è un trattato visivo sul funzionamento della nostra memoria, con tutta la vaghezza, l'incertezza e la meraviglia del ricordare e del confondere realtà e immaginazione.
Resnais in un'altra pelicola, "Mon uncle d'Amerique" che è un film senza alcuna poesia, ha realizzato un secondo trattato che descrive con puntiglio quasi scientifico il modo con cui apprendiamo il linguaggio non verbale, il modo con cui esprimiamo le nostre emozioni.
Forse si costruisce per immagini anche il nostro carattere. Abbiamo tutti uno zio d'America che ci ispira e forgia il nostro modo di proporci agli altri.
Lo zio d'America per me potrebbe essere lui, Resnais, che ha preso in prestito le sembianze di Giorgio Albertazzi per inseguire una donna, inseguirla eternamente, arso dal desiderio e perso dentro un immenso magnifico labirinto borghese.
Un labirintico giardino di ricordi, di rimandi, di attimi, di specchi, di parole...
I dialoghi del film sono di Alain Robbe-Grillet. Lei, la dama del castello, è Delphine Seyger.
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